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Ore 12.52.07
Giorno
04/06/07
Gallarate - Solidarietà al gruppo di Don Mazzi dopo le polemiche dei residenti contro il centro di ascolto
Acli: "Exodus deve continuare a lavorare alla stazione"

Lettera aperta del Circolo Acli "A. Grandi" di Gallarate sull'iniziativa di Exodus di essere presenti due volte la settimana con un banchetto e dei volontari alla stazione FFSS. Luogo di transito di tossicodipendenti e senza casa, da anni al centro delle polemiche sul degrado urbano.

La recente apertura di un Centro di primo ascolto presso la Stazione Ferroviaria di Gallarate, su iniziativa della Fondazione Exodus di Don Mazzi, rivolto principalmente ai tossicodipendenti, ha incontrato forti resistenze da parte di commercianti ed abitanti della zona circostante, che hanno presentato un esposto-denuncia all'Amministrazione Comunale ed alle forze dell’ordine.

Essi sono preoccupati che l’area dove risiedono, o dove svolgono le loro attività, si degradi rapidamente, dal punto di vista sociale e dell'ordine pubblico.

A loro parere l’intervento di EXODUS accelererebbe tale processo di degrado, anziché migliorare una situazione di fatto già precaria, come invece è convinzione dei volontari di EXODUS - forti di esperienze analoghe già altrove avviate - attraverso attività di prevenzione e di recupero delle persone oramai vittime della droga.

La rilevanza data all’evento dalla stampa locale ha conferito particolare significato a questa iniziativa non solo per la natura del servizio che viene attivato, ma anche perché pone in risalto la vivacità del volontariato che opera in campo sociale. Facendosi carico di problemi che l'Amministrazione preferisce sottovalutare, relegandole a questioni di ordine pubblico, i volontari indirettamente evidenziano inadempienze che la protesta dei cittadini bene pone in risalto: le frequentazioni a rischio della Stazione di Gallarate, infatti, sono note da anni.

Il circolo ACLI "A. Grandi" di Gallarate, che ha collaborato attivamente con la Fondazione Exodus, fin dal suo primo insediamento in città, esprime innanzitutto la sua solidarietà a Don Mazzi, agli operatori ed ai volontari che hanno avviato questo servizio.

Con l'occasione però, a partire dalle considerazioni dei firmatari l’esposto, si vorrebbe promuovere una più attenta riflessione sulla situazione, così come è stata delineata, per trovare soluzioni efficaci e praticabili.

Gli abitanti in questione lamentano una condizione di disagio che ormai si protrae da troppo tempo e chiedono alle Autorità e alle forze dell’ordine di intervenire prima che la situazione possa degenerare con pericolose iniziative autonome.

Le ACLI ritengono, senza dubbio, che la situazione sia preoccupante, sebbene non sia l'unica all'interno della città. Proprio per questa ragione non si comprende il significato del viscerale rifiuto di una iniziativa che tende ad incontrare, orientare ed accompagnare verso soluzioni di recupero queste persone che vivono in uno stato di debolezza e di emarginazione, che diventano arroganti, chiassose ed a volte pericolose solo finché possono fare "branco". E' abbastanza evidente come il richiesto intervento della forza pubblica non basti e non risolva di fatto il problema: la conseguenza di un eventuale massiccio presidio, infatti, provocherebbe come risultato il semplice spostamento del fenomeno in altra zona della città.

Incontrare le persone è essenziale, invece, come è ferma convinzione dagli operatori di EXODUS e nostra, per far uscire questi ragazzi dal sommerso, responsabilizzandoli, convincendoli ad intraprendere una cura, una esperienza in comunità per uscire da una schiavitù che non rovina solo la salute ma distrugge anche la volontà.

Il circolo ACLI A. Grandi di Gallarate, quindi, auspica e sollecita:

  • iniziative che favoriscano momenti di incontro fra i cittadini firmatari l’esposto (o comunque residenti nella zona attorno alla stazione) con i responsabili ed i volontari di EXODUS, per manifestare le comprensibili preoccupazioni ed esporre le proprie difficoltà ma, nel contempo, comprendere il senso e la positività di una presenza "ATTIVA", che non opera contro le loro esigenze di sicurezza, ma si colloca semmai al loro fianco ed incontra, anche per loro conto, il disagio sociale nella sue svariate forme;
  • che si attui un periodo significativo di attività del centro che consenta di valutare i mutamenti intervenuti in modo più oggettivo;
  • che su questi fenomeni di disagio, difficilmente eliminabili ma controllabili, si attui un investimento prioritario di risorse e di idee da parte dell’Amministrazione locale, non delegando il problema al solo volontariato. La "qualità della vita" in una città, infatti, si misura dalla capacità dei suoi Amministratori di dare risposte adeguate ai problemi, ridimensionando le sacche di emarginazione e di disagio, più che offrire parziali immagini di pulizia e di decoro che sembrano evidenziarsi attraverso la cura di (solo) alcune aiuole.

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