Torna a
Varese-laghi
E-mail

polibanner.gif (47823 byte)

 

Ore 12.49.34
Giorno
04/06/07
Gerenzano – Risiede in provincia un caso più unico che raro di "azienda produttrice di ricerca"
Si quoterà in borsa ciò che la Lepetit ha abbandonato

azienda.jpg (14827 byte)Le grandi industrie farmaceutiche italiane hanno chiuso e continuano a chiudere i loro centri di ricerca perché considerati poco redditizi, una specie di inutile zavorra per i profitti dell'azienda, tutti concentrati sulla produzione. Eppure, in provincia di Varese, e più precisamente a Gerenzano, c'è una azienda il cui "prodotto" principale è proprio la ricerca, ed è nata, per di più, sulle ceneri di un glorioso centro di ricerche: quello dell’industria farmaceutica Lepetit.

«La Biosearch è nata nel 1997, pochi mesi dopo la decisione da parte della Lepetit di provvedere al "management by out" (in parole povere: provvedere a vendere) di questo centro di ricerca" spiega Franco Parenti, presidente di Biosearch "a creare la società e rilevare il centro ricerche è stato un gruppo di ricercatori Lepetit: io stesso ne ero il capo ricerca»

Una società che ha un brillante futuro davanti a sé: è infatti tra le matricole di borsa del 2000. A curare la sua quotazione è la Livolsi & partners, e ora stanno solo attendendo dalla Consob quale sarà il giorno della loro quotazione.
In Biosearch lavorano circa 120 persone: 87 a tempo pieno, una decina di universitari che stanno preparando tesi di laurea e 20 studenti al lavoro pagati dal ministero dell'università, che "sfrutta" al meglio una delle poche ditte che fa ricerca in Italia.

presidente1.jpg (15292 byte)ma perché le società farmaceutiche hanno eliminato la ricerca? «In realtà avviene solo qui in Italia: nel resto del mondo l'industria farmaceutica è legata alla ricerca, eccome» continua Parenti (nella foto) «Le industrie italiane, tagliando i fondi per la ricerca, hanno tagliato il settore più a rischio, quello che può determinare forti guadagni ma anche ingenti perdite».

Le industrie tagliano i loro fondi per la ricerca, ma qua c'è evidentemente chi ne ha raccolto il testimone: di chi si tratta? «Ora la proprietà della società è in maggioranza di coloro che lavorano qui: più precisamente il 40% delle azioni è posseduto dal management, e un altro 21% è dei dipendenti, mentre il resto della proprietà è in mano ad un investitore istituzionale. Il motivo per cui ci quotiamo in borsa è che vogliamo fare il grande salto: passare anche alla produzione dei principi attivi che scopriamo. per ora noi ci limitiamo a vendere il "brevetto" o a delegare la produzione ad altre fabbriche, che di solito hanno sede nel sud del paese».

Ma cosa "vende" la Biosearch? «Noi, di fatto, vendiamo proprietà intellettuale. Nella sostanza noi vendiamo i risultati di ricerche nel campo della biotecnologia affinché le industrie farmaceutiche possano commercializzare il farmaco. Inoltre abbiamo anche delle attività a corollario di questa ricerca "commissionata" e venduta: ad esempio, vendiamo delle quantità di farmaco che abbiamo scoperto affinché la società farmaceutica possa effettuare gli esperimenti prima della commercializzazione. Abbiamo inoltre collaborazioni di ricerca con alcune multinazionali, come la Shering-Plough, per esempio, ed effettuiamo anche servizi di ricerca di tipo analitico (come controlli di qualità sulla produzione di farmaci). Le multinazionali del farmaco spesso ci commissionano certo genere di lavori perché noi abbiamo una attività molto robotizzata: riusciamo ad effettuare analisi e ricerche anche di notte, con macchine automatiche.Tra le nostre fonti di entrata, tra l'altro, c'è anche un contributo del ministero dell'università e della ricerca scientifica: dalle università italiane sono arrivati 20 tra  laureati e dottorandi per un progetto di attività accademica»

«Lavoriamo prevalentemente con il continente americano, tant'è che il nostro fatturato è normalmente espresso in dollari (in lire però fa 22 miliardi all'anno, n.d.r.). I nostri sono prodotti di uso ospedaliero: studiamo farmaci che riescano a debellare i virus resistenti che si formano negli ospedali»

Le sperimentazioni di Gerenzano avvengono in una vera e propria "cittadella della scienza" strutturata in una pluralità di palazzi con attrezzzature sofisticatissime.

«Quello che c'è a Gerenzano è un vero e proprio parco tecnologico, di cui la Biosearch è solo una parte - conclude Parenti - Qua infatti sono ospitati anche la Newron, l'industria farmaceutica che una volta era la Farmitalia - Upjhon, e la Areta, che sta sperimentando la coltivazione di cellule di mammiferi. E da qui passano, zitti zitti, un pò di premi Nobel: qualche giorno fa c'era qui Dulbecco, che fa parte del nostro comitato scientifico».

Biosearch, che gli abitanti della zona chiamano ancora confidenzialmente "la Lepetit", è immersa nel verde, ai margini del paese, in un posto apparentemente decetrato ma strategico per Malpensa, e perciò per il resto del mondo. Il simbolo, in chiave geografica, di quello che questa "strana" azienda rappresenta per questo "strano" panorama industriale farmaceutico italiano. Più conosciuta all'estero che in Italia, svolge un lavoro che in Italia viene sempre di più delegato agli istituti pubblici di ricerca (ma chi paga?) e sempre più messo ai margini della "produzione" farmaceutica, che però dalle scoperte scientifiche trae la fonte principale del suo guadagno.

Stefania Radman

Torna all'inizio dell'articolo