"Elia
non era in grado di intendere e di volere". Per la difesa il processo si chiude
qua. Schizofrenico paranoide o tossicodipendente cronico, le cose cambiano solo per i
comma e gli articoli di legge, ma la sostanza rimane l'impunitabilità del pluriomicida.
I due avvocati della difesa, Gianfranco Orelli ed Ettore Maccapani si sono divisi
l'udienza. Il primo ha parlato tra le dieci e le tredici e il secondo dalle quattordici e
trenta alle sedici.
Una lunga fatica che avrà una risposta il primo di dicembre quando arriverà la sentenza.
Una data molto distante a causa dello stato di gravidanza di un giudice popolare. Orelli è tornato sul luogo del delitto e non si è fatto scappare
l'occasione per ribadire di come alcune questioni siano state trattate
frettolosamente.
Poi ha iniziato a raccontare di Elia.
"Ho studiato molti manuali di psichiatria per indagare a fondo nella personalità di
Elia". La sua trattazione è stata infatti intercalata spesso dalla lettura di alcuni
brani. All'inizio ha spiegato il funzionamento del cervello e come si forma un'idea e di
conseguenza quali sono i riferimenti delle azioni.
"Elia soffriva di grave patologia perché affetto da forti disturbi sensoriali e da
deliri e manie. Di questo ne hanno parlato tutti gli psichiatri che sono entrati in
contatto con lui". C'è di più. Il giovane è un vero "megalomane, uno sempre
convinto di essere perseguitato e da ultimo è un erotomane tanto da perdere di vista la
realtà di cosa rappresentasse Raysa" A questo si unisce uno stato di allucinazioni
continue e una decisa anaffettività.
L'avvocato è poi passato a valutare la perizia di Andreoli. Va ricordato che per il
professore veronese, anche se Elia è da considerare un caso borderline, ossia al limite,
quando commise il fatto era perfettamente in grado di intendere e di volere. Il lavoro di
Andreoli è stato lungo e molto argomentato. Un duro colpo alle tesi della difesa, che
comunque non si arrese e continuò a perseguire la propria linea. Oggi, Orelli si è tolto
il gusto di attaccare frontalmente il professore affermando che "Andreoli ha barato,
come quei giocatori che tengono una carta nella manica".
La sua perizia non va bene per questioni di metodo, di contenuti e di modalità. Di metodo
perché non ha voluto ascoltare alcuni suggerimenti. È andato ben oltre le richieste
della corte affrontando le caratteristiche psicologiche di Elia e ricostruendo la dinamica
dei fatti.
Sui contenuti poi ci sono cose molto gravi. Ha escluso l'elettroencefalogramma e malgrado
i colloqui dello psicologo da lui incaricato parlassero di comportamenti bizzarri, lui ha
negato sottovalutando questi aspetti.
Da ultimo le modalità di analisi non sono state corrette e l'interpretazione di alcuni
test ne sarebbero una riprova.
Insomma Andreoli non crede alla schizofrenia ed anche di fronte a evidenti segnali in
questa direzione, si sarebbe rifiutato di indagare più a fondo.
Orelli si è scaldato ed ha affondato con forza la lancia contro la perizia e il
comportamento di Andreoli. "Tutti gli psichiatri parlano o di elementi di
schizofrenia o di paranoia. Ponti dice che da borderline, sottoposto a uno stress molto
intenso gli avrebbe fatto compiere azioni senza essere in grado di intendere e volere. Per
Salvatores sarebbe un oligofrenico.
Le tinte tracciate per descrivere Elia sono molto forti e Orelli non si è risparmiato. È
emersa una figura mostruosa, forse, oltre ogni limite, ma il gioco svolto dall'avvocato,
oggi era di quelli duri e lui è andato fino in fondo. Prima della pausa di mezzogiorno ha
voluto parlare delle perizie fatte dal grafologo Cassarà, una vera eminenza nel settore.
Le conclusioni del professore sarebbero incredibili. Nello stesso involucro convivono più
Elia. Oltre a questo c'è in atto un processo involutivo che lo farebbe recedere a stadi
infantili.
Di ben altro tono l'intervento di Ettore Maccapani.
L'avvocato ha ribadito la bontà della requisitoria del suo collega. Con una battuta ha
liquidato la perizia principe del processo. "Da Andreoli ci aspettavamo maggiore
attenzione e maggiore professionalità".
Maccapani ha poi centrato l'attenzione sullo stato di Elia. "Un tossicodipendente
cronico come stabilito da diverse perizie".
L'articolo 95 del codice penale prevede l'impunibilità proprio in caso di persone affette
in modo cronico da tossicomania.
L'avvocato ha fatto una lunga disquisizione di tipo giuridico con diversi riferimenti
giurisprudenziali e dottrinali.
La Corte costituzionale si è già pronunciata su questo tema lasciando però inalterato
il quadro giurisprudenziale in quanto non prese una decisione netta. La questione è
complessa, ma riportata al caso Del Grande significa che l'imputabilità può arrivare se
si stabilisse che anche per un attimo lui non era in grado di intendere e volere, mentre
se questo fosse legato al suo stato tossicologico occorrerebbe stabilire la cronicità del
fatto.
Maccapani ha poi chiuso con una riflessione personale e della sua difficoltà nel trovare
le risposte giuste ai quesiti che un caso come questo lascia aperti.
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