| Mai avrei immaginato quando, insieme a te,
ripassavo la lezione di storia e geografia che un giorno, nemmeno troppo lontano, avrei
scritto della tua morte. Di una morte cercata. Un bambino dolce e sensibile, piccolo di
statura, tenero, allegro e sorridente. Sembra ieri. Poi sei cresciuto, sei diventato così
alto! E piano piano sei cambiato, non solo fuori. La vita ti ha messo di fronte a prove
difficili: la morte del tuo migliore amico, per una grave forma di leucemia, poi, appena
due anni dopo, la tua malattia, un tumore alla tiroide. Avevate vent'anni quando vi siete
dovuti lasciare in tutta fretta, tu e G. Hai sempre continuato ad andare a trovarlo sulla
sua tomba. Non volevi dimenticarlo come hanno fatto gli altri. Eri una persona sensibile,
ma non amavi farlo vedere. Due anni fa, il tumore, l'operazione, poi i periodici
controlli, chissà fino a quando
Una pesante spada di Damocle che, dentro di te, non
hai mai accettato, nonostante l'apparente distacco e l'allegria con gli amici. Qualcosa si
è rotto dentro di te. Ricordo, appena due settimane fa, accanto alla tomba di G. le
parole di tua madre: "Non è più la persona che era". Non avevi più l'allegria
di un tempo, le espressioni buffe che m'intenerivano e mi facevano sorridere, l'ultima
volta che ti ho visto. Quando è stato? Due anni fa? Vedi, ti parlo come se non fosse
successo niente, perché sembra incredibile
È
strano, non si parla più del male di vivere, eppure è così diffuso. C'era tanta
tristezza nei tuoi occhi. Quante ore hai passato da solo, chissà, forse alla ricerca del
coraggio, prima dell'arrivo, ieri, del treno delle 14.15, sulla linea Varese-Milano. Tutta
una notte, che avresti dovuto passare al lavoro. Ma non ci sei andato. Nemmeno a casa sei
tornato, l'indomani. Infine la notizia, terribile, dei Carabinieri ai tuoi genitori e un
biglietto. Poche frasi alle persone più care e una richiesta, a tutti: "Non
scordatevi di me
".
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