| Anteprima
al cinema Nuovo di Varese del nuovo film di Giacomo Campiotti, il regista di origine
Varesina. A quattro anni dal successo di Come due coccodrilli, ritorna nelle sale
con il suo terzo film, Il tempo dellamore, una coproduzione internazionale
Italo-franco-inglese che, oltre ad essere stata in concorso al Festival di Locarno 1999,
ha vinto, proprio laltro ieri, il premio come Miglior Film Europeo al Festival di
Avignone. Premio meritatissimo, visto la sala gremita di gente e lapplauso del
pubblico al termine della proiezione. Applauso che non ha lasciato indifferente il
regista, visibilmente soddisfatto del risultato della sua nuova opera. Come e per che esigenze è nata lidea de Il tempo dellamore del
quale è anche cosceneggiatore?
Lidea è nata da una mia necessità, da una mia esigenza personale di voler capire
cosa accomuna tutte le storie damore. Infatti inizialmente il lavoro era partito
come un documentario, una serie di interviste fatte per iniziare ai membri della mia
famiglia. Ed ho visto che tutte queste storie avevano sì dei punti in comune: un altro
modo di guardare un uccello che vola, la paura che le cosa non vadano mai bene, mantenere
alto il livello di felicità, la gelosia. Un film sullamore, sulle stagioni che
vivono tutti gli amori.
Un film coraggioso che tratta il tema più sfruttato del cinema:
lamore. Come si è posto di fronte a questo "problema"?
Ho usato tre storie ambientate in tre epoche diverse: i primi del novecento, durante la
seconda guerra mondiale, e ai giorni nostri. Tre racconti semplici, il che non vuol dire
tre episodi, ma ununica grande storia damore, perché questi sono gli amori
che che tutti hanno vissuto almeno una volta nella vita, amori che sono sempre stati
vissuti. Persone diverse che in posti diversi hanno vissuto una storia damore.
Il Tempo dellamore è una coproduzione
internazionale con ambientazione storiche; insomma, un semikolossal. Come si è trovato?
Molto bene, soprattutto per quel che riguarda gli aiuti e le organizzazioni
allestero; quella con cui ho avuto più problemi è stata proprio lItalia. Ma
questa non è stata solo una coproduzione, questo film è un film Europeo, che non ha una
nazionalità precisa e lo contraddistingue il fatto che è stato girato con la lingua dei
luoghi delle riprese a seconda della storia (inglese; francese; italiano).
Il film è stato presentato a Locarno nel 1999. Come mai ha
dovuto aspettare un anno per luscita nelle sale?
Appunto per un problema di distribuzione, problema che in Italia insieme a quello
produttivo, ammala il cinema italiano.
Il cinema italiano sta vivendo un momento difficile, ma di
probabile rinascita. Come vede la situazione attuale.
Il 90% della cinematografia è estera, soprattutto americana, il che significa che ogni
anno 120 film italiani si devono contendere il pubblico: è una guerra tra poveri. In
Italia non facciamo film con un appeal bestiale, ma facciamo film che funzionano
soprattutto con il passaparola, solo così viene fuori la mosca bianca, come
questanno ha fatto Pane e Tulipani di Soldini, ma il suo successo si deve
anche al suo produttore che ha avuto il coraggio, poi premiato, di tenerlo nelle sale più
del normale. I registi e anche gli attori ci sono, e bravi; il problema è produttivo e
distributivo.
La sua esperienza di aiuto regista con Monicelli cosa le ha
lasciato in eredità.
Molto, moltissimo, sia come regista che come uomo. Tra le tante cose ha avuto il merito di
farmi conoscere, sul set de I Picari, Vittorio Gassman.
Che ricordo ha di lui?
Sono stato veramente fortunato a conoscerlo. Mi piace di più nei miei ricordi: il suo
essere scomodo, il suo essere anticonformista, era questo che lo ha sempre reso grande.
Per il futuro che progetti ha.
Piccole cose e grandi cose, adesso dobbiamo vedere come andrà questo film.
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