| "...Credo
che oggi esista un grosso equivoco fra gli uomini, in questo modo superficiale di pensare
alluomo, come se si dovesse comprendere larte attraverso una relazione logica
di frasi, in una polarità di causa ed effetto...., compito dellarte non è quello
di essere compresa da questo polo celebrale sottile, intellettuale, deve essere compresa
nel senso di comprensione totale ..., questo significa che lopera darte passa
nelluomo e luomo passa nellopera darte ..., capire larte
significa che devo spostarmi in un altro luogo....".
Credo stia tutta qui dentro, la difficoltà di accostamento agli elementi
esposti lungo le "sei stanze" a tema dedicate al lavoro di BEUYS, qui a Venezia.
Una difficoltà palpabile già nel primo procedere, già allinizio
dellapproccio e dovuto a quella non dichiarata identificazione tra oggetto e segno,
tra segnodisegno e lopera come segno, tra lo spazio-luogo
dellinstallazione e linstallazione come luogo di spazi, tra la naturalità
delle cose e le cose di natura....
E dentro a tanta difficoltà i suoi segni
calligrafici o disegni, gli oggetti vari riciclati nello spirito dei ready-made, i pezzi
di feltro avvolgenti come la vita, le lavagne didattiche, il grasso, la colla... Perché
è dai materiali stessi, dalle loro stesse sostanze che si sostanzia quel nuovo aspetto
estetico di cui è permeata loperazione artistica di Beuys.
Ma fuori dalla sua presenza sciamanica,
privati dallesuberante presenza fisica delle azioni in diretta dellautore,
pronto sempre ad officiare cerimonie attorno ad ogni mostra-evento, i residui oggettuali
ci appaiono, oggi, piuttosto afoni e privi di quella attrattiva provocatoria che li faceva
vivibili e visibili nel contesto di differenti esperienze esistenziali.
Le colle, il grasso, la cera; sostanze
animali che nel presentarsi mantengono memoria di duttilità , di manipolabilità, di
fisicità, sostanze organiche simili alla fisicità delluomo, variabili nella forma
ad ogni variazione del tempo esterno e che, grazie alle loro proprietà termoplastiche, si
induriscono o si liquefano via via che muta la situazione . Elementi vivi dentro quel
"principio termico", come lo chiama Beuys, che lega e collega ogni essere
vivente.
E in questo senso che la semplice
materialità delle cose trascende i puri valori formali della stessa materia, in un fluire
di forze e tensioni assolute che prefigurano modelli di trasformazione e di sviluppo della
materia quali veicoli dellintera attività creativa. Perché solo "....un
concetto antropologico dellarte si occupa soprattutto di possibilità di
trasformazione e vede nel contenuto un materiale per la forma..."
Già KLEE ci ricordava di "rendere
visibile", non di presentare o riprodurre il visibile, per tanto BEUYS che ha
assegnato allarte lidea della creatività come principio assoluto non fa altro
che proseguire lungo quella stessa via .
Così oggi, questi oggetti messi in mostra,
che se pur privati dalle azioni sembrano svuotati di senso logico e apparentemente
irrazionali , restano lì pronti ad acquisirne uno appena se ne modifica il livello di
osservazione.
Estranei alla loro quotidianità, gli
elementi desueti che percorrono queste stanze, rinascono come "sfere mistiche"
non fini a se stesse ma quali possibili modelli estetici per una totale autodeterminazione
e autogestione della società futura..
SEI STANZE PER BEUYS
A cura di Giovanni Jovine e Helmut Friedel
Fondazione Bevilacqua La Masa
p.za San Marco VENEZIA
dal 18 giugno al 8 ottobre 2000
tel. 041-5237819
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