È venuta su come un fungo la chiesa di Santa
Teresa del Bambino Gesù delle Bustecche. Partiti i lavori nel marzo dell'anno scorso, la
costruzione sarebbe già ultimata se non ci fossero stati i ritardi tecnici imputabili
alle cattive condizioni climatiche, ma a settembre sarà funzionale e la fila per i
matrimoni c'è già. A Natale sarà invece portato a termine il secondo lotto che
comprende gli uffici e la casa parrocchiali, la sagrestia e l'oratorio.Non così naturale come la costruzione materiale è stato l'iter,
durato dieci anni, per arrivare alla concessione edilizia, che, come ha affermato il
parroco della chiesa, don Leonardo Bianchi «è arrivata un venerdì santo!». Gli
aneddoti sulla storia di quella che don Leonardo definisce la "chiesa della
provvidenza" non si contano.
«Dieci anni di attesa e sofferenza per avere solo i
permessi, dovuta agli ostacoli e ai ritardi burocratici -sostiene don Leonardo- più volte
ci siamo trovati di fronte ad un muro e quando pensavamo che questo fosse insormontabile,
provvidenzialmente cadeva e alla fine abbiamo avuto la nostra chiesa». La nostra chiesa
perché l'iter così sofferto ha unito e sensibilizzato i parrocchiani, che in più
occasioni hanno generosamente risposto agli appelli della parrocchia.
«Come quando è emerso il problema del
collettore fognario» ricorda il parroco. La sua presenza sul terreno interessato alla
costruzione fu infatti uno degli impedimenti avanzati dall'amministrazione comunale e
l'unica scelta quella di spostarlo a spese della parrocchia: 450 milioni. «Siamo riusciti
a raccogliere i soldi, con un appalto fatto da loro...-su questi particolari don Leonardo
preferisce non addentrarsi- e per una parrocchia non ricca come la nostra è proprio il
caso di dire che l'obolo della vedova ha vinto». «Le piccole gocce di tutti i
parrocchiani hanno contributo a quell'obiettivo».
Don Leonardo è in questa parrocchia, che unisce le
periferie di S.Carlo, Giubiano e Bizzozzero dal 1984, vale a dire da quando la parrocchia
esiste. Inizialmente i fedeli erano 2000, adesso, complice l'edificazione di nuovi
caseggiati e palazzi nel quartiere, il numero è salito a 4100. Un numero non
esiguo per la cappella del pensionato che dal 1984 ospita i fedeli e che alla fine non è
altro che un localino.
Non tanto lo spazio, perché le chiese, come obietta
qualcuno non mancano, è lo scopo che ha motivato in questi anni don Leonardo e i suoi
parrocchiani «la chiesa -dice- non è solo il luogo della messa, ma è anche e
soprattutto un luogo per la comunità, per crearla».
«Si respirava in quegli anni una volontà a non
fare la chiesa» sostiene don Leonardo. Effettivamente si cominciò a lavorare al progetto
agli inizi degli anni novanta; ma, secondo il parroco, non fu il clima politico tormentato
e instabile a rendere l'impresa ardua, quanto la mancanza di volontà politica, confermata
dalle amministrazioni successive.
Adesso la chiesa c'è e a settembre sarà funzionale, tanto
che i genitori hanno voluto spostare le comunioni in quel mese. La struttura, progettata
dall'architetto Giuliano Ballabio, è essenziale nel suo interno e originale negli
esterni. Tutto sembra rispecchiarsi in questa storia, anche l'idea filosofica della
ricerca continua che ha ispirato l'architetto.
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