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| Milano -
Non bastano gli attestati di stima. Occorre un progetto economico per salvare il
giornale |
| L'Unità non deve
morire |
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Siamo
straordinari. Siamo bravi: «Uno scrigno di gioielli», l'Unità. Il giornale è ancora
autorevole. In questi giorni lo rimpiangono in molti, moltissimi, dalla destra dello
schieramento politico. Hanno perfino sottoscritto stanziamenti e donazioni simboliche. Nel
«nostro» mondo, la sinistra, choc, rabbia, sottoscrizioni. Eppure, siamo chiusi. La voce
dell'«Unità», oggi, chissà fino a quando, è affidata ad altri.
E noi? Noi giornalisti e poligrafici? Per oltre due anni abbiamo lavorato con un
«contratto di solidarietà». Da due mesi non riceviamo lo stipendio. Siamo stati
presenti agli avvenimenti a spese nostre. Da oggi siamo tutti in cassa integrazione.
Alcuni sono già stati licenziati, molti, forse la maggior parte, lo saranno: tutti, anzi,
se il giornale cesserà definitivamente le pubblicazioni. Le liquidazioni, gli arrestrati,
sono a rischio.
Abbiamo dimostrato, come si usa dire, «senso di responsabilità». Ne dimostreremo
ancora. E mentre singolarmente tutti stiamo vivendo un dramma personale dobbiamo,
contemporaneamente, lottare per salvare il futuro: nostro e del quotidiano. Il nome
dell'«Unità» deve essere tenuto vivo; la sua sede, aperta; la campagna di solidarietà
e mobilitazione, attiva.
L'«Unità», dopo lunghi periodi di difficoltà, di ridimensionamenti, di tagli, di
scarsità di mezzi, ha conservato fino a ieri un bacino di oltre 50.000 copie vendute: una
base solida dalla quale si può solo risalire. Conserva una forte immagine. Depurata dai
debiti arretrati, può tornare in edicola da protagonista.
Siamo giornalisti. Siamo un giornale. Siamo un'opportunità. Imprenditori, se ci siete:
battete un colpo. Sinistra, se ci sei: battine due. |
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La
redazione milanese dell'Unità
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