| Anche per le drammatiche vicende accadute in Sardegna, lopinione
pubblica ha scoperto lesistenza del problema carceri.
Il mondo politico, come al solito si è diviso sulle
soluzioni da adottare.
Rimane la consapevolezza che anche questa volta,
passata londata di momentaneo interesse, resteremo soli ad aspettare che le promesse
diventino realtà.
Ripercorriamo con una veloce panoramica le
problematiche che affliggono gli agenti di polizia penitenziaria.
Il personale, di tutti i ruoli, è insufficiente
rispetto al fabbisogno.
Per quanto riguarda la Lombardia nei suoi 18
penitenziari si registrano quotidianamente un 40% di unità in meno rispetto ai livelli
minimi di sicurezza.
Il servizio di traduzione viene svolto con scorte
ridotte del 30% rispetto ai parametri previsti dalle normative vigenti.
Si deve considerare che il livello minimo di
sicurezza è dato da quella quota di personale indispensabile per consentire che nelle
carceri siano garantiti lordine e la disciplina, i diritti primari dei detenuti
(salute, igiene, alimentazione, rapporti con i familiari ed i propri difensori, le
attività ricreative), lincolumità e i diritti del personale in servizio.
Gli educatori sono il 30% rispetto alle esigenze,
con tutto quello che ciò comporta rispetto alla mancanza di cultura, di scolarità e di
apprendimento visto come momento rieducativo e dinserimento nella società.
Nei fatti la situazione esistente comporta che ormai
da anni allinterno dei reparti detentivi la sicurezza sia praticamente inesistente.
Il personale di polizia penitenziaria è in grado di
garantire esclusivamente lattività di custodia, trascurando altri importanti
compiti quali losservazione e lattività programmata di perquisizione
personale dei detenuti e delle loro celle, insieme ai controlli e quantaltro possa
rivelarsi utile a prevenire ed impedire disordini.
La quasi totalità delle strutture è a livelli di
sovraffollamento inaccettabili e per di più necessitano di lavori dammodernamento e
di ristrutturazione , per ladeguamento alle normative igieniche di salubrità e
sicurezza.
In alcune sedi il personale è alloggiato in
ambienti indecenti, privi di qualsiasi criterio di civiltà.
Generalmente gli spazi riservati al personale
durante il servizio ( gabbiotti, box, garitte), sono privi dei requisiti minimi quali gli
impianti di aerazione e di condizionamento, così come in molti casi sono del tutto
assenti sia gli impianti di allarme che i sistemi di comunicazione.
Emblematica da questo punto di vista è la
situazione del carcere di Varese. Oltre che ubicato in zona infelice è fatiscente , non
più ristrutturabile e quindi va abbattuto e ricostruito ex novo in altra località idonea
da ricercarsi a livello provinciale.
Il numero dei reclusi in Lombardia è di gran lunga
il più alto tra tutte le altre regioni e va ben oltre la capienza complessiva
tollerabile.
Questo dato è stato ulteriormente aggravato
dallapertura dellaeroporto internazionale denominato Malpensa 2000 con tutto
il suo carico di illegalità che si riversa quotidianamente sul carcere di Busto Arsizio;
in particolare trafficanti stranieri di droga con tutte le problematicità insite nel
doversi occupare di detenuti con cui non è possibile nemmeno dialogare, se non si conosce
la loro lingua.
Del resto è appena il caso di rilevare che la
delinquenza si sposta nelle aree più ricche e la Lombardia, da questo punto di vista, è
una tra le Regioni più ricche dEuropa.
Il personale soffre di una cronica mancanza di
attività formativa; lunico corso di formazione avviene preliminarmente
allassunzione in servizio, sebbene sia ampiamente riconosciuta la delicatezza dei
compiti a cui sono chiamati gli agenti di polizia penitenziaria.
Lattenzione che lamministrazione
penitenziaria dedica alla formazione si concretizza unicamente in sporadiche iniziative
senza soluzione di continuità e di programmazione.
Pronta per ogni evenienza cè la scusante
della mancanza di personale, che risulta di impedimento per ogni attività formativa.
Eppure un argomento così delicato merita la dovuta
attenzione. Il lavoro delloperatore penitenziario è fatto di continui confronti con
altri soggetti, in primo luogo i reclusi ma anche le autorità giudiziarie, gli organi di
polizia, gli enti locali, il volontariato e tutte quelle figure che si confrontano con il
carcere.
In prima linea cè lagente penitenziario
che non sempre è in grado di reggere il peso del suo ruolo. Spesso si dimostra inefficace
nel condurre relazioni interpersonali e interprofessionali, non ha sufficienti conoscenze
della legislazione penitenziaria, penale e dei compiti tipici previsti per la polizia
giudiziaria .
Più o meno consapevolmente tutti gli operatori si
sentono frustrati e inadeguati al contesto e, in molti casi, questo stato psicofisico
influisce in modo determinante sulla loro vita extra lavorativa.
Quanto sopra delineato rappresenta un quadro
parziale delle problematiche del settore.
Sarebbe necessario che le autorità istituzionali
assumessero dei provvedimenti tangibili in grado di imprimere un cambio di direzione a una
politica gestionale che sta conducendo il settore penitenziario in una strada senza uscita
e irta di rischi gravissimi.
Nei giorni scorsi il Ministro della Giustizia ha
assunto degli impegni rilevanti, la cui effettiva attuazione potrebbe risultare utile per
sanare le carenze più gravi.
Purtroppo lesperienza insegna che la genesi di
questi provvedimenti è troppo condizionata dallemergenza perché possa produrre
effetti determinanti nel sistema penitenziario.
Senza un progetto complessivo i provvedimenti
urgenti porteranno uniniezione di risorse umane ed economiche sufficienti a zittire
il clamore, ma non andranno ad intaccare le problematiche vere.
Cè bisogno di analizzare la situazione,
censendo le risorse ed individuando i reali fabbisogni. Per quanto concerne le strutture,
occorre verificare se sia utile e sostenibile mantenere in vita strutture piccole e
dispendiose o se sia più rispondente alle esigenze puntare su poli carcerari di
dimensioni più ampie.
In tema di detenuti cè bisogno di decidere se
mantenere lattuale promiscuità o se attuare la differenziazione in circuiti
diversi, come propone Caselli responsabile del dipartimento dellamministrazione
penitenziaria.
Diversamente il carcere non potrà che continuare ad
essere un problema che si assomma agli altri problemi che affliggono il nostro paese,
senza svolgere quella funzione rieducativa che la società gli ha consegnato.
FP-CGIL VARESE
Vieri Paolo Bursich
|