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Ore 12.51.46
Giorno
04/06/07
Busto Arsizio - Alessandro Berteotti, consigliere comunale del Ppi indaga sul perché di tanti incidenti mortali
"Dopo quattro morti sulle strade in dieci giorni, vogliamo riflettere?"

Cari amici,
sono rimasto molto colpito (come molti, credo) delle recenti vicende luttuose che hanno macchiato le strade di Busto Arsizio. La sicurezza sulle strade è argomento di grande attualità, e più che mai nella nostra città. In particolare, gli ultimi tre incidenti mortali hanno visti coinvolti mezzi
pesanti con biciclette, motorini ed auto. Quattro morti in dieci giorni se non sono un record, poco ci manca. Ma quali sono le cause di tutto questo, se ve ne sono? Cerco di esprimere in queste righe il mio parere in proposito.
Penso che la prima causa alla base di quasi tutti gli incidenti stradali sia l'imprudenza, la superficialità e la distrazione di chi guida. La vita che conduciamo ci porta troppo spesso a salire in auto senza pensare a quello che stiamo facendo, alle responsabilità che ci assumiamo mettendoci alla
guida di un mezzo. Chi guida deve essere concentrato su quello che sta facendo. Invece, la tecnologia ci ha messo in mano i telefoni cellulari con i quali tranquillamente dialogare mentre viaggiamo a velocità da autodromo in pieno centro cittadino; abbiamo il lavoro che incalza, e quindi guidiamo
in modo spericolato per guadagnare tre posti in una coda lunga chilometri; abbiamo piccoli o grandi problemi di qualsiasi origine che si siedono al nostro fianco ogni volta che saliamo su di un veicolo. Qualcuno poi arriva a dare colpe a cartelli stradali posti in luoghi non idonei, a scritte, illuminazioni ed altri accidenti che non favoriscono la guida. Sicuramente
anche questo incide, anche se in misura minore.
Seconda causa è per me "la maleducazione stradale". Una volta terminata la scuola guida ed ottenuta la patente, non esistono momenti di educazione alla guida, se non quelli coercitivi in caso di incidente o perché "pizzicati" da
vigili o agenti della stradale. Da parte loro, i vigili urbani (almeno a Busto Arsizio) non sono in grado di coprire tutte le esigenze del traffico cittadino. Basta mettersi in un qualsiasi punto di una strada un minimo trafficata ed è possibile verificare quante e quali infrazioni vengono commesse. Sembra poi che si sia instaurata una strana legge fra i veicoli,
paragonabile a quella della giungla: non importa chi ha la precedenza, se sono più grosso passo io. Ho sentito tanto criticare il traffico di Napoli, ma ormai questo modello si è imposto in tutti i grossi centri anche del settentrione. Biciclette e motorini escono dagli stop svoltando a destra senza fermarsi perché sono piccoli e quindi possono infilarsi sulla strada senza dare precedenze. Se poi qualcuno li urta, ha solo dei guai.
Terzo elemento, tipico di Busto Arsizio, è il dissesto del fondo stradale.
Le buche sono all'ordine del giorno. Le strade che sono state oggetto di lavori per posa di tubature o manutenzioni di vario genere vengono lasciate spesso in condizioni critiche, che peggiorano alle prime piogge. In molti tratti mancano i marciapiedi per i pedoni. Le poche piste ciclabili sono
poco utilizzate perché non rispondono ad una logica di utilizzo integrata a livello cittadino, solo qualche tratto fine a se stesso. Inoltre, soprattutto durante primavera ed estate, la crescita di erbe ed arbusti in prossimità degli incroci occlude parte della visibilità e questo aiuta ad innescare incidenti, in quanto si è costretti ad uscire dalla linea di stop per vedere se sopraggiungono altri veicoli.
Quarto punto: il piano urbano del traffico (PUT). Il piano approvato nel 1997 è già superato, senza che abbia mai preso attuazione nemmeno un punto.
Busto Arsizio è una delle città più inquinate d'Italia, vi sono dei punti ove le strade, in alcune ore della giornata, sono vere e proprie camere a gas. Il trasporto pubblico non è incentivato e c'è gente che usa l'auto per andare a prendere il giornale all'edicola che sta a cinquanta metri.
L'accresciuto numero di veicoli per le strade, soprattutto quelli in sosta, porta ad avere strade che dovrebbero essere più che ampie a ridursi a sensi unici alternati. La città ha lo stesso sviluppo stradale di vent'anni fa o poco più, ma le auto sono raddoppiate. Non è possibile pensare di continuare
così.
E' possibile trovare soluzioni reali e praticabili a questo stato di cose?
Sicuramente sì, ma occorre una capacità di visione del problema che finora non è stato possibile riscontrare nell'amministrazione comunale. Occorre un progetto di città, servono investimenti finanziari, serve il coraggio di
prendere posizioni controcorrente, che potrebbero non piacere immediatamente ma che potrebbero avere grossi vantaggi a medio periodo. E cosa? Ad esempio: a Busto Arsizio è stato ideato un piano parcheggi che tende a  portare le auto il più possibile vicino al centro. Non conviene invece costruire dei parcheggi esterni, nei punti di raccordo alla città con le principali strade extraurbane, facendo in modo che chi debba semplicemente transitarvi lo faccia senza entrare nel centro abitato e chi invece debba entrare lo faccia
utilizzando mezzi di trasporto adeguati che gli permettano di giungere in pochi minuti in qualsiasi punto lasciando la propria auto in questi parcheggi esterni? Non conviene creare linee extracomunali con Gallarate, Legnano e Castellanza, che permettano di raccordare queste città, ormai parte di un'unica conurbazione, evitando l'utilizzo del mezzo privato? Non
sarebbe meglio puntare molto di più sul trasporto pubblico senza curarsi troppo delle perdite di gestione perché si guadagnerebbe enormemente dalle risorse positive che entrerebbero in gioco in un sistema opportunamente
coordinato? Non si potrebbe pensare ad una forma di interporto per le merci, sfruttando l'asse ferroviario Stato-Nord e creando un servizio con mezzi ecologici, magari trovando anche forme di finanziamento pubbliche e private?
Non si dovrebbe puntare ad un maggiore e più deciso utilizzo dei mezzi ecologici, dalle biciclette ai mezzi leggeri, autobus di linea, metropolitane leggere?
Quanto vale la vita di una ragazza di tredici anni? Chiedetelo ai suoi genitori. Chiedetevelo, se avete dei figli.
Cordialmente.
Alessandro Berteotti

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