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Varese-laghi
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Ore 12.55.03
Giorno
04/06/07
Dossier prostituzione
Varese - Nel racconto di Tatiana e Lina, uno spaccato del fenomeno nella provincia dei laghi
I colori della prostituzione

"Ho iniziato a battere tardi. Avevo già quarant'anni. Venni licenziata e nella disperazione un'amica mi propose di andare a "fare la vita" con lei. All'inizio fu uno shock, poi mi abituai all'idea. Fui subito sconcertata dalla facilità con cui si guadagnavano i soldi. Quello che prendevo prima in un mese potevo raggiungerlo in due tre giorni". La storia di Lina è emblematica di come sia cambiata la prostituzione delle donne italiane negli ultimi anni. Ci sono strade che sono diventate famose non per il traffico automobilistico, ma per quello delle "signorine".

La Lomazzo-Bizzarone sul territorio comasco, o la Besozzo-Vergiate su quello varesino sono state un mito. Ogni zona in Italia ne ha avuta una. Poi, anche questa realtà si modifica, assume nuovi connotati. E così la presenza delle prostitute si fa diversa. La strada più di ogni altro luogo fa apparire elementi di drammatica mescolanza di razze. Le prostitute italiane, eccetto quelle definite "storiche", cioè ormai prossime alla pensione, hanno cercato modalità diverse per lavorare. E hanno lasciato le strade alle straniere. Varese non è Milano e questo cambiamento è meno marcato, ma c'è. E bene lo testimoniano le due storie di Tatiana e Lina. I racconti, in cui sono cambiati solo i nomi delle protagoniste, danno uno spaccato sulla prostituzione oggi in provincia. A partire dagli anni Ottanta nessun luogo come la strada ha indicato quali fossero i flussi migratori. Circa dieci anni fa la presenza di giovani donne africane nere divenne massiccia. Fu un segnale inequivocabile del cambiamento che stava subendo il fenomeno della prostituzione. E non c'è stata paura dell'Aids che tenesse a freno questa attività. Parallelamente nelle grandi città i viados, soprattutto brasiliani, fanno emergere un altro aspetto. Dopo le africane, la crisi dei loro paesi ha spinto le donne albanesi e poi sIave a tentare la fortuna da noi. Tatiana è una di loro. È arrivata circa quattro mesi fa dalla Macedonia pagando due milioni a una organizzazione che gestisce la "fuga" dai paesi dell'ex Jugoslavia. Ha ventitré anni e parla malissimo l'italiano, nessuna doppia e tutti i verbi all'infinito, ma i suoi occhietti vispi fanno subito intendere quando non capisce davvero qualcosa. Ha un po' paura perché è senza permesso di soggiorno e la polizia l'ha già fermata una volta portandola in questura. "Mio marito morto e bambini avere sempre fame. Mia famiglia povera. Italia rica e io lavorare su strada solo per bambini". Si tranquillizza e sembra disposta a raccontare un pezzo della sua storia. Si presenta bene, con una minigonna corta e un giaccone che ne nasconde completamente il corpo eccetto le gambe. È piccolina, carina, con uno sguardo dolce e indifeso. I capelli lunghi e ben curati nascondono a fatica una faccia giovane con una carnagione chiarissima. È truccata in modo non pesante e porta degli orecchini molto vistosi. La morte del marito in un incidente stradale l'ha segnata profondamente. Ha lasciato un lavoro saltuario che non le bastava per far vivere i suoi due figli e, su consiglio di amiche, è arrivata a Varese. A sentir lei la sua attività è gestita con un "fai da te", senza alcun protettore. Vive in una piccola locanda di paese dove paga oltre un milione solo per dormire. "Io vado posta e spedire soldi mia famiglia per bambini. Io no puttana. Tatiana non piacere andare strada tutti i giorni". Ha una carica incredibile nel raccontare queste cose. Fa trasparire tutta la drammaticità delle sue scelte e sa che non potrà andare avanti molto così. Lavora di notte perché ci sono meno controlli, ma anche più rischi. Ogni sera la accompagna e la va a riprendere un ' 'amico italiano". "Io tornare presto Macedonia per pasaporto. Miei figli venire con me e basta strada. Tatiana cameriera. Lavorare bar, ristorante". Piccoli sogni. Una vita normale. Un lavoro, una casa. Senza la continua paura di esser braccata, maltrattata, offesa perché costretta a dar piacere a pagamento. 

La storia di Lina è completamente diversa. E' una bella donna. Capelli tinti biondi, un bel corpo. La minigonna e un body attillatissimo mettono in evidenza delle belle gambe e un grosso seno. Ha oltre cinquant'anni, ma non li dimostra e li porta molto bene. Ama dipingere e parla con piacere di quanto l'abbia cambiata l'esperienza della prostituzione. "Lo schifo iniziale fu via via superato. Cominciai a diventare più maliziosa e a capire i clienti. I loro gusti, i desideri nascosti, i problemi. Per molti è un'esperienza "rifugio" dove si possono provare cose che magari ci si vergogna a fare con la fidanzata o la moglie. Quasi tutti sono legati sentimentalmente ma con me c'è il gusto del proibito e della trasgressione".

Anche la storia di Lina è segnata dalla scomparsa di un uomo. La perdita del lavoro diventa un altro tassello che la spingerà sulla strada. Ma lei è italiana, non ha studiato, ma sa affrontare la realtà. Due figli ormai grandi e autonomi, che non sanno dell'attività della madre, e che si preoccupano per lei. Non sanno che ormai è ricca e decide cosa fare e non fare. "Sì. Sono alla fine di questa esperienza. Il mio corpo è ancora giovane e io ho voglia di esser voluta dagli uomini, ma adesso è ora di smettere. Da più di cinque anni ho iniziato a lavorare solo in casa e cosi le cose sono davvero cambiate. I clienti me li scelgo, in un certo modo sono selezionati. E sono disposti a pagare cifre che sulla strada una donna come me non potrebbe mai chiedere". Il calo delle "ragazze di strada" è allora più comprensibile in una provincia ricca come Varese. Lina sostiene di ricevere molte telefonate di amici di clienti che vogliono avere le sue prestazioni."Ci sono uomini disposti a pagare anche mezzo milione per un'ora di amore. E io non mi lascio attrarre da strane pratiche tanto in voga ultimamente. Mi riferisco a sadomasochismo, feticismo e altro. Io so dare piacere, ma lo faccio in modo tradizionale". Lina si lascia andare nelle descrizioni di cosa è disposta a fare con un uomo, ma per questo è sufficiente l'esercizio della fantasia dei lettori.

M.G.

                                       

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