| Il
processo Del Grande corre su binari rigidi e non riesce a far completamente luce su
tutta la vicenda. Se ne è lamentato l'avvocato Gianfranco Orelli nella sua requisitoria.
Ha subito puntualizzato su sei capi di imputazione facendo le pulci punto per punto. Ma,
prima di iniziare a parlare della presunta malattia mentale di Elia ha voluto tornare sul
luogo del delitto in quella tragica notte dell'epifania di due anni fa. Sono almeno quattro le cose che non quadrano secondo l'avvocato.
Enrico Del Grande, colpito a morte dal fratello, aspetta che questi se ne vada e
trascinandosi a stento raggiunge il telefono e chiama il 112. Risponde il carabiniere
Claudio Angeli da Gallarate. Sono le 3,40 ed Enrico per tre volte afferma "ci hanno
sparato" e poi da ultimo "mi hanno sparato". La testimonianza resa in aula
il 20 novembre 1998 conferma questa vicenda. Anche l'altro carabiniere che prese una
seconda telefonata afferma che il Del Grande disse "ci hanno sparato". Stessa
testimonianza ha reso chi è accorso in casa cercando disperatamente di salvare la vita ad
Enrico.
Altro passaggio inquietante sono i reperti intorno e sul corpo della signora Frosio. Sono
state rinvenute tre borre. Quindi i colpi sparati non sarebbero due bensì tre. Tesi
confermata almeno in parte dall'unico vicino che avrebbe sentito una sequenza di colpi non
regolare.
Questi particolari non sono frutto della paranoia di un
avvocato, ma determinanti anche ai fini processuali. Se Elia avesse compiuto tutta la
strage non da solo alcuni aspetti potrebbero essere diversi.
Ultima questione è quella legata al ritrovamento dei fucili che pare non sia completo.
Da questa ricostruzione poi Orelli è passato al movente.
"Si dice che l'ha fatto per avere l'eredità. Ma se così fosse il suo comportamento
è poi stato l'esatto opposto. Invece di fuggire mette in atto una serie di azioni
assolutamente non consone al suo stato. Poi non cerca una via di uscita protetta, ma
prende un taxi. Mancava solo che si recasse dai carabinieri per un timbro sul passaporto e
poi ha fatto tutto".
Due questioni allora diventano centrali per cercare di capirci meglio. La lettera famosa
ritrovata a Santo Domingo e il ruolo di Costantino Bodio e del patrimonio Del Grande ai
Caraibi.
Sulla lettera Orelli è stato perfin sarcastico. "Tutti ne parlavano da mesi e
chissà come mai arriva al Gip prima ancora che sia possibile averla
in Italia?" Si domanda Orelli. Per l'avvocato qualcuno ha
interesse a che Elia venga tolto di torno per sempre. Parole pesanti come macigni, ma che
non sembrano aver sortito particolari effetti, almeno al momento.
Orelli ha poi concluso questa parte del suo discorso con un attacco frontale ad alcune
affermazioni di Cavalleri. Lo stalliere avrebbe detto che Elia voleva uccidere i suoi
perché lo trattavano da "drogatello", parola uscita dalla famosa lettera.
"Dopo un anno che si parlava solo di questo il Cavalleri esce con un'affermazione
senz'altro letta da qualche giornale".
Per la difesa le tante tesi possibili hanno interessato
poco e questo ha in parte reso monocorde il processo, ma Orelli non si è dato per vinto
ed ha cercato di rimettere su un piatto tutta la questione. " È solo per avere un
processo giusto". E non sarebbe poco.
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