"A mali estremi, estremi
rimedi", deve aver pensato Livio Frigoli, sindaco di Castellanza, prima di emettere
l'ordinanza di chiusura della strada intercomunale 19. Una strada importante per il
traffico nel sud della provincia, perché raccorda una provinciale con una statale,
attraversando però una zona residenziale .
L'ordinanza interessa dunque la circolazione stradale nelle zone residenziali, tra via
Nizzolina e Viale Italia, utilizzate ormai da decenni come raccordo sovracomunale e
interprovinciale. Motivo della drastica decisione di Frigoli è lo stop improvviso ai
lavori delle opere sostitutive, stop dato dal ministero della Cultura, su parere contrario
espresso dalla soprintendenza ai Beni ambientali, dopo che tutti gli enti coinvolti
avevano invece dato la loro autorizzazione.Le opere
sostitutive dei passaggi a livello del casello 19 e di via Rescalda avrebbero deviato il
traffico dal centro cittadino, con lo scopo evidente di migliorare la qualità della
vita dei residenti e porre fine anche a una questione che va avanti da almeno vent'anni.
«La soluzione alternativa alla strada 19 - dice Livio Frigoli- Castellanza la aspetta da
lungo tempo, poi con l'entrata in funzione del Malpensa Express è diventata una
necessità improrogabile, perché nel percorso del raccordo c'è anche un passaggio a
livello. Per le opere sostitutive c'erano le autorizzazioni di tutti, ma poiché il
ministero della Cultura ha deciso di recepire il parere contrario della soprintendenza,
tutto si è bloccato».
L'ostacolo, che avrebbe originato il parere contrario della
soprintendenza, è un bosco che si estende per circa 300 metri quadri nel territorio di
Legnano. L'intervento, definito nel parere dell'ente " di fortissimo impatto
ambientale e paesaggistico", avrebbe coinvolto quella porzione di verde.
«Questo boschetto non si deve toccare, secondo la soprintendenza. Però non si considera
la ricaduta negativa che il blocco dei lavori ha e avrà sulla cittadinanza e sulla
qualità della vita della città. Purtroppo la legge, per le decisioni della Conferenza di
Servizi richiede l'unanimità. Noi avevamo tutto: nulla osta , approvazioni,
autorizzazioni, concessioni. E' bastato un semplice parere contrario per stoppare tutti».
La beffa delle beffe potrebbe però arrivare tra un po' di tempo.
«Mi rendo conto - conclude Frigoli- che la mia è una decisione forte, ma devo fare
pressione. Ho avvertito tutte le associazioni di categoria e devo dire che da qualcuna di
queste ho ricevuto anche solidarietà. Ho saputo però che proprio in questi giorni il
Senato ha modificato la norma che richiede l'unanimità per le decisioni della Conferenza
di servizi, se passerà anche alla Camera, noi saremo come l'ultimo soldato ucciso in
guerra».
Livio Frigoli comunque non si arrende e annuncia un ricorso al
Tar contro il Ministero della Cultura.
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