Sta per consumarsi l'ultimo atto di uno dei processi più interessanti della
cronaca giudiziaria varesina. Difficile sapere in anticipo quale sarà la linea di azione
di Maccapani e Orelli (nella foto a sinistra). La difesa è entrata in questo processo con
poche possibilità di evitare una lunga reclusione al proprio assistito. E questo era
ovvio fin dall'inizio. Elia è reo confesso dell'omicidio del padre, la madre e il
fratello maggiore. Sulla sua sorte sembravano possibili solo due possibilità. La corte
accetta la tesi sostenuta con forza dalla difesa sull'incapacità di intendere e di volere
dell'omicida, ed allora per Elia si spalancherebbero le porte di un manicomio criminale.
Oppure rigetta questa tesi, accettando la perizia del professor Andreoli, ed allora
sarebbero tre ergastoli. Un processo monocorde se fosse andato solo così. Ed invece è
stato diverso. Molti gli interrogativi che erano aperti, e qualcuno ancora rimane intatto.
Qual è stato il ruolo del Cavalleri e quale quello effettivo degli altri? Il pm Massimo
Politi nella sua requisitoria non ha voluto smentire la sua tesi del "branco",
ma nella richiesta delle condanne poi si nota una pesante contraddizione. Oltre Cavalleri
nessuno rischia più di cinque anni di reclusione. Un po' pochini se si pensa che
potrebbero aver favorito in diversi modi Elia. Altro lato oscuro il ruolo di Costantino
Bodio, su cui la Guardia di Finanza sta ancora indagando ed è tutto secretato. Bodio,
grande amico della famiglia Del Grande aveva saputo della lettera in cui Elia sembrava
ipotizzare una strage. Arrivato a Cadrezzate il giorno 5 se ne guardò bene dal parlarne
al suo amico Enea. La testimonianza di Bodio in aula non ha fatto emergere niente di
nuovo, ma da lì, da Santo Domingo potrebbero arrivare altre rivelazioni importanti. Altro
aspetto determinante sarebbe sapere quanti colpi sono stati effettivamente sparati. Per
Elia cambierebbe poco, ma per la dinamica della strage si. Il processo ad Elia (Dietro le sbarre nella seduta del 19 novembre scorso)
non si è trasformato in un processo ad una realtà sociale triste e terribile. Non è
successo perché il Pm è stato attento a restare su binari solo penali. Non è stato
perché non era certo il ruolo della difesa. Questo per cultura, ma soprattutto per
strategia. Ci ha provato Andreoli nella sua perizia, ma è rimasto al margine del
dibattimento. La difesa si è mossa con uno stile impeccabile. Grande attenzione, grande
collaborazione e furbizia. Non è proprio dato sapere quale sarà la scena venerdì.
Proviamo ad azzardare solo delle ipotesi che diano seguito a quanto visto fin qui. C'è da
credere che i due avvocati faranno parti diverse cercando di centrare due obiettivi e se
proprio non ci riuscissero, almeno uno. Orelli si batterà come un leone per demolire la
perizia di Andreoli. Dalla sua ha le perizie degli altri psichiatri, la deposizione della
criminologa e della tossicologa. Inoltre, molte scelte di Elia fanno emergere con
chiarezza quante contraddizione vivesse quel ragazzo. Maccapani tenterà di demolire ogni
ipotesi di premeditazione. Cercherà di legare l'altro evento, quello del tassista per cui
ancora è aperto un processo, e allora potrebbe puntare sul massimo della riduzione della
pena. Comunque sia sarà difficile avere il verdetto prima della fine dell'estate. Solo
allora, si saprà cosa vorrà in cambio la giustizia per quella orribile strage della
notte dell'Epifania di due anni or sono.
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