Cinquecento
metri sul livello del mare, quasi 800 anime, Brinzio rappresenta uno dei più
caratteristici Paesi della Valcuvia, che ricorda molto i centri montani di un tempo,
quelli che vivevano di allevamento e agricoltura.
Incontriamo Roberto Piccinelli, il primo cittadino, per saperne di più sul progetto di
costruzione di un museo della civiltà contadina rientrante nel Prusst (programma di
riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio della Provincia di
Varese).Signor Sindaco, perché un museo a
Brinzio?
«La creazione di un museo dedicato alle tradizioni contadine rappresenta a mio avviso una
necessità e un dovere che tutti i cittadini dei centri montani debbono compiere nel
preservare le tradizioni per le generazioni a venire; poi c'è da dire che uno spazio di
questo genere - unico nella zona dell'Alto Varesotto - rappresenterebbe l'intero
comprensorio della Valcuvia, e tutti i centri montani che vi si trovano. Tenga presente
che molti miei compaesani hanno i garages e le cascine pieni di oggetti che ricordano i
mestieri fatti dai nostri avi: è un vero peccato che tutto questo scompaia o venga
proposto solo per qualche giorno all'anno con la festa Brinzio in Cornice».
Qual è il ruolo della Provincia nel
rilanciare progetti di questo genere?
«Innanzitutto un ruolo di coordinamento nel raccogliere l'adesione di massima da parte
dei Comuni - adesione che Brinzio ha già manifestato - e dei relativi progetti.
Dopodiché la fattibilità degli stessi viene valutata dai funzionari ministeriali che
dovranno darne l'assenso. A questo punto la Provincia prepara una relazione generale dove
sono contenuti i singoli progetti.
A tale proposito ricordo che la Provincia si limita a finanziare la sola progettazione
delle opere e non la realizzazione delle stesse».
In merito al finanziamento, quindi, come si sta
muovendo?
«Stiamo battendo tutte le strade possibili per recepire i fondi - circa 700 milioni per
questo genere di struttura - che serviranno per la realizzazione del museo. In questo già
diversi istituti di credito sono stati contattati, oltre alla richiesta di finanziamenti
rientranti nel fondo regionale Frisl».
Su quale struttura intende appoggiarsi per la
realizzazione del museo?
«Fortunatamente il
Comune di Brinzio ha ricevuto qualche anno fa da un privato - un nostro compaesano,
il missionario congolese Giacomo Piccinelli - un'immobile adiacente alla nuova sede del
Consorzio di Gestione del Parco Campo dei Fiori, che oggi utilizziamo come magazzino della
Protezione Civile. Si tratta di una serie di opere di ristrutturazione e di recupero di un
immobile rurale, oltre alla risistemazione di uno spazio all'aperto dove potranno essere
disposti gli utensili più ingombranti».
Quindi ampie possibilità di sviluppo per il
turismo legato alle tradizioni
«Direi di si, visto il particolare obiettivo del Prusst che tratta proprio di sviluppo
sostenibile, penso alla possibilità di impiego dei giovani in attività collegate al
museo o allo sviluppo culturale che ne deriverebbe. Già in questi giorni, ad esempio, la
Proloco ha acquistato una vecchia bottega di un fabbro così come è stata lasciata dal
proprietario originario: queste iniziative rappresentano un passaggio importante per la
conservazione della tradizione sotto forma di testimonianza diretta di com'era la vita di
un tempo. Oltre al museo, sarà infatti possibile creare a Brinzio una sorta di percorso
culturale che contenga questo complesso di piccoli musei dei lavori di un tempo - come
accade ora con la Grà, una bottega dove si essiccavano le castagne per
conservarle - che mi auspico possa dare lavoro a chi intenderà collaborare in futuro con
la gestione di questo patrimonio».
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