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Ore 12.53.47
Giorno
04/06/07
 
 
Bologna - Fino al 29 ottobre sarà visitabile la mostra negli spazi della Galleria d'Arte Moderna, nello Spazio Aperto e Villa delle Rose
L’OMBRA DELLA RAGIONE. Idea del Sacro nell’identità europea nel XX secolo

Pensata e progettata da più anni da Danilo Eccher (direttore del GAM di Bologna), la mostra attualmente in corso negli spazi della Galleria d’Arte Moderna, nell’attiguo Spazio Aperto e poi a Villa delle Rose, sempre a Bologna, resterà in visione al pubblico sino a fine ottobre. L’iniziativa espositiva è anche il frutto della fattiva collaborazione di un comitato scientifico internazionale composto da alcuni direttori dei principali musei europei.

Dallo Stedelijk Museum di Amsterdam con Rudi FUCHS al Luisiana Museum di Humlebaeck con Steingrin LAURSEN, da Dieter ROUTE del Kunstmuseum di Bon, da Arne EGGUM del Munch Museum di Oslo, dalla "Coixa diBarcellona diretta da Maria De CORRAL a Lorand HEGYI del Palais Liechtenstein con Daniel SOUTIF, dal Musée d’Art Modern de la Ville di Paris diretto da Suzanne PAGE’, da Vincent TODOLI’ per la Fundaçao de Serralves di Porto e da Pier Giovanni CASTAGNOLI della Galleria d’Arte Moderna di Torino.

Un comitato di tutto rispetto per fare il punto sulla situazione dell’arte di fine millennio, in particolar modo per indagare quella sottile linea di spiritualità e di sacralità che percorre in buona parte molte opere moderne e contemporanee. E’ una proposta di lettura. Una possibilità. Il nome degli autori in mostra fanno in tal senso, ben sperare.

Così, nelle ampie sale del Museo bolognese o in quelle più raccolte di Villa delle Rose si alternano i diversi autori selezionati e nel vasto territorio visivo che scorre davanti agli occhi pulsano, a differenti ritmi e con forti tensioni emozionali, immagini ricche di stesure cromatiche, a volte scarne, a volte sovrabbondanti di materia, sempre tese nella ricerca di un equilibrio tra spirito e materia, nel tentativo formale di superare la tragica quotidianità dell’esistenza.

E se MORANDI con quelle sue diafane bottiglie ti avvolge spiritualmente grazie alla loro metafisica aurea, BACON nel negare finalità descrittive all’immagine si colloca al di là della pura memesis e mostra una prorompente energia interiore. Ugualmente in GIACOMETTI lo spogliamento e la scarnificazione, con cui aggredisce la materia, diventa la cifra dell’annullamento dei corpi e mostra, in negativo, quel ineffabile presenza dello spirito e della vita che è base e sostanza del suo lungo lavoro ma anche d’ogni esistenza.

L’azzeramento di MALEVIC poi, con quel suo senso di non presenza, fa dell’atto artistico la materializzazione di tutte le tensioni interiori e mostra superfici pittoriche come luoghi per una propria auto-affermazione. I "buchi" e i "tagli" di FONTANA diventano l’illusoria proiezione della dimensione pittorica e nel collocarsi sulla tela alludono ad una nuova dimensione spazio-temporale, mentre per BEUYS l’atto creativo, visto come energia pura, è compartecipe alle oggettivazioni materiali del pensiero tanto da essere rivendicato come patrimonio di tutti e di esigere la ricerca di una società in cui la natura delle cose e delle persone possano stare, tra loro, in equilibrata armonia.

Ma la sottile riflessione su quel filo tra sacralità e spirito continua anche attraverso le "impronte" in negativo dei libri di PARMEGGIANI, i quali non custodiscono più solo la storia o la cultura, ne sono la memoria, sono la traccia visibile di un passaggio e nel momentaneo vuoto rimasto con l’impronta , restituiscono, esaurendolo, ogni qual si voglia rapporto con la concretezza del reale, con la quotidianità.

Da parte sua BOLTANSKI assembla scatole metalliche con dei ritratti fotografici attorno alla tragedia della guerra e dell’olocausto. Congela il tempo in contenitori d’esistenze ; elementi allusivi ad altri contenitori finali. Così LAIB, negli spazi più quotidiani e intimi di Villa delle Rose, articola lo spazio con primitive ed essenziali forme geometriche di colore bianco, nel bianco delle stanze, capaci , grazie alla loro estrema semplicità e simbolicità di significare una connessione contemplativa di natura mistica e sacrale. Oppure è la soffusa malinconia degli interventi di BALKA a prenderti l’anima e analogamente la WHITEREAD i cui oggetti installati invocano presenze che mai si materializzano.

Ma è ancora MONDRIAN con le sue linee ortogonali e verticali e con l’essenzialità dei colori primari a stigmatizzare quel possibile equilibrio esistente tra spirito e materia.

E poi ancora Susanne SOLANO con le sue gabbie vuote o Alessandra TESI, Sarah CIRAI’, Tacita DEAN o Gilbert § George, o ancora Blinky PALERMO e Sean SCULLY, Mario MERZ e Antonio TAPIES o è la visionarietà storica di Sigmar POLKE o la matericità simbolica di KIEFER o l’immaginario viaggio di CRAGG con residui di plastica e poi ancora Boccioni, Duchamp. Al recupero di una ritualità primordiale è l’azione compiuta da LONG con la povertà materia delle sue semplici pietre mentre ZORIO miscela tra loro più elementi in un sapiente ed equilibrato gioco combinatorio per possibili alchimie.

Un percorso oltre se stessi, accompagnati spesso dalla drammaticità di sentimenti dolorosi, da sempre compresente nel fatto artistico e nelle proprie dinamiche esistenziali ecco allora che MUNCH ci riporta alle proprie tensioni drammatiche ed esistenziali nello specchio visivo delle sue tele mentre De CHIRICO ci immerge nell’inquietante immobilità delle sue silenziose architetture, senza tempo, senza presenze, senza storia. Al contrario DUMAS ci presenta una carrellata di ritratti contemporanei così poco rassicuranti, così poco invitanti.

Cosi, dentro il sempre più certo panorama che via via si definisce lungo il percorso, tra atmosfere grevi di alcuni lavori o nel poetico silenzio dell’isolamento e della solitudine di altri emerge quel blu cobalto di KLEIN. Forse è tutto lì il sottile filo poetico che ha mosso l’intera rassegna. In quel blu, nel colore blu dell’aria, dell’acqua, di tutto lo spazio infinito delle esistenze, parametro simbolico e spirituale che nel trascendere la dimensione prettamente pittorica e scultorea degli oggetti e delle tele messe in mostra ci lascia in eredità la calda suggestione dello spirito e della poesia.

BOLOGNA- GALLERIA d’ARTE MODERNA E VILLA DELLE ROSE
Dal 14 maggio al 29 ottobre 2000
Tel. 051—502859
Da MARTEDI’ a VENERDI’ ore 10 - 18
SABATO e DOMENICA ore 10 - 19
Chiuso il LUNEDI’

                                                             

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