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Giorno
04/06/07
I troppi misteri della "Strage dei fornai"

Processo Del Grande: la parola alla difesa

Varese -  La sentenza del processo Del Grande arriverà il primo dicembre
"Matto e drogato, comunque non in grado di intendere e volere"

"Elia non era in grado di intendere e di volere". Per la difesa il processo  si chiude qua. Schizofrenico paranoide o tossicodipendente cronico, le cose cambiano solo per i comma e gli articoli di legge, ma la sostanza rimane l'impunitabilità del pluriomicida.
I due avvocati della difesa, Gianfranco Orelli ed Ettore Maccapani si sono divisi l'udienza. Il primo ha parlato tra le dieci e le tredici e il secondo dalle quattordici e trenta alle sedici. 
Una lunga fatica che avrà una risposta il primo di dicembre quando arriverà la sentenza. Una data molto distante a causa dello stato di gravidanza di un giudice popolare.

Orelli è tornato sul luogo del delitto e non si è fatto scappare l'occasione per ribadire di come alcune questioni siano state trattate frettolosamente. 
Poi ha iniziato a raccontare di Elia. 
"Ho studiato molti manuali di psichiatria per indagare a fondo nella personalità di Elia". La sua trattazione è stata infatti intercalata spesso dalla lettura di alcuni brani. All'inizio ha spiegato il funzionamento del cervello e come si forma un'idea e di conseguenza quali sono i riferimenti delle azioni. 
"Elia soffriva di grave patologia perché affetto da forti disturbi sensoriali e da deliri e manie. Di questo ne hanno parlato tutti gli psichiatri che sono entrati in contatto con lui". C'è di più. Il giovane è un vero "megalomane, uno sempre convinto di essere perseguitato e da ultimo è un erotomane tanto da perdere di vista la realtà di cosa rappresentasse Raysa" A questo si unisce uno stato di allucinazioni continue e una decisa anaffettività. 
L'avvocato è poi passato a valutare la perizia di Andreoli. Va ricordato che per il professore veronese, anche se Elia è da considerare un caso borderline, ossia al limite, quando commise il fatto era perfettamente in grado di intendere e di volere. Il lavoro di Andreoli è stato lungo e molto argomentato. Un duro colpo alle tesi della difesa, che comunque non si arrese e continuò a perseguire la propria linea. Oggi, Orelli si è tolto il gusto di attaccare frontalmente il professore affermando che "Andreoli ha barato, come quei giocatori che tengono una carta nella manica". 
La sua perizia non va bene per questioni di metodo, di contenuti e di modalità. Di metodo perché non ha voluto ascoltare alcuni suggerimenti. È andato ben oltre le richieste della corte affrontando le caratteristiche psicologiche di Elia e ricostruendo la dinamica dei fatti. 
Sui contenuti poi ci sono cose molto gravi. Ha escluso l'elettroencefalogramma e malgrado i colloqui dello psicologo da lui incaricato parlassero di comportamenti bizzarri, lui ha negato sottovalutando questi aspetti. 
Da ultimo le modalità di analisi non sono state corrette e l'interpretazione di alcuni test ne sarebbero una riprova. 
Insomma Andreoli non crede alla schizofrenia ed anche di fronte a evidenti segnali in questa direzione, si sarebbe rifiutato di indagare più a fondo. 
Orelli si è scaldato ed ha affondato con forza la lancia contro la perizia e il comportamento di Andreoli. "Tutti gli psichiatri parlano o di elementi di schizofrenia o di paranoia. Ponti dice che da borderline, sottoposto a uno stress molto intenso gli avrebbe fatto compiere azioni senza essere in grado di intendere e volere. Per Salvatores sarebbe un oligofrenico. 
Le tinte tracciate per descrivere Elia sono molto forti e Orelli non si è risparmiato. È emersa una figura mostruosa, forse, oltre ogni limite, ma il gioco svolto dall'avvocato, oggi era di quelli duri e lui è andato fino in fondo. Prima della pausa di mezzogiorno ha voluto parlare delle perizie fatte dal grafologo Cassarà, una vera eminenza nel settore. Le conclusioni del professore sarebbero incredibili. Nello stesso involucro convivono più Elia. Oltre a questo c'è in atto un processo involutivo che lo farebbe recedere a stadi infantili.

Di ben altro tono l'intervento di Ettore Maccapani. L'avvocato ha ribadito la bontà della requisitoria del suo collega. Con una battuta ha liquidato la perizia principe del processo. "Da Andreoli ci aspettavamo maggiore attenzione e maggiore professionalità". 
Maccapani ha poi centrato l'attenzione sullo stato di Elia. "Un tossicodipendente cronico come stabilito da diverse perizie". 
L'articolo 95 del codice penale prevede l'impunibilità proprio in caso di persone affette in modo cronico da tossicomania. 
L'avvocato ha fatto una lunga disquisizione di tipo giuridico con diversi riferimenti giurisprudenziali e dottrinali.
La Corte costituzionale si è già pronunciata su questo tema lasciando però inalterato il quadro giurisprudenziale in quanto non prese una decisione netta. La questione è complessa, ma riportata al caso Del Grande significa che l'imputabilità può arrivare se si stabilisse che anche per un attimo lui non era in grado di intendere e volere, mentre se questo fosse legato al suo stato tossicologico occorrerebbe stabilire la cronicità del fatto. 
Maccapani ha poi chiuso con una riflessione personale e della sua difficoltà nel trovare le risposte giuste ai quesiti che un caso come questo lascia aperti.

                                             Augusto Cesar     

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