| "Ho
iniziato a battere tardi. Avevo già quarant'anni. Venni licenziata e nella disperazione
un'amica mi propose di andare a "fare la vita" con lei. All'inizio fu uno shock,
poi mi abituai all'idea. Fui subito sconcertata dalla facilità con cui si guadagnavano i
soldi. Quello che prendevo prima in un mese potevo raggiungerlo in due tre giorni".
La storia di Lina è emblematica di come sia cambiata la prostituzione delle donne
italiane negli ultimi anni. Ci sono strade che sono diventate famose non per il traffico
automobilistico, ma per quello delle "signorine". La
Lomazzo-Bizzarone sul territorio comasco, o la Besozzo-Vergiate su quello varesino sono
state un mito. Ogni zona in Italia ne ha avuta una. Poi, anche questa realtà si modifica,
assume nuovi connotati. E così la presenza delle prostitute si fa diversa. La strada più
di ogni altro luogo fa apparire elementi di drammatica mescolanza di razze. Le prostitute
italiane, eccetto quelle definite "storiche", cioè ormai prossime alla
pensione, hanno cercato modalità diverse per lavorare. E hanno lasciato le strade alle
straniere. Varese non è Milano e questo cambiamento è meno marcato, ma c'è. E bene lo
testimoniano le due storie di Tatiana e Lina. I racconti, in cui sono cambiati solo i nomi
delle protagoniste, danno uno spaccato sulla prostituzione oggi in provincia. A partire
dagli anni Ottanta nessun luogo come la strada ha indicato quali fossero i flussi
migratori. Circa dieci anni fa la presenza di giovani donne africane nere divenne
massiccia. Fu un segnale inequivocabile del cambiamento che stava subendo il fenomeno
della prostituzione. E non c'è stata paura dell'Aids che tenesse a freno questa
attività. Parallelamente nelle grandi città i viados, soprattutto brasiliani, fanno
emergere un altro aspetto. Dopo le africane, la crisi dei loro paesi ha spinto le donne
albanesi e poi sIave a tentare la fortuna da noi. Tatiana è una di loro. È arrivata
circa quattro mesi fa dalla Macedonia pagando due milioni a una organizzazione che
gestisce la "fuga" dai paesi dell'ex Jugoslavia. Ha ventitré anni e parla
malissimo l'italiano, nessuna doppia e tutti i verbi all'infinito, ma i suoi occhietti
vispi fanno subito intendere quando non capisce davvero qualcosa. Ha un po' paura perché
è senza permesso di soggiorno e la polizia l'ha già fermata una volta portandola in
questura. "Mio marito morto e bambini avere sempre fame. Mia famiglia povera. Italia
rica e io lavorare su strada solo per bambini". Si tranquillizza e sembra disposta a
raccontare un pezzo della sua storia. Si presenta bene, con una minigonna corta e un
giaccone che ne nasconde completamente il corpo eccetto le gambe. È piccolina, carina,
con uno sguardo dolce e indifeso. I capelli lunghi e ben curati nascondono a fatica una
faccia giovane con una carnagione chiarissima. È truccata in modo non pesante e porta
degli orecchini molto vistosi. La morte del marito in un incidente stradale l'ha segnata
profondamente. Ha lasciato un lavoro saltuario che non le bastava per far vivere i suoi
due figli e, su consiglio di amiche, è arrivata a Varese. A sentir lei la sua attività
è gestita con un "fai da te", senza alcun protettore. Vive in una piccola
locanda di paese dove paga oltre un milione solo per dormire. "Io vado posta e
spedire soldi mia famiglia per bambini. Io no puttana. Tatiana non piacere andare strada
tutti i giorni". Ha una carica incredibile nel raccontare queste cose. Fa trasparire
tutta la drammaticità delle sue scelte e sa che non potrà andare avanti molto così.
Lavora di notte perché ci sono meno controlli, ma anche più rischi. Ogni sera la
accompagna e la va a riprendere un ' 'amico italiano". "Io tornare presto
Macedonia per pasaporto. Miei figli venire con me e basta strada. Tatiana cameriera.
Lavorare bar, ristorante". Piccoli sogni. Una vita normale. Un lavoro, una casa.
Senza la continua paura di esser braccata, maltrattata, offesa perché costretta a dar
piacere a pagamento.
La storia di Lina è completamente diversa. E' una bella donna.
Capelli tinti biondi, un bel corpo. La minigonna e un body attillatissimo mettono in
evidenza delle belle gambe e un grosso seno. Ha oltre cinquant'anni, ma non li dimostra e
li porta molto bene. Ama dipingere e parla con piacere di quanto l'abbia cambiata
l'esperienza della prostituzione. "Lo schifo iniziale fu via via superato. Cominciai
a diventare più maliziosa e a capire i clienti. I loro gusti, i desideri nascosti, i
problemi. Per molti è un'esperienza "rifugio" dove si possono provare cose che
magari ci si vergogna a fare con la fidanzata o la moglie. Quasi tutti sono legati
sentimentalmente ma con me c'è il gusto del proibito e della trasgressione".
Anche la storia di Lina è segnata dalla scomparsa di un uomo. La
perdita del lavoro diventa un altro tassello che la spingerà sulla strada. Ma lei è
italiana, non ha studiato, ma sa affrontare la realtà. Due figli ormai grandi e autonomi,
che non sanno dell'attività della madre, e che si preoccupano per lei. Non sanno che
ormai è ricca e decide cosa fare e non fare. "Sì. Sono alla fine di questa
esperienza. Il mio corpo è ancora giovane e io ho voglia di esser voluta dagli uomini, ma
adesso è ora di smettere. Da più di cinque anni ho iniziato a lavorare solo in casa e
cosi le cose sono davvero cambiate. I clienti me li scelgo, in un certo modo sono
selezionati. E sono disposti a pagare cifre che sulla strada una donna come me non
potrebbe mai chiedere". Il calo delle "ragazze di strada" è allora più
comprensibile in una provincia ricca come Varese. Lina sostiene di ricevere molte
telefonate di amici di clienti che vogliono avere le sue prestazioni."Ci sono uomini
disposti a pagare anche mezzo milione per un'ora di amore. E io non mi lascio attrarre da
strane pratiche tanto in voga ultimamente. Mi riferisco a sadomasochismo, feticismo e
altro. Io so dare piacere, ma lo faccio in modo tradizionale". Lina si lascia andare
nelle descrizioni di cosa è disposta a fare con un uomo, ma per questo è sufficiente
l'esercizio della fantasia dei lettori.
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