| L8 luglio per la
prima volta in Italia, da tutto il mondo, gay, lesbiche, bisessuali, trasgender ed
eterosessuali liberi sfileranno fieri ed orgogliosi per le strade di Roma per la difesa
delle libertà e della democrazia, per la cessazione di ogni tipo di discriminazione, per
il diritto di chiunque ad una sessualità felice e liberata, per riaffermare liberamente
il diritto alla parola ed a una concezione laica e plurale dello stato, contro al pena di
morte, lomofobia, gli integralismi ed il razzismo di ogni genere. Il PRC sarà
orgoglioso di partecipare al World Pride, la marcia che si celebra ogni anno dal 28 giugno
69, quando per la prima volta, stanco di subire angherie di ogni tipo, qualcuno decise di
reagire superando le proprie paure, dando visibilità al secolare destino di invisibilità
sociale a cui generazioni di donne ed uomini omosessuali sono stati condannati
dallipocrita tolleranza della maggioranza.
In uno stato democratico dove "per fortuna"
vige una Costituzione avanzata, ci si dovrebbe aspettare una piena collaborazione fra
organizzatori, istituzioni e forze dellordine affinché una manifestazione pacifica
e festosa possa svolgersi tranquillamente.
Purtroppo che così non è stato: di fronte alla aperta
ostilità della gerarchia vaticana, molti esponenti politici hanno mostrato la propria
ipocrita immaturità tentando di annullare la manifestazione o di relegarla in un ghetto
lontano da Roma (considerata provincia del Vaticano).
In più il presidente del Consiglio nel definire
inopportuna la manifestazione ha aggiunto "purtroppo" cè la Costituzione
che ci impone dei vincoli"
affermazione gravissima ed incompatibile con il
ruolo istituzionale di Amato (da chi?).
Come cittadini italiani non possiamo accettare deroghe
alla laicità dello Stato, alla sua imparzialità che è un principio garantista a tutela
di tutti, voluto dalla Costituzione perché i diritti e le libertà civili di ognuno
fossero rispettati. Uno stato che si permette di entrare nel merito di questioni che
esulano la sua competenza decidendo che un diritto (quello rivendicato dalla CEI) sia più
diritto di un altro (quello di lesbiche e gay) è uno stato che non dovrebbe lasciar
tranquillo nessuno. E in gioco, come nel conflitto ciclico con la libertà femminile
(di attualità per liter legislativo della legge sulla fecondità assistita), il
monopolio dogmatico e politico sulletica sessuale, il controllo
"corporale" della disciplina dei costumi
PRC Circolo di Saronno
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