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Ore 12.48.26
Giorno
04/06/07
Varese - Il figlio dell’inventore di Pin Girometta ricorda i dipinti del padre
Anche Talamoni lavorò per i Balilla

La polemica intorno agli affreschi dello stabile comunale di via Copelli, sollevata qualche giorno fa, continua e sembra che il mistero invece di risolversi si infittisca sempre più.

La costruzione in elegante stile seicentesco accoglieva sulle pareti interne del salone centrale e probabilmente di alcuni altri ambienti, dipinti con scene di bambini all'aperto (i Balilla) e decorazioni ornamentali, come ricorda l'allora direttore dei lavori Ingegner Antonio Mazzoni: "La costruzione fu iniziata nel 1925 e terminata nel 1929, io ero molto giovane e lavoravo insieme all'architetto Vittorio Morpurgo. Guardo sempre con piacere quella costruzione, avendoci lavorato per alcuni anni, ho molto chiari nella mente quei dipinti e mi dispiacerebbe molto se andassero perduti".

L'esecuzione fu affidata ad un pittore di Roma di cui non ricorda il nome ed oggi un'altra testimonianza si somma circa l'autore di quelle pitture a tempera sul muro, che andavano ad abbellire il salone maggiore delle riunioni e delle attività ricreative dei bambini. Pier Luigi Talamoni, figlio del pittore Talamoni, che molto lavorò a Varese ed è ricordato soprattutto per aver inventato la maschera di carnevale di Pin Girometta ricorda: "che intorno agli anni trenta, quando ero un bambino, accompagnavo mio padre nelle sale di via Copelli poiché era impegnato in alcuni dipinti a tempera dura con colori a terra, il mio ricordo è ben chiaro e forse sono l'unica testimonianza visiva di quella esperienza". Talamoni fu chiamato in un momento successivo al pittore romano, forse per restaurare i dipinti o per decorarne di nuovi. Non può essere scartata l'ipotesi che una volta caduto il fascismo le amministrazioni successive della città abbiano coperto con uno strato di calce le scene dipinte o ancora peggio abbiano facilmente cancellato la tempera sul muro.

Lo stabile ed il terreno circondante necessita di un restauro impegnativo poiché risente di molti anni di trascuratezza e grave è lo stato di abbandono. Sarebbe il caso di indagare se dietro all’intonaco non si nasconda qualche testimonianza della nostra storia di un secolo fa.

Erika La Rosa

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