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| Milano - Lo
scultore Floriano Bodini spiega in una intervista la sua arte e le opere conservate nel
Museo Civico di Gemonio |
| «Non mi sono mai
sentito milanese» |
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| Quando a due anni si trasferì
a Milano, Floriano Bodini probabilmente non immaginava che la "sua" Gemonio gli
avrebbe dedicato molti anni dopo uno spazio espositivo che raccogliesse un buon numero
delle sue opere, un museo che diventasse fiore allocchiello del paesino sulle
prealpi varesine. Aperto al pubblico il 27 maggio scorso conserva la collezione che lo
scultore ha donato al Comune di Gemonio. Autore
di fama internazionale, nasce artisticamente nelle aule della Accademia di Brera intorno
agli anni 50, studiando con lo scultore Francesco Messina ed aderisce al movimento
artistico del realismo esistenziale.
Floriano Bodini in quale
contesto è nato il realismo esistenziale e quale era la poetica di quel gruppo di
artisti?
Il realismo esistenziale è nato nei primi anni 50 tra un gruppo di allievi
della Accademia di Brera che studiava nellaula di Aldo Carpi. A quel gruppo di
pittori (Guerreschi, Bianchieri, Vaglieri, Romagnoni e Ceretti) ci unimmo io e Ferroni che
studiavamo invece con Francesco Messina. Li incontravamo durante le lezioni di anatomia
che erano comuni per pittori e scultori. Questo gruppo divenne, credo, uno dei momenti
più precisi e più forti del dopoguerra italiano, anche perché ad un realismo socialista
ha contrapposto un realismo più interiore, più esistenziale, appunto, come
successivamente venne chiamato.
Autore di molte opere di carattere religioso (molto famose le serie
di papi) ma anche di carattere civile, come vive il rapporto appunto tra impegno civile e
religiosità?
Penso che in Italia limpegno civile sia legato anche alla religiosità. Io non
ho mai diviso questi due aspetti: ho fatto sempre con la stessa serietà sia ritratti di
Papi che di persone comuni. Rappresentare due realtà molto diverse come può essere
quella di un Papa e quella di mio padre per esempio, affettivamente a me più vicina, è
affrontata, dal punto di vista figurativo, con lo stesso impegno. Ho attraversato periodi
in cui ho scolpito solo Papi ed altri in cui invece mi sono trovato a rappresentare altri
soggetti. Lopera di un artista deve sempre essere vista nella sua complessità.
Lei ha lavorato il legno, il bronzo, il marmo e molti altri
materiali, con quale criterio sceglie di cosa deve essere fatta una statua?
Io penso che qualsiasi materia, parlo di quelle tradizionali, vadano studiate tutte
poiché per fare una scultura in marmo bisogna sapere cosa è il marmo, per fare una
scultura in bronzo bisogna conoscere il bonzo e le sue caratteristiche. Nel momento in cui
un artista studia e conosce a fondo i materiali può capire meglio quale sia adatto ad una
certa situazione. È infatti molto importante adattare ad un certo ambiente ed a una certa
situazione il materiale adatto, la statua altrimenti può diventare troppo pesante e
addirittura dare fastidio.
Varese la ricorda soprattutto per la statua di Pio VI al Sacro
Monte, come nacque quellopera?
Il lavoro è legato a quello che è il Sacro Monte, un luogo di riflessione e di
preghiera. Quando Don Macchi mi chiese di fare la scultura del
Papa tra lultima cappella e il Santuario, cercai insieme a lui il luogo e la
situazione più adatti dove collocarla e lo trovammo nella piazzetta. Cercavamo un luogo
raccolto che non fosse troppo monumentale e decidemmo, infatti di non porre la statua al
centro ma vicino alla scala per darle maggiore intimità. Decisi di usare il bronzo
perché ho creduto che né il marmo, né altri materiali fossero adatti. Ho cercato di
adattarmi alla realtà del Sacro Monte facendo unopera comprensibile a tutti e che
fosse vicino ad una narrazione (come sono tutte le Cappelle del percorso). La statua è
ricca di simboli: Paolo VI con una mano ammonisce e con laltra accoglie, il grande
manto che scende fino a terra ricorda il sudario, le pecore sono un po smarrite ed
una madre protegge il suo agnellino, la tazza rovesciata ricorda la fame nel mondo, il
teschio rimanda alla morte che nelle meditazioni di questo Papa ricorre spesso, infine il
mazzo di fiori è un omaggio di un fedele verso questo grande personaggio.
Vive ormai a Milano da moltissimi anni ma quali i legami affettivi e
culturali lo legano ancora al varesotto?
Sono arrivato a Milano piccolissimo insieme alla mia famiglia ed a questa città devo
moltissimo. Per me è stata grande maestra soprattutto in campo culturale ed ho goduto
della ricchezza che Milano mi ha dato, ma non mi sento e non mi sono mai sentito milanese.
Oggi desidero sempre di più tornare nei luoghi dove sono nato, per godere anche di una
vita più tranquilla, la città è diventata invivibile con dei ritmi che io non sopporto.
Risulta poi difficile trovare nelle accademie e nelle scuole darte quel clima e
quella tradizione che vivevo quando ero io uno studente.
Quali opere sono conservate
nel Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio?
Le opere esposte nel museo sono di differente datazione, ho scelto opere legate alla
mia storia e alla mia famiglia. Non voglio che lo spazio espositivo sia legato ad una
persona sola e mi piacerebbe che diventasse uno spazio aperto agli artisti ed un momento
culturale importante per tutti i cittadini. Questa esperienza va vista come la storia di
un uomo che mostra come è vissuto, cosa ha realizzato, quali sono stati i suoi pensieri e
i suoi amori.
Quali sono i progetti futuri?
Dopo il monumento a Stradivari che la città di Cremona mi ha commissionato, ritorno a
temi legati alla religiosità. Realizzerò la Porta Santa di San Giovanni Laterano e la
cappella per lEucarestia nella chiesa di Padre Pio di San Giovanni Rotondo
progettata da Renzo Piano. Ho inventato una cosa particolare: una specie di obelisco in
pietra scura e argento con due ante con storie del Nuovo e Antico Testamento. Quando le
due ante si aprono lobelisco di trasforma in una croce. Questo tipo di architettura
era molto in uso nel Medio Evo soprattutto in Germania. Abbiamo qualche esempio anche in
Italia, ma sono pochi, per esempio un tabernacolo realizzato su disegni di Michelangelo.
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Erika La Rosa
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