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| Varese - Gli
impianti di risanamento del lago sono entrati in azione. In un mese e mezzo è stata
estratta una tonnellata di fosforo |
| Iniziata la
depurazione del lago |
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A
un mese e mezzo dall'entrata in funzione degli impianti per il risanamento attivo del lago
di Varese, sono già più di 1.000 i chilogrammi di fosforo estratti dal bacino attraverso
il pompaggio in superficie delle acque più profonde e più povere di ossigeno.
I dispositivi di aspirazione sono posti a 25 metri di profondità e raccolgono acque da
tre punti distinti attraverso tubazioni del diametro di 50 centimetri e lunghe ciascuna
poco più di 300 metri. Queste tre tubazioni si ricongiungono poi in una sola condotta dal
diametro di 100 centimetri, e lunga millecinquecento metri, che convoglia le acque alla
vasca di aerazione collocata a riva, a fianco della chiusa del fiume Bardello, unico
emissario del lago di Varese. La portata media del prelievo è di un metro cubo al
secondo. Nel fiume sono successivamente immesse queste acque profonde, mescolandosi - e
diluendosi - con quelle che normalmente escono in direzione del Lago Maggiore, dove il
Bardello sfocia. Un tragitto studiato dagli esperti del Ccr di Ispra , che hanno elaborato
il progetto, per alleggerire gradualmente il carico di fosforo del lago di Varese senza
arrecare danno né al fiume né al lago Maggiore, dove il Bardello sfocia. L'unico
problema avvertibile - per quanto circoscritto nel raggio di poche decine di metri dalla
vasca di aerazione - è stato sin qui il caratteristico odore di idrogeno solforato, uova
marce, che le acque più profonde portano in superficie, a ulteriore dimostrazione dello
stato di salute precario delle stesse. Il prelievo delle acque è una delle due fasi del
piano di risanamento attivo. Anche l'altra, che consiste nell'ossigenazione di vaste
porzioni del bacino, è cominciata contestualmente alla prima. Le stazioni per
l'insufflaggio, collocate a Cazzago Brabbia, Bodio Lomnago e Schiranna, hanno sino ad oggi
già "soffiato" 20.000 chilogrammi di ossigeno nel lago, a profondità variabili
tra i cinque e gli otto metri. Le aree da ossigenare sono raggiunte grazie ad un'ampia
rete di tubazioni lunga complessivamente quasi dieci chilometri. Il sistema adottato
permette di "spargere" l'ossigeno in maniera uniforme e, soprattutto, di farlo
"assorbire" dall'acqua Entrambe le fasi del piano, voluto dalla provincia
di Varese, affidato per la gestione operativa alla Sogeiva, proseguiranno per tutto il
periodo estivo dopodiché verranno effettuate le verifiche necessarie a valutare nel
dettaglio i risultati ottenuti e a calibrare gli interventi per gli anni a venire.
L'obiettivo finale è quello di raggiungere i parametri di equilibrio ambientale fissati
dal Piano regionale di risanamento della acque che, per il Lago di Varese indicano, tra
l'altro, una concentrazione di fosforo pari o inferiore ai 30 milligrammi per metro cubo
d'acqua. |
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