| Quante persone a
parole vorrebbero cambiare la propria vita. Farla finita con il la quotidianità
lavorativa ed immergersi nella natura per vivere con essa lontano dallo stress. Scelta
dura e difficile, che non tutti potrebbero fare. Gaetano
Sardo dopo aver lavorato per più di vent'anni in banca, decise di cambiare. Trovò un
cascinale abbandonato nella zona di Montegrino sotto i Sette Termini e iniziò a lavorare
con la moglie Marisa per creare la sua azienda agricola.
La cascina Sciarè compare improvvisamente dopo una strada stretta
in mezzo al bosco che termina in un magnifico prato sottostante la casa. L'atmosfera è
quella di montagna e quando si entra nella cucina, dove il signor Sardo sta preparando il
caffè, si viene accolti da un'aria famigliare.
"E' stata un scelta di ragione esistenziale; la voglia di
creare un'azienda agricola era già nata nel '73. Nell'80 mentre lavoravo in banca ero
impegnato a sistemare questa cascina. Abbiamo acquistato animali e macchinari. Avevamo
bovini ma ora teniamo solo capre, perché hanno molti meno problemi, come quelli createsi
a causa delle quote latte. Oggi abbiamo sessanta capre che dall'anno prossimo produrranno
latte, facilmente commerciabile e molto nutriente. Ad esso si unirà anche la produzione
di formaggio che però ha un aspetto commerciale impegnativo per le norme dell'Unione
Europea che pone dei limiti notevoli allo sviluppo commerciale
dei prodotti nostrani."
Conoscere questa realtà ci porta a anche a prendere coscienza delle
problematiche di un territorio e di un'attività ad essa connessa: " Le aziende
agricole in montagna devono essere sovvenzionate maggiormente. Finché per esempio viene
sovvenzionata la letamazione senza chimica e si taglia fuori zone come le nostre, quindi
montane, perché è già scontato che utilizzino letame naturale, non si otterranno
incentivazioni giuste. La stessa cosa vale per la fienagione: costa di più fare il fieno
che comprarlo. Ci vogliono leggi e provvedimenti come la legge 20/70 che offre contributi
per il miglioramento dei boschi, quindi per le attività di pulizia e di taglio. L'unione
Europea invece rivolge maggior attenzioni verso la pianura padana. In questo senso siamo
svantaggiati, perché ci troviamo proprio vicino ad una zona altamente produttiva. Tutto
questo territorio, che copre la parte nord del Campo Dei Fiori fino a dopo Luino, è in
uno stato di abbandono. La cultura contadina è scomparsa e con
essa il mantenimento dell'ambiente. Ci vuole una progettazione ad ampio respiro per ridare
nuova vita a luoghi di tale bellezza."
La moglie spiega che pochi mesi fa è morto il contadino, loro
vicino. E' stato il loro maestro; ha insegnato loro tutti i segreti di un mestiere che ben
poche persone oggi saprebbero fare. Con lui, dice, è veramente morta una cultura
millenaria che ha saputo mantenere un equilibrio ambientale con grandi sacrifici e grande
conoscenza. "Tutte le colline e le montagne che ci sono qui attorno - continua -
erano coltivate. Ora se nessuno si preoccupa più, queste zone moriranno ed è un peccato
perché sono bellissime ed hanno una storia che non dovrebbe essere persa."
Anche la figlia, laureata all'università di Bologna, partecipa
attivamente all'attività di famiglia e sta cercando di organizzare una serie di attività
che comprendono il trekking a piedi e a cavallo. Il padre spiega che avevano fatto
ristorazione per un periodo ma alla fine hanno dovuto smettere perché andava contro la
propria filosofia: "Non sono venuto fino a qui per far quadrare i conti, anche se i
soldi ci servono; l'idea di fare l'oste il sabato e la domenica non mi piaceva molto. Ora
per il futuro non ho idea, bisogna vedere che intenzioni ha mia figlia. L'idea di un
agriturismo serio c'è, ma deve essere serio e non fittizio come la maggior parte degli
agriturismo, che senz'altro sono redditizi ma che non portano alcun bene al territorio. Si
dovrebbero chiamare ristoranti e basta. Bisognerebbe creare invece una serie di aziende
agricole, vere e proprie che oltre alla propria attività, che mantiene il territorio,
uniscano un discorso turistico, offrendo specialità locali e attività di diverso genere.
Nascerebbe in questo modo una collaborazione che darebbe valore e slancio al turismo
nazionale ed internazionale e al territorio stesso (non dimentichiamo che zone come queste
sono ricercatissime soprattutto all'estero)."
A Cascina Sciarè si respira un'aria di serenità e di semplicità
che ricorda un mondo passato. Allo stesso tempo questa azienda agricola non è solo un
sistema alternativo di vita bensì un'attività e un atteggiamento indispensabile ad una
politica territoriale che voglia far crescere in modo intelligente ogni aspetto della sua
realtà. Iniziative come quelle della famiglia Sardo non devono
essere considerate come un caso isolato ma devono essere supportate ed incentivate
adeguatamente dalla regione e dai comuni.
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