| È stato
presentato nei giorni scorsi a Parabiago, presso Villa Corvini, il "Monitoraggio
dellandamento del lavoro nel Legnanese", realizzato in modo molto
approfondito dallAssociazione ASF, che raggruppa alcune tra le principali
scuole professionali della Lombardia. Lincontro è stato unutile occasione per
riparlare del ruolo della formazione professionale per lo sviluppo nellAlto Milanese
e per definire i compiti dellapposito gruppo di lavoro del Patto Territoriale.
Questa ricerca ha affermato lesistenza
di figure professionali critiche che riguardano sia gli operai qualificati sia i tecnici.
Per le imprese è sempre più difficoltoso reperire tornitori, fresa-alesatori, addetti
alle macchine utensili a controllo numerico, montatori, progettisti, disegnatori Cad. A
queste figure viene richiesta una professionalità molto ampia, che coniuga capacità
manuali tradizionali con conoscenze tecniche approfondite e competenze organizzative e
relazionali, acquisibili grazie ad un mix efficace desperienza in azienda e
formazione esterna.
Si tratta di una conferma alle percezioni
ampiamente diffuse tra le parti sociali e a quanto più volte evidenziato anche dal Centro
per il Lavoro. Dalla discussione è emerso che i metodi tradizionali di reclutamento di
personale diventano inefficaci. In una realtà dove predominano piccole e medie imprese,
la formazione interna richiede processi lunghi e costosi. Le figure professionalizzate sul
mercato sono scarse e soggette ad un alto tasso di mobilità tra le aziende, spesso
scoraggiate ad investire nelle risorse umane per la paura che i dipendenti specializzati
vengano "rubati" dai concorrenti.
Il ruolo della formazione professionali
risulta dunque un elemento strategico per lo sviluppo del territorio. La commissione del
Patto territoriale, affiancata da un apposito strumento tecnico, dovrà imporsi come un
luogo privilegiato per il monitoraggio dellofferta formativa presente nellAlto
Milanese e per definire linee guida da proporre agli enti formativi e alle imprese, che
dovranno sempre di più collaborare tra loro.
Altro fattore importante è quello
dellorientamento dei giovani. Molti interventi hanno messo in luce che vi è una
scarsa propensione da parte dei neo diplomati ad intraprendere carriere professionali nei
settori tradizionali, metalmeccanico e tessile, che vengono percepiti come maturi e di
scarso interesse dal punto di vista tecnologico. Anche su questo tema il gruppo può
concertare interventi di "marketing" verso le scuole del territorio.
Come si diceva, la collaborazione tra enti
formativi ed imprese, cioè tra teoria e pratica, è indispensabile per rendere efficaci i
processi dapprendimento. Strumenti da valorizzare sono lapprendistato,
istituto ora aperto anche a diplomati e laureati, e i tirocini formativi nelle aziende.
Sui temi dellinserimento al lavoro e del rapporto tra formazione e occupabilità
sarebbe utile lavvio di un tavolo di confronto tra le parti sociali.
Altri temi che il gruppo di lavoro dovrà
approfondire, a parere della CISL, sono quelli della "formazione di
cittadinanza", indirizzata alle figure svantaggiate, di "azioni positive"
rivolte agli immigrati, da considerare come una risorsa essenziale per un territorio la
cui popolazione sta invecchiando, della formazione verso i servizi alle persone, in
stretta collaborazione con le Amministrazioni locali e il mondo del no profit.
Non ci può essere uno sviluppo duraturo senza
processi coordinati di "apprendimento continuo" che coinvolga tutti i soggetti
del mondo del lavoro: dipendenti occupati, giovani in cerca doccupazione,
disoccupati, quadri e imprenditori. E bene che tutte le forze sociali e
istituzionali del territorio ne prendano consapevolezza.
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