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Ore 12.54.43
Giorno
04/06/07
Varese - La qualità della vita protagonista alle Ville Ponti in un seminario organizzato da Ospedale di Circolo e Università dell'Insubria
Qualità della vita e qualità della cura, le nuove frontiere della sanità

Quante volte tiriamo in ballo la "qualità della vita" quando facciamo riferimento alle condizioni di una persona malata o agli ultimi periodi di una persona che prima di morire è stata tormentata da una qualche lunga malattia, senza soffermarsi su cosa questo davvero rappresenti per chi nella malattia ci deve vivere. Molto spesso i metri sono di tipo "scientifico" ("aveva un male incurabile, perciò non c’era niente da fare") o relazionale ("oramai era veramente pesante prendersi cura di lui").

La definizione di ciò che, per esempio il medico curante, intende davvero per "qualità della vita" è invece fondamentale per il malato: da questa percezione dipende infatti fortemente la sua vita e il modo in cui viverla durante la malattia.

Proprio a questa parte dell’intervento sul malato sono dedicate le attività strategiche attuali dell’ospedale di Circolo, e proprio alla qualità della vita era dedicato il convegno svoltosi oggi alle Ville Ponti. Più che un convegno un seminario dedicato agli addetti ai lavori, uomini e donne di scienza a cui capita spesso di prendere decisioni che riguardano l’essenza della vita stessa, ci che concerne la paura e il dolore. E a parlarne, nel seminario organizzato dall’Ospedale di Circolo fondazione Macchi e dalla Facoltà di medicina e chirurgia dell’università dell’Insubria, sono arrivati addirittura dall’Australia: l’intervento cardine è stato infatti quello di Robert Cummins, professore di psicologia alla Deakin university, in Australia, che ha illustrato quanto sia complessa e non banale questa strausata definizione di "qualità della vita", comprendente due dimensioni, una oggettiva e una soggettiva, e diverse aree (il professore australiano ne calcola 7: benessere materiale, salute, produttività, intimità, sicurezza, inserimento nella comunità, benessere emotivo) la valutazione complessiva delle quali costituisce la qualità della vita secondo ciò che percepito dal soggetto.

Non sono solo gli aspetti medici o legali quindi a definire la qualità della vita delle persone, e l’importanza della soddisfazione relativa alle singole aree influenza molto ciò che è qualità di vita. Come uno loro studio ha evidenziato, un anziano pieno di acciacchi si ritiene in maggioranza (più precisamente il 67,7%) soddisfatto della sua vita, mentre situazioni di stress cronico (come accade per gli educatori) o di mancanza di percezione dell’intimità (nel caso limite della schizofrenia) cambiano radicalmente questa percezione.

Quella dell’azienda ospedaliera è stata una giornata di studio, oltre che utile, anche necessaria: la qualità della vita dell’utente è una delle principali componenti della qualità dei servizi sanitari, uno dei parametri con cui vengono valutate le aziende ospedaliere, che ora vivono in una dimensione concorrenziale che vuole assomigliare sempre più al libero mercato, come ha spiegato il direttore sanitario dell’ospedale Fabio Banfi, il quale ha ricordato che "L’obiettivo prioritario assunto dalla nostra azienda ospedaliera è l’umanizzazione, miglioramento della qualità dei servizi per l’utente prevede anche una definizione dell’utente. La risposta a "chi è l’utente" è una risposta complessa: non è solo il paziente per esempio, ma anche i medici che entrano in relazione con l’azienda a causa della malattia del paziente. Un elemento da calcolare, anche se alla fine la scelta dell’ospedale da utilizzare la fa il paziente in base alle sue esperienze pregresse"

Banfi ha mostrato anche il vero e proprio modello di contratto che la Regione ha ideato per i rapporti tra le Asl, a cui è deputato il controllo sulle aziende ospedaliere che sono il principale "fornitore" di servizi (attraverso le prescrizioni dei medici di base), e l’ospedale: un patto basato anche sulla qualità dei servizi e limitato da precisi controlli e certificazioni (che deve essere almeno ISO 9000).

Una umanizzazione quindi prescritta per regolamenti regionali, e applicata con un vero e proprio contratto scritto tra gli enti sanitari che i pazienti devono utilizzare.

                                                                                   Stefania Radman 

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