Roberto Bosco (foto)
si dimetterà da presidente del consiglio comunale. Lo ha annunciato ieri
dopo aver subito una votazione tutt'altro che favorevole, martedì sera in consiglio;
votazione da cui non é risultata approvata solo per un voto la revoca della delibera che
l'ha eletto nel 1997. Ma le conseguenze sono evidenti a tutti. La maggioranza, o meglio,
qualcuno della maggioranza ha tirato un siluro a Bosco. Che ora fa le valigie, si dice non
disposto a prestarsi a giochi e giochetti, e rimette il suo mandato all'assemblea, anche
se Forza Italia fa sapere di volerlo riconfermare al suo posto. Si può fare? Certo,
basterà convincere i franchi tiratori che l'altra sera hanno dato nel segreto dell'urna
un voto contro Bosco. Rimane da stabilire se questi ultimi vogliono in cambio qualcosa o
se si adegueranno per disciplina di partito.La manovra,
chiamiamola così, che ha portato al ko politico, almeno per ora, del presidente parte da
lontano. Qualche retroscena: la Lega Nord é stata la promotrice della battaglia contro
Bosco. «Niente di personale» hanno detto alcuni esponenti del carroccio, pur
nell'accanimento contro il presidente. E allora, qual é il problema? Da una parte,
bisogna dire, un motivo legato all'operato di Bosco c'é davvero. Alcuni dei consiglieri
leghisti sono arrabbiati per il rinvio della discussione sulla commissione rifiuti e per
la mancata disponibilità dei documenti della casa di riposo: insomma una presunta poca
trasparenza.
Ma c'é dell'altro. Roberto Bosco si iscrive a Forza Italia, in un
momento di delicato passaggio politico. C'é un accordo tra Lega e Polo che a Gallarate,
come da altre parti, non riesce a funzionare, anche perché Forza Italia, specie qui a
Gallarate, ha una tale forza da permettersi di trattare gli alleati con una certa
sufficienza: vedi Alleanza Nazionale. Semplice il ragionamento dei leghisti: il gruppo é
fortemente in disaccordo rispetto a Forza Italia su tutta la partita urbanistica legata
alla 336, alla Borgomaneri, alla Galdabini ecc. Se accordo deve essere, alle prossime
elezioni, la Lega vuole arrivarci scalpitando un pò o addirittura tentando un colpaccio:
se Bosco salta, i lavori dovranno essere condotti dal consigliere anziano in carica,
ovvero Massimo Gnocchi della Lega Nord. Avere il presidente del consiglio, sia chiaro,
significa decidere di cosa si discute e di cosa no. Almeno fino alla nomina di un nuovo
presidente.
Il bersaglio scelto, allora, nel gioco di equilibri con Forza
Italia, diventa proprio Bosco, soprattutto quando si comincia a diffondere la voce che
potrebbe essere il possibile candidato sindaco alle prossime elezioni. I leghisti si
incapponiscono nella loro battaglia e a questo punto diventa una questione prettamente
politica: non si decide senza di noi. Ma dove vanno a pescare i voti per mettere sotto
Bosco? Questo non è chiaro. Tra An, Socialisti, Liberaldemocratici gli scontenti non
mancano. Ed evidentemente si riescono a trovare le vie giuste per mettere un po' di sale
tra le ferite.
Ciò che é sicuro é che la votazione é a scrutinio segreto e che
ci vogliono i due terzi dell'assemblea per approvare la revoca al primo colpo. Va
tutto secondo copione: 17 no alla richiesta della Lega, 9 sì e 3 bianche. Si deve passare
alla seconda votazione, che richiede la maggioranza: 16 voti per approvare la revoca. E
qui succede il colpo di scena: votano a favore di Bosco solo in 12, uno si astiene e ben
15 voti sono contro di lui. E c'é da dire che mancava un consigliere del Centrosinistra,
Barban, altrimenti la revoca della delibera sarebbe probabilmente passata.
Ma Bosco capisce l'antifona. Qualcuno gli ha tirato una tegola. E
lui si fa da parte in attesa di capire chi ha tradito e perché. L'11luglio convocherà il
prossimo consiglio comunale e allora dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni.
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