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Ore 12.52.59
Giorno
04/06/07
L'intervista al giudice Guido Papalia
Busto Arsizio - Il Tribunale non ha accolto le richieste del pm Battarino, il quale ha già annunciato il ricorso in appello
Assolte le guardie padane

Semaforo verde del tribunale di Busto Arsizio per le guardie padane, assolte "perché il fatto non sussiste". I quattordici giovani, tra i quali anche una ragazza e tutti tra i venti e i trent'anni, finiti sotto processo erano stati accusati di aver violato la legge Scelba per essersi organizzati militarmente nella compagnia nazionale padana. Dopo oltre due ore di camera di consiglio il tribunale di Busto Arsizio ha rigettato tutte le richieste del pm Battarino, che aveva chiesto diciotto mesi per il saronnese Claudio Carré, considerato il luogotenente delle guardie padane saronnesi, e dieci per il gallaratese Stefano Gualandris, quattro mesi con la sospensione della pena per tutti gli altri. 

Si chiude così momentaneamente un capitolo controverso della storia recente, che tanto ha agitato il dibattito politico nazionale. Qualcuno si ricorderà la feroce polemica che aveva investito molti magistrati, tra cui il giudice di Verona Guido Papalia, e le numerose interpellanze parlamentari. 
La  pubblica accusa ha comunque già reso noto che ricorrerà in appello, per un fatto che lo stesso pm Battarino non ha esitato a definire grave, perché «emergendo la linea difensiva tesa a ridurre a ragazzate la costituzione dell'associazione armata, questo verdetto rischia di legittimare chiunque, per scopi vari, volesse ripercorrere la stessa strada». 

Il 5 novembre del 1997, durante una serie di perquisizioni (quaranta) in casa di leghisti e simpatizzanti del movimento era stato rinvenuto vario materiale: volantini, gadget e un  residuato bellico jugoslavo, rinvenuto nella casa del Carrè a Caronno Pertusella, a causa del quale lo stesso era stato condannato a 9 mesi di reclusione. Già ventisei persone erano state prosciolte, ancora prima di arrivare alla fase dibattimentale.

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