Le grandi industrie
farmaceutiche italiane hanno chiuso e continuano a chiudere i loro centri di ricerca
perché considerati poco redditizi, una specie di inutile zavorra per i profitti
dell'azienda, tutti concentrati sulla produzione. Eppure, in provincia di Varese, e più
precisamente a Gerenzano, c'è una azienda il cui "prodotto" principale è
proprio la ricerca, ed è nata, per di più, sulle ceneri di un glorioso centro di
ricerche: quello dellindustria farmaceutica Lepetit.
«La Biosearch è nata nel 1997, pochi mesi dopo la decisione da parte della Lepetit di
provvedere al "management by out" (in parole povere: provvedere a vendere) di
questo centro di ricerca" spiega Franco Parenti, presidente di Biosearch "a
creare la società e rilevare il centro ricerche è stato un gruppo di ricercatori
Lepetit: io stesso ne ero il capo ricerca»
Una società che ha un brillante futuro davanti a sé: è infatti
tra le matricole di borsa del 2000. A curare la sua quotazione è la Livolsi &
partners, e ora stanno solo attendendo dalla Consob quale sarà il giorno della loro
quotazione.
In Biosearch lavorano circa 120 persone: 87 a tempo pieno, una decina di universitari che
stanno preparando tesi di laurea e 20 studenti al lavoro pagati dal ministero
dell'università, che "sfrutta" al meglio una delle poche ditte che fa ricerca
in Italia.
ma perché le società farmaceutiche hanno eliminato la ricerca? «In realtà
avviene solo qui in Italia: nel resto del mondo l'industria farmaceutica è legata alla
ricerca, eccome» continua Parenti (nella foto)
«Le industrie italiane, tagliando i fondi per la ricerca, hanno tagliato il settore più
a rischio, quello che può determinare forti guadagni ma anche ingenti perdite».
Le industrie tagliano i loro fondi per la ricerca, ma qua c'è
evidentemente chi ne ha raccolto il testimone: di chi si tratta? «Ora la proprietà della
società è in maggioranza di coloro che lavorano qui: più precisamente il 40% delle
azioni è posseduto dal management, e un altro 21% è dei dipendenti, mentre il resto
della proprietà è in mano ad un investitore istituzionale. Il motivo per cui ci quotiamo
in borsa è che vogliamo fare il grande salto: passare anche alla produzione dei principi
attivi che scopriamo. per ora noi ci limitiamo a vendere il "brevetto" o a
delegare la produzione ad altre fabbriche, che di solito hanno sede nel sud del paese».
Ma cosa "vende" la Biosearch? «Noi, di fatto, vendiamo
proprietà intellettuale. Nella sostanza noi vendiamo i risultati di ricerche nel campo
della biotecnologia affinché le industrie farmaceutiche possano commercializzare il
farmaco. Inoltre abbiamo anche delle attività a corollario di questa ricerca
"commissionata" e venduta: ad esempio, vendiamo delle quantità di farmaco che
abbiamo scoperto affinché la società farmaceutica possa effettuare gli esperimenti prima
della commercializzazione. Abbiamo inoltre collaborazioni di ricerca con alcune
multinazionali, come la Shering-Plough, per esempio, ed effettuiamo anche servizi di
ricerca di tipo analitico (come controlli di qualità sulla produzione di farmaci). Le
multinazionali del farmaco spesso ci commissionano certo genere di lavori perché noi
abbiamo una attività molto robotizzata: riusciamo ad effettuare analisi e ricerche anche
di notte, con macchine automatiche.Tra le nostre fonti di entrata, tra l'altro, c'è anche
un contributo del ministero dell'università e della ricerca scientifica: dalle
università italiane sono arrivati 20 tra laureati e dottorandi per un progetto di
attività accademica»
«Lavoriamo prevalentemente con il continente americano, tant'è che
il nostro fatturato è normalmente espresso in dollari (in lire però fa 22 miliardi
all'anno, n.d.r.). I nostri sono prodotti di uso ospedaliero: studiamo farmaci che
riescano a debellare i virus resistenti che si formano negli ospedali»
Le sperimentazioni di Gerenzano avvengono in una vera e propria
"cittadella della scienza" strutturata in una pluralità di palazzi con
attrezzzature sofisticatissime.
«Quello che c'è a Gerenzano è un vero e proprio parco
tecnologico, di cui la Biosearch è solo una parte - conclude Parenti - Qua infatti sono
ospitati anche la Newron, l'industria
farmaceutica che una volta era la Farmitalia - Upjhon, e la Areta, che sta sperimentando
la coltivazione di cellule di mammiferi. E da qui passano, zitti zitti, un pò di premi
Nobel: qualche giorno fa c'era qui Dulbecco, che fa parte del nostro comitato
scientifico».
Biosearch, che gli abitanti della zona chiamano ancora
confidenzialmente "la Lepetit", è immersa nel verde, ai margini del paese, in
un posto apparentemente decetrato ma strategico per Malpensa, e perciò per il resto del
mondo. Il simbolo, in chiave geografica, di quello che questa "strana" azienda
rappresenta per questo "strano" panorama industriale farmaceutico italiano. Più
conosciuta all'estero che in Italia, svolge un lavoro che in Italia viene sempre di più
delegato agli istituti pubblici di ricerca (ma chi paga?) e sempre più messo ai margini
della "produzione" farmaceutica, che però dalle scoperte scientifiche trae la
fonte principale del suo guadagno.
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