Lettera
aperta del Circolo Acli "A. Grandi" di Gallarate sull'iniziativa di Exodus di
essere presenti due volte la settimana con un banchetto e dei volontari alla stazione
FFSS. Luogo di transito di tossicodipendenti e senza casa, da anni al centro delle
polemiche sul degrado urbano.
La recente apertura di un Centro di primo ascolto presso la Stazione Ferroviaria di
Gallarate, su iniziativa della Fondazione Exodus di Don Mazzi, rivolto
principalmente ai tossicodipendenti, ha incontrato forti resistenze da parte di
commercianti ed abitanti della zona circostante, che hanno presentato un esposto-denuncia
all'Amministrazione Comunale ed alle forze dellordine.
Essi sono preoccupati che larea dove risiedono, o dove svolgono
le loro attività, si degradi rapidamente, dal punto di vista sociale e dell'ordine
pubblico.
A loro parere lintervento di EXODUS accelererebbe tale processo
di degrado, anziché migliorare una situazione di fatto già precaria, come invece è
convinzione dei volontari di EXODUS - forti di esperienze analoghe già altrove avviate -
attraverso attività di prevenzione e di recupero delle persone oramai vittime della
droga.
La rilevanza data allevento dalla stampa locale ha conferito
particolare significato a questa iniziativa non solo per la natura del servizio che viene
attivato, ma anche perché pone in risalto la vivacità del volontariato che opera in
campo sociale. Facendosi carico di problemi che l'Amministrazione preferisce
sottovalutare, relegandole a questioni di ordine pubblico, i volontari indirettamente
evidenziano inadempienze che la protesta dei cittadini bene pone in risalto: le
frequentazioni a rischio della Stazione di Gallarate, infatti, sono note da anni.
Il circolo ACLI "A. Grandi" di Gallarate, che ha
collaborato attivamente con la Fondazione Exodus, fin dal suo primo insediamento in
città, esprime innanzitutto la sua solidarietà a Don Mazzi, agli operatori ed ai
volontari che hanno avviato questo servizio.
Con l'occasione però, a partire dalle considerazioni dei firmatari
lesposto, si vorrebbe promuovere una più attenta riflessione sulla situazione,
così come è stata delineata, per trovare soluzioni efficaci e praticabili.
Gli abitanti in questione lamentano una condizione di disagio che ormai
si protrae da troppo tempo e chiedono alle Autorità e alle forze dellordine di
intervenire prima che la situazione possa degenerare con pericolose iniziative autonome.
Le ACLI ritengono, senza dubbio, che la situazione sia preoccupante,
sebbene non sia l'unica all'interno della città. Proprio per questa ragione non si
comprende il significato del viscerale rifiuto di una iniziativa che tende ad incontrare,
orientare ed accompagnare verso soluzioni di recupero queste persone che vivono in uno
stato di debolezza e di emarginazione, che diventano arroganti, chiassose ed a volte
pericolose solo finché possono fare "branco". E' abbastanza evidente come il
richiesto intervento della forza pubblica non basti e non risolva di fatto il problema: la
conseguenza di un eventuale massiccio presidio, infatti, provocherebbe come risultato il
semplice spostamento del fenomeno in altra zona della città.
Incontrare le persone è essenziale, invece, come è ferma convinzione
dagli operatori di EXODUS e nostra, per far uscire questi ragazzi dal sommerso,
responsabilizzandoli, convincendoli ad intraprendere una cura, una esperienza in comunità
per uscire da una schiavitù che non rovina solo la salute ma distrugge anche la volontà.
Il circolo ACLI A. Grandi di Gallarate, quindi, auspica e
sollecita:
- iniziative che favoriscano momenti di incontro fra i cittadini firmatari lesposto
(o comunque residenti nella zona attorno alla stazione) con i responsabili ed i volontari
di EXODUS, per manifestare le comprensibili preoccupazioni ed esporre le proprie
difficoltà ma, nel contempo, comprendere il senso e la positività di una presenza
"ATTIVA", che non opera contro le loro esigenze di sicurezza, ma si
colloca semmai al loro fianco ed incontra, anche per loro conto, il disagio sociale nella
sue svariate forme;
- che si attui un periodo significativo di attività del centro che consenta di valutare i
mutamenti intervenuti in modo più oggettivo;
- che su questi fenomeni di disagio, difficilmente eliminabili ma controllabili, si attui
un investimento prioritario di risorse e di idee da parte dellAmministrazione
locale, non delegando il problema al solo volontariato. La "qualità della
vita" in una città, infatti, si misura dalla capacità dei suoi Amministratori
di dare risposte adeguate ai problemi, ridimensionando le sacche di emarginazione e di
disagio, più che offrire parziali immagini di pulizia e di decoro che sembrano
evidenziarsi attraverso la cura di (solo) alcune aiuole.