|
|
 |
| Varese - La
qualità della vita protagonista alle Ville Ponti in un seminario organizzato da Ospedale
di Circolo e Università dell'Insubria |
| Qualità della
vita e qualità della cura, le nuove frontiere della sanità |
|
| Quante volte
tiriamo in ballo la "qualità della vita" quando facciamo riferimento alle
condizioni di una persona malata o agli ultimi periodi di una persona che prima di morire
è stata tormentata da una qualche lunga malattia, senza soffermarsi su cosa questo
davvero rappresenti per chi nella malattia ci deve vivere. Molto spesso i metri sono di
tipo "scientifico" ("aveva un male incurabile, perciò non cera
niente da fare") o relazionale ("oramai era veramente pesante prendersi cura di
lui"). La definizione di ciò che, per esempio il medico curante, intende davvero
per "qualità della vita" è invece fondamentale per il malato: da questa
percezione dipende infatti fortemente la sua vita e il modo in cui viverla durante la
malattia.
Proprio a questa parte dellintervento sul malato sono dedicate le attività
strategiche attuali dellospedale di Circolo, e proprio alla qualità della vita era
dedicato il convegno svoltosi oggi alle Ville Ponti. Più che un convegno un seminario
dedicato agli addetti ai lavori, uomini e donne di scienza a cui capita spesso di prendere
decisioni che riguardano lessenza della vita stessa, ci che concerne la paura e il
dolore. E a parlarne, nel seminario organizzato dallOspedale di Circolo fondazione
Macchi e dalla Facoltà di medicina e chirurgia delluniversità dellInsubria,
sono arrivati addirittura dallAustralia: lintervento cardine è stato infatti
quello di Robert Cummins, professore di psicologia alla Deakin university, in Australia,
che ha illustrato quanto sia complessa e non banale questa strausata definizione di
"qualità della vita", comprendente due dimensioni, una oggettiva e una
soggettiva, e diverse aree (il professore australiano ne calcola 7: benessere materiale,
salute, produttività, intimità, sicurezza, inserimento nella comunità, benessere
emotivo ) la valutazione complessiva delle
quali costituisce la qualità della vita secondo ciò che percepito dal soggetto.
Non sono solo gli aspetti medici o legali quindi a definire la qualità della vita
delle persone, e limportanza della soddisfazione relativa alle singole aree
influenza molto ciò che è qualità di vita. Come uno loro studio ha evidenziato, un
anziano pieno di acciacchi si ritiene in maggioranza (più precisamente il 67,7%)
soddisfatto della sua vita, mentre situazioni di stress cronico (come accade per gli
educatori) o di mancanza di percezione dellintimità (nel caso limite della
schizofrenia) cambiano radicalmente questa percezione.
Quella dellazienda ospedaliera è stata una giornata di studio, oltre che utile,
anche necessaria: la qualità della vita dellutente è una delle principali
componenti della qualità dei servizi sanitari, uno dei parametri con cui vengono valutate
le aziende ospedaliere, che ora vivono in una dimensione concorrenziale che vuole
assomigliare sempre più al libero mercato, come ha spiegato il direttore sanitario
dellospedale Fabio Banfi, il quale ha ricordato che "Lobiettivo
prioritario assunto dalla nostra azienda ospedaliera è lumanizzazione,
miglioramento della qualità dei servizi per lutente prevede anche una definizione
dellutente. La risposta a "chi è lutente" è una risposta
complessa: non è solo il paziente per esempio, ma anche i medici che entrano in relazione
con lazienda a causa della malattia del paziente. Un elemento da calcolare, anche se
alla fine la scelta dellospedale da utilizzare la fa il paziente in base alle sue
esperienze pregresse"
Banfi ha mostrato anche il vero e proprio modello di contratto che la Regione ha ideato
per i rapporti tra le Asl, a cui è deputato il controllo sulle aziende ospedaliere che
sono il principale "fornitore" di servizi (attraverso le prescrizioni dei medici
di base), e lospedale: un patto basato anche sulla qualità dei servizi e limitato
da precisi controlli e certificazioni (che deve essere almeno ISO 9000).
Una umanizzazione quindi prescritta per regolamenti regionali, e
applicata con un vero e proprio contratto scritto tra gli enti sanitari che i pazienti
devono utilizzare.
|
|
Stefania Radman
|

|
Torna all'inizio
dell'articolo |
|

|
|
 |
 |
|