Certe vite varrebbe la pena di raccontarle per il solo fatto che
sono state vissute, se poi sono state vissute con saggezza, allora diventano anche un
monito e un esempio per le nuove generazioni. Così è stata la vita di Salvatore Prati
Lucca, un ragazzo del 1898, che si è spento nei giorni scorsi nella sua abitazione di
Varese. Un cittadino illustre, uno degli ultimi Cavalieri di Vittorio Veneto.
L'eccezionalità di quest'uomo non è stata certo il fatto di essere centenario, ma di
avere vissuto un secolo intenso di avvenimenti, e di averli vissuti da protagonista
positivo, sempre con un sguardo rivolto al futuro, fino all'ultimo giorno. Viveva con
discrezione, senza clamore, eppure era un uomo che, per i nobili natali e per gli
avvenimenti storici di cui era stato protagonista, di cose da raccontare ne aveva molte.
Salvatore Prati Lucca era originario di Piacenza,
apparteneva ad uno dei casati nobili di quella città. Il nonno Gaetano era notaio a
Piacenza, suo padre Luigi sposò Carolina Lucca, proveniente da una famiglia
piacentina di spicco, il padre di lei era infatti apprezzato amministratore della Città e
deputato alla Camera per alcune legislature.
Salvatore Prati Lucca venne chiamato giovanissimo alle armi, partecipò come ufficiale di
artiglieria al primo conflitto mondiale, combattendo sul Montello e lungo il
Piave.
Alla fine del conflitto, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza
all'università di Roma, si occupò della conduzione agricola dei beni di famiglia.
Insieme al fratello Gaetano fu tra i primi in Italia a portare innovazioni in campo
agricolo, che in futuro si rivelarono vincenti, come gli impianti di irrigazione a
pioggia.
Al palazzo di via Sopramuro, nella residenza di famiglia, erano di casa personaggi
illustri, come il piacentino Giuseppe Manfredi presidente del Senato e il noto Architetto
Manfredo Manfredi.
Durante la Seconda guerra mondiale Salvatore Prati Lucca si trasferì in
Francia prima a Lione, dove sposò la contessa Emilia Dobrski, e poi a Parigi. Qui
svolse attività di consulenza legale, curando gli interessi degli italiani
emigrati, d'intesa con il consolato italiano e successivamente fece parte della
commissione d'armistizio Franco-italiana. Assunse le funzioni consolari a Lione in un
periodo delicatissimo dove le esigenze umanitarie erano più pressanti di quelle
politiche.
Dopo la guerra ritornò in Italia. Svolse attività di
consulenza legale, si stabilì con i tre figli e la moglie a Varese, dove ha vissuto fino
ad oggi. Amava il suo paese e fino all'ultimo non ha mai smesso di occuparsene, con la
stessa tensione etica e morale che aveva caratterizzato gli anni della gioventù.
Se ne è andato con la serenità che ha contraddistinto tutta la sua vita.
Che lieve le sia quest'ultimo viaggio, "signor Toe".
La cerimonia funebre si terrà martedì diciotto luglio
alle ore 10.30 alla chiesa di Sant'Anna in Biumo Superiore
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