| "Rischiava di essere una cattedrale
nel deserto". Ermanno Venco, sindaco di Samarate, non ha rimpianti. La clinica per i
disturbi alimentari che doveva sorgere a S.Macario non si farà più. Il pollice
verso é arrivato dall'Asl provinciale, che, dopo una serie di colloqui informali, ha
ritenuto ingiustificata la struttura rispetto al fabbisogno della Provincia. Ma partiamo dall'inizio. Perché si pensò di costruire una clinica per
disturbi alimentari? La decisione è datata 1998 e fu formalizzata con una convenzione tra
il Comune e l'allora distretto Ussl di Gallarate. "Una decisione frettolosa
effettuata con un'analisi che definirei spannometrica" commenta con una battuta
Alessandro Vitelmi, direttore del settore servizi sociali dell'Asl provinciale".
"In realtà i casi gravi di questo tipo si contano sulle dita di una mano - aggiunge
Vitelmi - e li indirizziamo ai centri lombardi già esistenti. Per gli altri casi basta il
servizio di prevenzione ambulatoriale di cui già disponiamo".
Così il Comune di Samarate cambierà indirizzo. La proposta
dell'assessore ai servizi sociali Davide Zarcone é quella di realizzare una clinica per
malati terminali o per le lunghe convalescenze. Una definizione più precisa potrà
scaturire dopo un incontro che si svolgerà a breve in cui l'assessore e il dottor Vitelmi
si confronteranno nuovamente sul da farsi. La proposta di Zarcone trova comunque terreno
fertile negli uffici dell'Asl ("credo sia la soluzione migliore" afferma
Allessandro Vitelmi). I colloqui quindi continuano. Anche se, ad onor del vero, lo stesso
sindaco Venco precisa che questo progetto, tra quelli della riqualificazione di S.Macario,
non é ritenuto prioritario dalla sua giunta. Ad ogni buon conto la clinica é inserita
nel finanziamento Prusst ottenuto dalla Provincia di Varese, che permetterà di
cofinanziare la progettazione.
Tornando però al merito del problema, e cioé l'opportunità di una
clinica per anoressia e bulimia, qualche elemento di discussione in più ci viene dai
medici impegnati in queste patologie. A sentire gli specialisti del settore, infatti, il
bisogno di centri di questo tipo non sarebbe così peregrino, se ragionato su un'ottica
regionale o comunque tarata sul Nord del paese. "L'anno scorso ho fatto circa 90
colloqui con pazienti di tutta Italia - dice Paola Arrivabene, dottoressa del "Centro
per i disturbi del comportamento alimentare" di Brescia, uno dei più importanti del
Nord - ma il numero di richieste di colloquio é stato di circa 300". Statistiche del
1997 stimavano in circa 15mila persone, nella sola Lombardia, i soggetti coinvolti in
problematiche alimentari, specialmente ragazze adolescenti. Un altro studio indicava che
su 100 persone tra i 15 e i 25 anni, una percentuale tra lo 0,5 e il 3% era interessata al
problema.
Se la maggiorparte di questi casi si risolvono con cure di tipo
psicolgico o ambulatoriale esiste però una piccola fetta di pazienti per cui viene
ritenuto necessario un percorso sanitario strutturato. "Secondo me esiste un bisogno
reale nel Nord Italia di strutture di questo tipo - dice la dottoressa Arrivabene - date
le piccole dimensioni necessarie". Ma, a quanto pare, i costi di gestione non
sarebbero indifferenti. "La nostra struttura di Brescia é stata già chiusa alcune
volte - continua - ed é arrivata all'accreditamento regionale grazie all'insistenza del
professor Fausto Manara. Il problema é che i costi di gestione sono alti, ma credo
costerebbe di più sottovalutare il problema".
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