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Ore 12.53.45
Giorno
04/06/07
 
 
Milano - Le opere di Beyus fino all'otto ottobre presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia
Stanze metaforiche

"...Credo che oggi esista un grosso equivoco fra gli uomini, in questo modo superficiale di pensare all’uomo, come se si dovesse comprendere l’arte attraverso una relazione logica di frasi, in una polarità di causa ed effetto...., compito dell’arte non è quello di essere compresa da questo polo celebrale sottile, intellettuale, deve essere compresa nel senso di comprensione totale ..., questo significa che l’opera d’arte passa nell’uomo e l’uomo passa nell’opera d’arte ..., capire l’arte significa che devo spostarmi in un altro luogo....".

Credo stia tutta qui dentro, la difficoltà di accostamento agli elementi esposti lungo le "sei stanze" a tema dedicate al lavoro di BEUYS, qui a Venezia. Una difficoltà palpabile già nel primo procedere, già all’inizio dell’approccio e dovuto a quella non dichiarata identificazione tra oggetto e segno, tra segno–disegno e l’opera come segno, tra lo spazio-luogo dell’installazione e l’installazione come luogo di spazi, tra la naturalità delle cose e le cose di natura....

E dentro a tanta difficoltà i suoi segni calligrafici o disegni, gli oggetti vari riciclati nello spirito dei ready-made, i pezzi di feltro avvolgenti come la vita, le lavagne didattiche, il grasso, la colla... Perché è dai materiali stessi, dalle loro stesse sostanze che si sostanzia quel nuovo aspetto estetico di cui è permeata l’operazione artistica di Beuys.

Ma fuori dalla sua presenza sciamanica, privati dall’esuberante presenza fisica delle azioni in diretta dell’autore, pronto sempre ad officiare cerimonie attorno ad ogni mostra-evento, i residui oggettuali ci appaiono, oggi, piuttosto afoni e privi di quella attrattiva provocatoria che li faceva vivibili e visibili nel contesto di differenti esperienze esistenziali.

Le colle, il grasso, la cera; sostanze animali che nel presentarsi mantengono memoria di duttilità , di manipolabilità, di fisicità, sostanze organiche simili alla fisicità dell’uomo, variabili nella forma ad ogni variazione del tempo esterno e che, grazie alle loro proprietà termoplastiche, si induriscono o si liquefano via via che muta la situazione . Elementi vivi dentro quel "principio termico", come lo chiama Beuys, che lega e collega ogni essere vivente.

E’ in questo senso che la semplice materialità delle cose trascende i puri valori formali della stessa materia, in un fluire di forze e tensioni assolute che prefigurano modelli di trasformazione e di sviluppo della materia quali veicoli dell’intera attività creativa. Perché solo "....un concetto antropologico dell’arte si occupa soprattutto di possibilità di trasformazione e vede nel contenuto un materiale per la forma..."

Già KLEE ci ricordava di "rendere visibile", non di presentare o riprodurre il visibile, per tanto BEUYS che ha assegnato all’arte l’idea della creatività come principio assoluto non fa altro che proseguire lungo quella stessa via .

Così oggi, questi oggetti messi in mostra, che se pur privati dalle azioni sembrano svuotati di senso logico e apparentemente irrazionali , restano lì pronti ad acquisirne uno appena se ne modifica il livello di osservazione.

Estranei alla loro quotidianità, gli elementi desueti che percorrono queste stanze, rinascono come "sfere mistiche" non fini a se stesse ma quali possibili modelli estetici per una totale autodeterminazione e autogestione della società futura..

SEI STANZE PER BEUYS
A cura di Giovanni Jovine e Helmut Friedel
Fondazione Bevilacqua La Masa
p.za San Marco VENEZIA
dal 18 giugno al 8 ottobre – 2000
tel. 041-5237819

Antonio Maria Pecchini 

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