"Dillo ancora, unaltra volta". Così per Campiotti
lamore colpisce al cuore, oltre le apparenze, scavalca le barriere con la sua
semplicità, distrugge i muri con la sua irruenza. Una gigantesca onda che con la sua
potenza impedisce di respirare la notte, di ragionare di giorno, di vivere senza
laltra persona. Tre storie legate insieme nel
tempo dallunica cosa che accomuna tutti gli uomini: lamore con le sue
stagioni.
La prima storia (primi del 900 in Sud Africa) vive degli
albori di un amore nato da uno sguardo di intesa tra uninfermiera di buona famiglia
e un militare; amore ostacolato dalla buona famiglia di lei, ma niente fare cessare. La
seconda storia è ambientata a Parigi nellepoca nazista: due musicisti, una francese
e un russo, si ritrovano a vivere unintensa storia damore senza capire una
parola di ciò che laltro dice, la loro passione sarà il loro ostacolo maggiore.
Lultima storia è quella che fa da collante a tutto il film: una bambina, Naty,
corre, corre, corre per raggiungere lunica cosa per cui vive in quel momento:
lamore per un ragazzo più grande finito in coma in seguito a un incidente e che
probabilmente nemmeno la conosce.
Un film semplice, fatto di storie semplici. Un film che non
vuole andare a cercare intellettualismi e che si fa forte di questa semplicità con cui
lamore fa vedere, appunto, le cose semplici; di come lamore ti può far
attaccare ad un oggetto, di come ti fa diventare belle le cose più brutte. Il film se
visto con lottica della ricerca di grandi risposte, può deludere, annoiare, o
addirittura risultare banale per il "già visto". Ma è la semplicità che
bisogna cercare nella visione, "lasciarsi andare, lasciarsi trasportare dal ricordo
di un amore vissuto o in corso" (come ha detto il regista Giacomo Campiotti alla
presentazione del film), solo così si potrà gustare il sapore semplice ed anche ingenuo
che il film riesce a lasciare.
Il Tempo dellamore è una coproduzione internazionale italo-franco-inglese e il regista ci tiene
a precisare che è un film europeo, infatti ha appena vinto al Festival di Avignone il
premio come Miglior Film Europeo.
Campiotti si conferma uno dei pochi registi della nuova
generazione capace di dare una certa poesia ad unopera, senza cadere nel patetismo o
nelleccessiva autoralità di cui soffre oggi il cinema italiano. Un film da godere
nella sua semplicità.
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