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Ore 12.52.25
Giorno
04/06/07
Gallarate - Presentato lo studio dell'Università Cattaneo sul Business park Malpensa. Sì ai servizi, no alla distribuzione
Logistica, alberghi e tecnologia. Così Gallarate farà concorrenza a Milano

Una città dei servizi in tre direzioni: logistica integrata, tecnologia e turismo business. La Gallarate del futuro passa dalla pancia dei voli cargo e dalle mani degli operai che monteranno, sottobordo, o qualche chilometro più in la, i prodotti finiti delle aziende multinazionali.  Molte parti di assemblaggio si sposteranno così in brughiera, dove nasceranno anche numerosi uffici e centri direzionali.

Le analisi presentate oggi a Gallarate dagli studiosi della Liuc di Castellanza non hanno in realtà aggiunto molto a quanto finora si era capito sui destini di quest'area. La vera novità sta però nelle due proposte di intervento pubblico che la Liuc ha esposto oggi. Primo: un investimento da 50 miliardi da parte del Comune di Gallarate per costituire materialmente edifici che diano il via all'operazione. Secondo: l'affidamento di questi ad una società di gestione che affitti gli spazi, in collaborazione magari con altri enti.

Spetterebbe quindi all'amministrazione fare da volano. Almeno questo é ciò che hanno sostenuto gli esperti, presentando anche un'analisi sulla capacità di indebitamento del Comune di Gallarate, stimata in un massimo di 213 miliardi. I ritorni potrebbero essere di portata epocale. Secondo Giuseppe Bettoni dell'Università Paris VIII, Gallarate potrebbe qualificarsi come il centro di un'area che attrarrebbe traffico commerciale e servizi sull'intera fascia pedemontana, sottraendo di fatto spazi a Milano. Una scommessa di grande fascino ma che deve fare i conti con una carenza di infrastrutture ancora sottodimensionate rispetto al traffico passeggeri di Malpensa e al futuro traffico merci.

Ma il futuro economico della zona si interseca con il delicato equilibrio politico di Gallarate e dintorni. L'amministrazione ha tenuto a fornire rassicurazioni sui destini della 336: «il piano d'area si prefigge l'obiettivo di installare servizi - recita lo studio presentato oggi - e non centri commerciali». La Regione, quindi, avrebbe parlato chiaro: sì al business di Malpensa, no ai megastore. La questione infiamma il dibattito politico, e non é un caso che il primo a parlare, tra il pubblico, sia stato Gianni Barzaghi dell'Ascom: «cosa si intende, invece, per forme commerciali di supporto al terziario?» ha domandato. «Tutto tranne la grande distribuzione» gli è stato risposto.

Il principio, quindi, sembrerebbe assodato. Ma dentro Forza Italia, fugati i dubbi sulla grande distribuzione, ne compaiono altri. Per Massimo Buscemi, per esempio, la zona della 336 deve essere caratterizzata, in primis, da una serie di servizi alle famiglie e alla persona, e, solo in seconda battuta, da servizi alle imprese. Nino Caianiello, uno dei due coordinatori cittadini del movimento é invece molto perplesso sulla possibilità che il Comune finanzi il cuore nascente della cosiddetta Città dei servizi. E, dal canto suo, lo stesso Buscemi, numero uno di Forza Italia a Gallarate, é ancora più esplicito: «il Comune, da solo, non deve mettere neanche una lira».

Il sindaco Greco sta invece dall'altra parte della barricata. Lui al Business park formato "airport business" ci crede. D'altronde molte delle parole pronunciate dagli esperti rappresentano il pensiero dell'amministrazione e, anche sull'ipotesi di mettere sul piatto cinquanta miliardi, il primo cittadino si dimostra possibilista: («ci stiamo pensando seriamente»).

La Provincia di Varese, a queste innovazioni, guarda con un misto di attenzione e sospetto. Secondo Ferrario il progetto è interessante, ma non esauriente: «é un'occasione, certo, ma bisogna pensare anche a risolvere i problemi viabilistici e sociali di Gallarate». In linea con quanto sostiene la Lega in città. Inoltre, Villa Recalcati, non metterà un soldo di tasca sua.

Fuori dalla mischia politica molti soggetti stanno ad aspettare. Emblematico l'intervento di Antonio Colombo, direttore dell'Unione Industriali di Varese: «é l'ultima chance che ci é rimasta per creare un'area business su Malpensa». Messaggio chiaro: stringere i tempi e avanti così. A parole sono d'accordo tutti, ma, di fatto, rimangono ancora dei dubbi su che cosa davvero crescerà sui prati della 336.

 

Roberto Rotondo

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