No, non è un errore o una svista, ul senatur Umberto Bossi, nel
ringraziare le istituzioni per la realizzazione della funicolare, ha detto proprio "i
sindaci di Varese". Un plurale che non è sfuggito ai presenti e soprattutto al
capogruppo di Varese Città, il consigliere comunale Alberto Paci. «L'affermazione di
Umberto Bossi ai sindaci è il riconoscimento che la primogenitura di quest'opera spetta
all'ex sindaco Raimondo Fassa. È inequivocabile, ha ringraziato un solo presidente della
provincia e...».
Fu infatti nella seduta consiliare del 16 maggio del 1994 che l'assemblea, con delibera
numero 93, approvò il progetto di massima predisposto da Avt, mettendo in moto così
tutto il meccanismo per poter ripristinare la funicolare. Borgomastro della città,
all'epoca della delibera, era proprio Raimondo Fassa, tempi in cui vestiva ancora di verde
padano.
(nella foto sopra
da sinistra: Umberto Bossi, Aldo Fumagalli, Francesco Ogliari)Questa funicolare però non ha solo
tanti padri putativi, ma anche tanti zii emozionati per il lieto evento. «È stata la
realizzazione di un sogno» ha detto Gigi Farioli di Fi, che nell'euforia del momento ha
scomodato nientemeno che Sören Kierkegaard, «non ci puo' essere un grande futuro se non
si hanno grandi radici nel passato».
Un passato tirato in ballo da molti, compresi i cittadini comuni come Carlo Motta,
visibilmente emozionato al termine del primo viaggio. «Ricordo di esserci salito da
bambino, è bellissimo non è cambiato niente». La signora Anna
Parmagnani, classe 1913, nipote di Savio Cagnoni, il manovratore che il 31 agosto del
'53 chiuse definitivamente il cancello di accesso, ricorda invece «di esserci cresciuta
con la funicolare».
Ha ragione il sciur Motta, niente è cambiato, ad eccezione
della sala macchine, per fortuna. Lo stile della stazione di arrivo è lo stesso, un
liberty con il sottotetto in legno, sobrio ed elegante. Peccato che nel 1953, tre giorni
dopo la chiusura -come qualche anziano presente ricorda- , qualcuno si preoccupò di
asportare le bellissime decorazioni in ferro battuto che giravano intorno alla stazione. E
allora la moral savì qual è, ga voeur trova il coragg da tornaà indreè, dice la canzone del gruppo Folk Bosino, dedicata alla funicolare.
Parere condiviso anche dal professor Francesco Ogliari (nella foto a fianco), che da gran
esperto di trasporti qual è, nonché presidente dell'Avt, non si lascia sfuggire
l'occasione per un commento tecnico e una riflessione sul passato. «I nostri vecchi
avevano capito tutto - dice il professore- loro erano dei veri ecologisti, senza sapere di
esserlo, andavano su un mezzo elettrico, con impatto ambientale zero. Un' ecologia
ante literram, ma sempre ecologia era». Francesco Ogliari guarda giù dal Monte,
verso la città, attanagliata dal traffico. «Occorre essere coraggiosi anche laggiù, se
si vogliono risolvere certi problemi, nelle città bisogna creare più isole pedonali e
dare dei servizi di trasporto alternativi».
Quello di oggi è il battesimo del primo viaggio e come qualsiasi battesimo
che si rispetti arriva anche la benedizione. Però Don Mario Cortellezzi non si
accontenta di benedire la risorta funicolare con tutti i conducenti, e, dal pulpito
improvvisato all'entrata del Vellone, ricorda a tutti i presenti che si dovrà benedire
anche il secondo tratto «per non lasciare da solo il professor Furia», al piano
superiore del Campo dei Fiori.
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