| E' giovane, biondo, con gli occhi azzurri
e sembra un agnellino mentre racconta al cronista Rai gli attimi che precedono il rogo di
via Pietro Micca. Cosimo Iannece ha confermato
nell'intervista televisiva di giovedì sera la sua versione dei fatti: voleva dare una
bottigliata al rumeno perché negli ultimi tempi lavorava di meno e gli stava facendo fare
brutta figura con dei clienti a cui aveva promesso la fine dei lavori in una casa. Ma
nella bottiglia afferrata in quel momento c'era benzina; questa sarebbe uscita e a causa
della vicinanza con uno scaldino si sarebbe sprigionata la fiammata che ha investito
l'uomo. Il cronista lo ha incalzato: «dei testimoni dicono che lei sia arrivato a casa
dei rumeni con una bottiglia di benzina». «Non é vero...non é vero» ha risposto tra
le lacrime Iannece. Lacrime amare e disperate. «Chiedo perdono alla moglie di Cazacu - ha
aggiunto - voglio risarcirle il danno da qui fino a quando morirò».
La famiglia di Iannace. Il padre é tranquillo. Lo intervistano in
un bar di Gallarate, vicino alla stazione, insieme ad un uomo di 62 anni che lavora nei
cantieri. «Mio figlio é innocente» suggerisce. Non lascia spazio a dubbi. Per lui,
Cosimo, é una brava persona. La moglie di suo figlio viene ripresa nella sua casa di
Gallarate, insieme alla sorella. «Qualcuno avrà pietà di noi» sussurra. Ha la faccia
scura ma non si dispera. Sua sorella ha in braccio un bambino piccolo. Hanno l'aria di chi
attende un castigo divino, ma non hanno nessuna intenzione di fare scene. Per loro Cosimo
non è cattivo.
La famiglia Cazacu. Anche Ion diceva che Cosimo non era cattivo. Poi
invece è successo quello che é successo. La telecamera ce lo mostra in fin di vita,
intubato, all'Ospedale di Genova. Poi la morte, il volo per tornare in patria, le figlie e
gli amici all'aeroporto di Bucarest. «Dio, perché me l'hai portato via» urla una delle
figlie con gli occhi rivolti al cielo. E poi Rm Valcea, il loro paese, i funerali,
l'ultimo addio. «Non piangete, ho già pianto io per voi» dice Nicoleta Cazacu alla
figlie. La casa, i parenti, ancora le figlie che chiedono alla troupe della Rai di vedere
la cassetta con gli ultimi momenti del padre in ospedale.
Lo sfondo sociale. Cantieri dappertutto, a Milano, a Gallarate,
nell'hinterland. Muratori in nero, subappalti, caporalato, le fughe dei lavoratori di
fronte alla telecamera, la boria dei capicantiere che non vogliono nessuno tra le scatole.
Gli ingegneri che giurano di non sapere nulla dei lavoratori in nero. Le parole di un
rumeno colpito da un sacco di calce e rimasto con un handicap irreversibile. Niente
caschetti, niente misure di sicurezza. Una realtà dura.
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