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del giudice unico di primo grado rappresenta forse una delle più importanti riforme
ordinamentali e organizzative degli ultimi anni. Con la riforma si concentrano infatti in
un unico ufficio di primo grado le competenze giudiziarie che erano divise tra Tribunale,
organo che decide in composizione collegiale e Pretura, dove il giudice è monocratico,
cioè opera singolarmente. Scopo della riforma era quello di rendere più efficace il
sistema dal punto di vista organizzativo, economico e processuale. A pochi mesi dall'entrata in vigore della riforma, forse è ancora
presto per dire quali siano stati i vantaggi e gli svantaggi per il sistema alla prova dei
fatti. Al centro congressi Ville Ponti, in un incontro organizzato dalla Camera penale di
Varese, ne hanno discusso quattro senatori della Repubblica, tutti componenti della
commissione Giustizia del Senato. Moderatore dell'incontro Lucio Paliaga, avvocato e
presidente della Camera penale.
«Se la
situazione di Varese - ha esordito Domenico Contestabile, vicepresidente del Senato, è
fisiologica, perché qui anche prima si otteneva giustizia, non è così in altre parti
d'Italia, dove l'introduzione del giudice unico non ha sortito effetto». Il parere
negativo del senatore Contestabile ha abbracciato tutta la riforma del processo
penale. « Dico con malinconia che la riforma del processo penale del 1988 è stata un
fallimento. Forse questa è una parola grossa, ma bisogna rivedere il rito accusatorio
puro». Quel codice salutato da molti, giuristi e non, come una conquista giuridica e
civile, per il senatore di Fi invece corrisponde ad un paradigma giuridico non
condivisibile, ossia: moderno è il rito accusatorio, antico quello inquisitorio. «In
Italia questo paradigma non è vero, come non è vero che il giudice istruttore sia
scomparso del tutto, perché con la riforma il gip (giudice delle indagini preliminari
n.d.r.) si corona della toga del giudice istruttore». Un ritorno al passato e uno
sguardo nostalgico al rito inquisitorio quello di Contestabile, secondo cui certe
"enormità" e certe accuse con il vecchio codice non si sarebbero avute.
Anche il senatore della Lega Nord, Luciano
Gasperini, ha espresso parere negativo sul giudice unico. «Fa paura perché diventa il
padrone del processo - ha detto Gasperini-. Per noi della Lega nord i giudici e i
pubblici ministeri dovrebbero essere cariche elettive». Tra le soluzioni proposte dal
senatore leghista vi è quella dell'introduzione di una scuola di magistratura,
sull'esempio di quella francese e la separazione delle carriere tra magistratura
giudicante e requirente.
«Quando parliamo di garanzie - ha detto Antonino Caruso di
An- dobbiamo porci su un duplice piano: da una parte l'esigenza di una giustizia giusta,
dall'altra una giustizia pertinente, cioè sufficientemente sussidiaria, che sappia
fungere da cerniera con lo Stato». Secondo Caruso il punto centrale della questione è
analizzare la risposta che il sistema dà alla domanda di giustizia, che non puo' essere
solo quantitativa, ma deve anche essere anche qualitativa. «La risposta che viene dagli
uffici del giudice di pace non puo' essere appagante perché la loro risposta in termini
di qualità è cattiva. E non è vero che le sue competenze riguardano il bagatellare,
perché nel civile le questioni sono tutto tranne che bagatellari». Sulla questione del
giudice unico e delle garanzie, Caruso si è rifatto ad una definizione dell'avvocato
Lucio Paliaga secondo cui "il giudice unico rischia di divenire iniquo". «Nei
nostri magistrati esiste ancora una cultura della collegialità - ha concluso Caruso- e la
solitudine puo' essere pericolosa perché potrebbe portare ad una personalizzazione del
processo».
Unica voce positiva nei
confronti della riforma è stata quella di Guido Calvi, senatore dei democratici di
sinistra. «La riforma del giudice unico va affrontata dal punto di vista sistematico - ha
detto Calvi- senza prescindere dal punto di vista storico. La cultura giuridica è andata
avanti, mentre la politica del diritto è rimasta ancorata a valori non adeguati al
vecchio sistema con l'avvallo della Corte costituzionale. La riforma si attua con la
politica di sostegno, solo così si puo' razionalizzare il sistema». Calvi ha ammesso una
certa disorganizzazione e caoticità nell'applicazione della riforma, «ma importante era
rompere un determinato clima culturale». Il senatore diessino ha ricordato il suo
esordio, come difensore di Pietro Valpreda, uno dei primi inquisiti per la strage di
piazza Fontana.« Valpreda fu interrogato senza l'assistenza del difensore. Noi allora
vivevamo in un sistema medioevale. In Inghilterra questa garanzia fu sancita e
temperata con una legge del 1620, cioè a quell'epoca un imputato non poteva essere
interrogato senza il difensore».
Il problema delle garanzie non è dunque, secondo il
senatore Calvi, riconducibile alla presenza di un organo giudicante collegiale o
monocratico. Il problema sta invece nella cultura giuridica complessiva che esprime un
paese e nella sua capacità di metabolizzare nuove soluzioni sistematiche senza
stravolgerle nel breve periodo, come è invece accaduto al nuovo codice di procedura
penale.
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