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Ore 12.52.33
Giorno
04/06/07
L'esperienza del centro di Brescia
Samarate - Doveva essere uno dei primi centri pubblici in Lombardia ma l'Asl non lo ritiene necessario. Il Comune cambierà così l'indirizzo al progetto
Anoressia e Bulimia: non serve una clinica ad hoc

"Rischiava di essere una cattedrale nel deserto". Ermanno Venco, sindaco di Samarate, non ha rimpianti. La clinica per i disturbi alimentari che doveva sorgere a S.Macario non si farà più.  Il pollice verso é arrivato dall'Asl provinciale, che, dopo una serie di colloqui informali, ha ritenuto ingiustificata la struttura rispetto al fabbisogno della Provincia.

Ma partiamo dall'inizio. Perché si pensò di costruire una clinica per disturbi alimentari? La decisione è datata 1998 e fu formalizzata con una convenzione tra il Comune e l'allora distretto Ussl di Gallarate. "Una decisione frettolosa effettuata con un'analisi che definirei spannometrica" commenta con una battuta Alessandro Vitelmi, direttore del settore servizi sociali dell'Asl provinciale". "In realtà i casi gravi di questo tipo si contano sulle dita di una mano - aggiunge Vitelmi - e li indirizziamo ai centri lombardi già esistenti. Per gli altri casi basta il servizio di prevenzione ambulatoriale di cui già disponiamo".

Così il Comune di Samarate cambierà indirizzo. La proposta dell'assessore ai servizi sociali Davide Zarcone é quella di realizzare una clinica per malati terminali o per le lunghe convalescenze. Una definizione più precisa potrà scaturire dopo un incontro che si svolgerà a breve in cui l'assessore e il dottor Vitelmi si confronteranno nuovamente sul da farsi. La proposta di Zarcone trova comunque terreno fertile negli uffici dell'Asl ("credo sia la soluzione migliore" afferma Allessandro Vitelmi). I colloqui quindi continuano. Anche se, ad onor del vero, lo stesso sindaco Venco precisa che questo progetto, tra quelli della riqualificazione di S.Macario, non é ritenuto prioritario dalla sua giunta. Ad ogni buon conto la clinica é inserita nel finanziamento Prusst ottenuto dalla Provincia di Varese, che permetterà di cofinanziare la progettazione.

Tornando però al merito del problema, e cioé l'opportunità di una clinica per anoressia e bulimia, qualche elemento di discussione in più ci viene dai medici impegnati in queste patologie. A sentire gli specialisti del settore, infatti, il bisogno di centri di questo tipo non sarebbe così peregrino, se ragionato su un'ottica regionale o comunque tarata sul Nord del paese. "L'anno scorso ho fatto circa 90 colloqui con pazienti di tutta Italia - dice Paola Arrivabene, dottoressa del "Centro per i disturbi del comportamento alimentare" di Brescia, uno dei più importanti del Nord - ma il numero di richieste di colloquio é stato di circa 300". Statistiche del 1997 stimavano in circa 15mila persone, nella sola Lombardia, i soggetti coinvolti in problematiche alimentari, specialmente ragazze adolescenti. Un altro studio indicava che su 100 persone tra i 15 e i 25 anni, una percentuale tra lo 0,5 e il 3% era interessata al problema.

Se la maggiorparte di questi casi si risolvono con cure di tipo psicolgico o ambulatoriale esiste però una piccola fetta di pazienti per cui viene ritenuto necessario un percorso sanitario strutturato. "Secondo me esiste un bisogno reale nel Nord Italia di strutture di questo tipo - dice la dottoressa Arrivabene - date le piccole dimensioni necessarie". Ma, a quanto pare, i costi di gestione non sarebbero indifferenti. "La nostra struttura di Brescia é stata già chiusa alcune volte - continua - ed é arrivata all'accreditamento regionale grazie all'insistenza del professor Fausto Manara. Il problema é che i costi di gestione sono alti, ma credo costerebbe di più sottovalutare il problema".

Roberto Rotondo

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