Dicono che V. , la diciassettenne
cassanese che si é gettata dal ponte di Cairate qualche giorno fa, abbia fatto tre
chilometri al buio, di notte, prima di raggiungere il luogo del tragico gesto. Ma sapeva
bene dove andare, perché da tutti gli abitanti della zona quel ponte é famoso per i
suicidi. Uno all'anno almeno, dopo che l'amministrazione comunale ha provveduto a far
installare una recinzione alta più di due metri, ma una volta erano molti di più.
Testimonianza numero uno. La casa più vicina al ponte. Una signora biondo platino esce
dal cancello con l'auto. "E' sempre stato così - dice - una volta anche peggio.
Quattro anni fa misero quella rete perché veramente capitava molto spesso che qualcuno si
lanciasse giù. Ora i suicidi sono diminuiti, ma uno all'anno c'é sempre". Camminiamo su quel
marciapiede da brivido. La rete é in fondo un palliativo. Cosa si può pensare mentre si
é lassù? Se davvero rimangono le ultime forze per scavalcare allora non c'é davvero
più nulla da fare. Testimonianza numero due. Un anziano in bicicletta. "Sì, capita
sempre che qualcuno si butti da qua. Si prova tanta pena". Nient'altro da aggiungere.
Sotto il ponte uno spiazzo, erba e sterrato. Il panorama é desolante. La Valle Olona, le
sue cartiere, il motore di Cairate, ora vuote, silenziose. Un dinosauro industriale e la
sua gente fuggita o scacciata via dopo una vita a lavorare. Vetri rotti, sterpaglie. La
strada che scende verso la valle é interrotta per lavori. Una stradina di polvere porta
al punto dove é stato ritrovato il corpo. Vicino, una macchina con le portiere aperte ed
un uomo accovacciato accanto all'auto, come se stesse meditando. Zitto, fermo, incurante
di tutto. Niente domande. Chiunque sia non importa. Rimane una notizia sola ma certa. Il
luogo é questo. E forse non è nemmeno ciò che conta.
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