| "....Quanto al futuro dei miei quadri, compreso il
problema del loro restauro non me ne preoccupo. Sono resistenti.." Così sosteneva
Burri in un lungo articolo a lui dedicato da F. Minervino, nel lontano 1984, dalle colonne
del Corriere della Sera in occasione della mostra al Nuovo Museo di BRERA 2 a Milano (
dovè finito quel Museo?). Certo non aveva torto . Lattuale mostra a
CITTA Di CASTELLO, luogo di nascita , delezione e oggi di "memoria"
è lì a ricordarlo.
A cinque anni dalla morte, infatti, è
stata aperta unampia retrospettiva, 158 opere con una ventina di inediti, presso gli
EX SECCATOI del TABACCO, seconda sede della Fondazione che di lui porta il nome.
Così chi ancora non conosce questo grande
innovatore della pittura contemporanea, non solo italiana, potrà averne un approccio e
seguire liter del suo grande testamento pittorico a partire dai primi quadri del
dopoguerra, ancora molto calligrafici e con forti cromatismi, fino ai "SACCHI"
alle "MUFFE" o ai "CATRAMI" ai "CELLOTEX" o ai
"CRETTI" o alle "COMBUSTIONI" degli anni successivi.
Non sarà facile lapproccio. Le tele
di BURRI, infatti, non lavorano per rappresentazione di dati di realtà ma sono elementi e
materiali reali, dotati di autonome superfici di colore, ma di un certo colore.
Il rapporto che Burri per anni ha avuto con
i materiali della pittura sono strumento e contenuto per le stesse opere, dove la piega
sulla tela, lo strappo della tela, le cuciture preesistenti o suggerite dalla tela, le
abrasioni, le trafitture, costruiscono un mondo "informe", rude, terreno.
Poi i colori, monocromi, giocati sulla
contrapposizione di superfici lucide e opache , tra bianchi e neri, tra rossi sangue come
ferite e bruciature che creano e annullano le forme .
A volte, tra quelle superfici scabre, tra
tasselli di legno bruciato , tra plastiche combuste, fa occhiolino un tassello doro,
taglio di luce improvviso che incastrato
tra linforme di quel mondo ne indica il calore, la pulsione, la vita.
La suggestione del luogo aiuta anche i meno
disposti danimo ad entrare nel percorso suggerito. Le grandi pareti nere isolano le
tele in uno spazio infinito e ne accentuano la preziosità e quel rigore che ha fatto di
una pittura materica e informe, un luogo di classicità
Così il visitatore ha, prima di tutto , la
piacevolezza del percepire fisicamente e materialmente, la spazialità delle tele,
lequilibrio teso degli elementi cromatici, la composta narrazione delle forme, tanto
che non si potrà non notare che in quelle stesse lacerazioni, ricuciture, combustioni
monocromatiche, vi è riflessa e sublimata tutta la realtà del nostro tempo, fatta di
crisi generali ma anche di parziali voglie di resurrezione. Potrà così accorgersi che
tutta la parabola pittorica di Burri non può essere semplicemente codificata in una
corrente e in una esperienza ma rivela nessi fittissimi con lantica cultura
figurativa in un arco temporale ampio e fecondissimo (dal rigore di Piero della Francesca
a quello di Mondrian, dallazzeramento cromatico di un Malevic alla calda sensualità
pittorica di un Rembrandt, solo per fare qualche esempio).
Concluso il percorso nella rarefatta
essenzialità iconica delle tele, siamo restituiti al mondo e alle vitali effervescenze
del quotidiano. E non è un paradosso se locchio non è più così sicuro nel vedere
né è paradossale che si è imparato a guardare le cose del mondo con una sola certezza,
quella dellincertezza di ogni suo fenomeno.
La mostra è curata da Maurizio Calvesi e
da un ampio comitato scientifico: Gabriella Belli, Bruno Corà, Andrea Emiliani, Susan
Ferleger Brades, Ida Giannelli, Helmut Friedel, Carlo Pirovano, Erich Steingraber,
Giuliano Serafini, Italo Tomassoni.
BURRI INEDITO
EX SECCATOI DEL TABACCO
Fondazione Burri
CITTA DI CASTELLO
Dal 24 giugno al 30 settembre 2000
Chiuso il Lunedì
Tel - 0758-559848 -- Fax 0758554649
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