| Una grande festa che ha movimentato il pigro
pomeriggio di sabato dei varesini: così si presentava, ai curiosi di piazza della
Repubblica, il primo raduno di Harley Davidson organizzato dal club Varese Chapter Italia.
Tra un bicchiere di birra e un panino al formaggio (è stato
infatti allestito un rinfresco nel bel mezzo della piazza) si sono raccolte nel
corso del pomeriggio nella grande piazza, proprio davanti al centro commerciale circa 70
Harley provenienti da tutta Italia (il gruppo più lontano segnalato è di Catania) e
oltre.
Quello dei raduni di Harley Davidson è un fenomeno
mondiale, che sposta di chilometri i proprietari di queste specialissime moto
"cult", tutte uguali(nella motorizzazione) ma tutte diverse (nell'aspetto)
e che appassionano e innamorano molti appassionati di moto in generale.
«Guardi, ad una Harley manca qualche piccolo dettaglio per
essere in grado di sostituire in tutto e per tutto una fidanzata» commenta con un pò di
esagerazione uno dei partecipanti: tutti però sono d'accordo sull'importanza di questo
piccolo grande oggetto del desiderio che, tra l'altro, costa decine di milioni.
Forse è anche di più di un oggetto del desiderio: è una scusa per fare gruppo, per
ricostruire un orgoglio collettivo.
La storia del Chapter varesino (nella foto), uno dei tanti club di
proprietari di Harley Davidson disseminati in Italia e nel mondo, la raccontano
praticamente in coro gli associati: «È aperto da due anni, ha sede presso la
concessionaria di Harley Davidson di Varese (che si chiama Americana e sta in via Dalmazia, per la
cronaca) sta per stampare il quinto numero del giornale per gli associati, ed è al suo
primo raduno: quello di oggi» racconta tutto di un fiato Aurelio, un omone di 53 anni
portati con allegria e una gran chioma sale e pepe da far svolazzare in moto.
«I partecipanti sono una settantina da tutta Italia e la
festa finirà al Ponderosa» continuano in coppia Lino e Max, quest'ultimo con telecamera
a tracolla per registrare ogni momento del raduno svoltosi nel pieno centro di Varese
«ah, e noi siamo gli activities officiers, cioè gli organizzatori materiali di tutto
questo»
Della gerarchia
tutta americana del gruppo manca il più importante, il director, Maurizio Talamona
«Pensa un pò, sta riparando una moto: era un urgenza. E si perde la festa!» vociano in
coro un pò tutti. Una compagnia allegra, per niente inquietante malgrado il grande
sfoggio di pelle nera tra i partecipanti. Contattando coloro che hanno fatto più
chilometri un gruppo di tre persone che arriva da Catania (nella foto) ci troviamo di fronte
persino a ad un ragazzino di tredici anni «E' mio figlio, Giuseppe» spiega Gregorio, suo
padre «Per ora mi fa da navigatore, ma è già un appassionato e seguirà le mie orme».
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