| Una città dei servizi in tre direzioni:
logistica integrata, tecnologia e turismo business. La Gallarate del futuro passa dalla
pancia dei voli cargo e dalle mani degli operai che monteranno, sottobordo, o qualche
chilometro più in la, i prodotti finiti delle aziende multinazionali. Molte parti
di assemblaggio si sposteranno così in brughiera, dove nasceranno anche numerosi uffici e
centri direzionali. Le analisi presentate oggi a Gallarate
dagli studiosi della Liuc di Castellanza non hanno in realtà aggiunto molto a quanto
finora si era capito sui destini di quest'area. La vera novità sta però nelle due
proposte di intervento pubblico che la Liuc ha esposto oggi. Primo: un investimento da 50
miliardi da parte del Comune di Gallarate per costituire materialmente edifici che diano
il via all'operazione. Secondo: l'affidamento di questi ad una società di gestione che
affitti gli spazi, in collaborazione magari con altri enti.
Spetterebbe quindi all'amministrazione fare da volano. Almeno questo
é ciò che hanno sostenuto gli esperti, presentando anche un'analisi sulla capacità di
indebitamento del Comune di Gallarate, stimata in un massimo di 213 miliardi. I ritorni
potrebbero essere di portata epocale. Secondo Giuseppe Bettoni dell'Università Paris
VIII, Gallarate potrebbe qualificarsi come il centro di un'area che attrarrebbe traffico
commerciale e servizi sull'intera fascia pedemontana, sottraendo di fatto spazi a Milano.
Una scommessa di grande fascino ma che deve fare i conti con una carenza di infrastrutture
ancora sottodimensionate rispetto al traffico passeggeri di Malpensa e al futuro traffico
merci.
Ma il futuro economico della zona si interseca con il delicato
equilibrio politico di Gallarate e dintorni. L'amministrazione ha tenuto a fornire
rassicurazioni sui destini della 336: «il piano d'area si prefigge l'obiettivo di
installare servizi - recita lo studio presentato oggi - e non centri commerciali». La
Regione, quindi, avrebbe parlato chiaro: sì al business di Malpensa, no ai megastore. La
questione infiamma il dibattito politico, e non é un caso che il primo a parlare, tra il
pubblico, sia stato Gianni Barzaghi dell'Ascom: «cosa si intende, invece, per forme
commerciali di supporto al terziario?» ha domandato. «Tutto tranne la grande
distribuzione» gli è stato risposto.
Il principio, quindi, sembrerebbe assodato. Ma dentro Forza Italia,
fugati i dubbi sulla grande distribuzione, ne compaiono altri. Per Massimo Buscemi, per
esempio, la zona della 336 deve essere caratterizzata, in primis, da una serie di servizi
alle famiglie e alla persona, e, solo in seconda battuta, da servizi alle imprese. Nino
Caianiello, uno dei due coordinatori cittadini del movimento é invece molto perplesso
sulla possibilità che il Comune finanzi il cuore nascente della cosiddetta Città dei
servizi. E, dal canto suo, lo stesso Buscemi, numero uno di Forza Italia a Gallarate, é
ancora più esplicito: «il Comune, da solo, non deve mettere neanche una lira».
Il sindaco Greco sta invece dall'altra parte della barricata. Lui al
Business park formato "airport business" ci crede. D'altronde molte delle parole
pronunciate dagli esperti rappresentano il pensiero dell'amministrazione e, anche
sull'ipotesi di mettere sul piatto cinquanta miliardi, il primo cittadino si dimostra
possibilista: («ci stiamo pensando seriamente»).
La Provincia di Varese, a queste innovazioni, guarda con un misto di
attenzione e sospetto. Secondo Ferrario il progetto è interessante, ma non esauriente:
«é un'occasione, certo, ma bisogna pensare anche a risolvere i problemi viabilistici e
sociali di Gallarate». In linea con quanto sostiene la Lega in città. Inoltre, Villa
Recalcati, non metterà un soldo di tasca sua.
Fuori dalla mischia politica molti soggetti stanno ad aspettare.
Emblematico l'intervento di Antonio Colombo, direttore dell'Unione Industriali di Varese:
«é l'ultima chance che ci é rimasta per creare un'area business su Malpensa».
Messaggio chiaro: stringere i tempi e avanti così. A parole sono d'accordo tutti, ma, di
fatto, rimangono ancora dei dubbi su che cosa davvero crescerà sui prati della 336.
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