| Semaforo verde del tribunale di Busto
Arsizio per le guardie padane, assolte "perché il fatto non sussiste". I
quattordici giovani, tra i quali anche una ragazza e tutti tra i venti e i trent'anni,
finiti sotto processo erano stati accusati di aver violato la legge Scelba per essersi
organizzati militarmente nella compagnia nazionale padana. Dopo oltre due ore di camera di
consiglio il tribunale di Busto Arsizio ha rigettato tutte le richieste del pm Battarino,
che aveva chiesto diciotto mesi per il saronnese Claudio Carré, considerato il
luogotenente delle guardie padane saronnesi, e dieci per il gallaratese Stefano
Gualandris, quattro mesi con la sospensione della pena per tutti gli altri. Si chiude così momentaneamente un capitolo controverso della storia recente,
che tanto ha agitato il dibattito politico nazionale. Qualcuno si ricorderà la feroce
polemica che aveva investito molti magistrati, tra cui il giudice di Verona Guido Papalia, e le numerose
interpellanze parlamentari.
La pubblica accusa ha comunque già reso noto che ricorrerà in appello, per un
fatto che lo stesso pm Battarino non ha esitato a definire grave, perché «emergendo la
linea difensiva tesa a ridurre a ragazzate la costituzione dell'associazione armata,
questo verdetto rischia di legittimare chiunque, per scopi vari, volesse ripercorrere la
stessa strada».
Il 5 novembre del 1997, durante una serie di perquisizioni
(quaranta) in casa di leghisti e simpatizzanti del movimento era stato rinvenuto vario
materiale: volantini, gadget e un residuato bellico jugoslavo, rinvenuto nella casa
del Carrè a Caronno Pertusella, a causa del quale lo stesso era stato condannato a 9 mesi
di reclusione. Già ventisei persone erano state prosciolte, ancora prima di arrivare alla
fase dibattimentale.
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