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Ore 12.47.46
Giorno
04/06/07

"Nessuno vuole il sacrificio del Giardino del Sole"
Venegono Superiore - Una storia tipicamente italiana, vede una giunta di sinistra contro una cooperativa sociale
La "mannaia" del Comune sulla testa del Giardino del Sole

Novanta giorni: un vero e proprio ultimatum del Comune di Venegono Superiore sta sollevando roventi polemiche e rischia seriamente di far chiudere i battenti ad una Cooperativa Sociale che dà lavoro ad una trentina di persone tra operatori e lavoratori svantaggiati, in particolare disabili, ex tossicodipendenti e carcerati.

La storia è tipicamente italiana: la Cooperativa "Il Giardino del Sole" di Venegono Superiore ha ricevuto dall’amministrazione comunale l’ordine di demolire entro novanta giorni tre serre, ovvero la propria  sede adibita anche a vendita di fiori e due spazi coltivati. Le tre opere ritenute abusive sorgono su un’area demaniale, accanto al cimitero, all’interno della fascia di rispetto stabilita dalla legge. La Cooperativa si era insediata nelle serre nel 1993, al posto di una precedente associazione  dal nome "La casa davanti al sole": il terreno era stato concesso in uso per l’attività di florovivaismo fin dal 1984, con un tacito consenso delle stessa amministrazione comunale allora in carica.

Ora, dopo 16 anni, a seguito di una segnalazione anonima presentata lo scorso 4 aprile, l’amministrazione comunale – presieduta dalla signora Ciantia dei Comunisti Italiani – si è improvvisamente "accorta" dell’esistenza di tre serre abusive: di qui è scaturita l’ingiunzione alla demolizione e al ripristino del terreno, provvedimento a cui si è giunti a seguito di un sopralluogo della Polizia Municipale.

Purtroppo, il Comune di Venegono Superiore non aveva mai stipulato alcun contratto di comodato con la cooperativa: ha usato il metodo "italiano" di chiudere un occhio per diversi anni e ora, improvvisamente, l’ha riaperto. Lo sgomento, soprattutto tra gli operatori del Giardino del Sole è forte e le preoccupazioni sono serie: "Noi siamo qui dal 1993 – spiega la presidente Maria Teresa Sansone – e a quell’epoca le serre c’erano già. Se c’è stato un abuso lo si è fatto prima e con la benedizione della stessa amministrazione comunale".

La signora Sansone ammette che in seguito sono state fatte delle migliorie, ma soltanto per il bene dei ragazzi che lavorano in quel luogo: "Abbiamo risistemato le serre perché avevano vetri rotti e subivamo parecchi furti. Poi abbiamo pavimentato alcune parti della sede principale, con dei blocchi soltanto posati  al suolo  e che si possono rimuovere quando si vuole. Avevamo scelto questa soluzione perché quando pioveva sul terreno si formava del fango e i ragazzi erano costretti a lavorare in un ambiente malsano. Già hanno i loro problemi, dovevamo per forza farli lavorare nell’acqua?"

Non si può negare l’ingenuità commessa dal Giardino del Sole, ma il provvedimento del Comune – dopo 16 anni – ha degli aspetti paradossali: " Le serre sono state fatte e viste da tutti già dal 1984 e a tutti stava bene così. L’area demaniale infatti, non rientra in progetti per l’ampliamento del cimitero. E poi le serre sono strutture facilmente smantellabili in caso di reale necessità, non sono mica case!"

Il presidente della Cooperativa attacca duramente la politica della giunta: " In fondo stiamo facendo del bene, cercando soprattutto di dare lavoro a persone in difficoltà. Noi stiamo concretamente operando sul territorio contro il disagio sociale. La giunta invece pensa soltanto a metterci il bastone tra le ruote. Il problema è che non c’è la volontà politica di trovare una soluzione al problema, altrimenti si sarebbe adottato un atteggiamento completamente differente".

Ora la vicenda è in mano agli avvocati: si spera di poter ricorrere al Tar ma gli spazi di manovra sembrano piuttosto limitati. "In ogni caso – dichiara la presidente – noi non abbiamo intenzione di muoverci di qui. La gente del paese è con noi, vede tutti i giorni cosa facciamo per la comunità. L’amministrazione comunale dovrà cacciarci con la forza, noi piuttosto di arrenderci ci incateniamo qui".

Una valutazione corretta della questione non può ignorare l’errore – seppur in buona fede - commesso dal Giardino del Sole: pur con tutta la valenza sociale e l’importanza contro il disagio, le cooperative sociali – sia di tipo A che di tipo B- rimangono aziende, ovvero imprese economiche che devono sia sottostare a regole precise, sia imparare a tutelarsi con tutti gli strumenti legali.  Certamente fa un po’ rabbrividire vedere una giunta di sinistra, retta da un rappresentante dei Comunisti Italiani, infierire su una Cooperativa Sociale che costituisce una risposta concreta alla domanda sociale del territorio, domanda che l’ente pubblico da solo non sa esaudire.

Si è proprio sicuri che non si possa trovare una soluzione alternativa alle distruzione del Giardino del Sole?

 

Lorenzo Franzetti

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