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Ore 12.55.46
Giorno
04/06/07
Varese -  E' in uso da pochi giorni - e per la prima volta in Italia in un ospedale pubblico - una nuova tecnica che riduce le ricadute in caso di ostruzioni coronariche 
A Varese la radioterapia cura anche le malattie delle coronarie

Ci sono buone notizie per coloro che hanno una malattia alle coronarie: una nuova terapia consente di prevenire il reiterarsi delle ostruzioni delle arterie coronariche per quei pazienti che hanno già subito l’intervento di angioplastica, un intervento che attraverso il cosiddetto "palloncino" allarga dall’interno le arterie ostruite. "un intervento che spesso ha un ottimo risultato - spiega il professor Giovanni Binaghi, (Nella Foto) direttore del dipartimento di Scienze cardiologiche dell’ospedale di Circolo di Varese presso cui sono stati effettuati gli interventi - ma che però è adombrato da una percentuale di ristenosi (si riforma cioè l’ostruzione) che spesso succede nel giro di soli sei mesi dall’intervento"

A cercare di risolvere questo problema, che avviene nel 20% circa dei casi, arriva una nuova tecnica di radioterapia (brachiterapia) che promette un significativa riduzione delle recidive: "Abbiamo usato, per irradiare le zone che tendono ad ostruirsi, i raggi beta, isotopi radioattivi che colpiscono in un raggio limitatissimo: largo cinque o sei centimetri e profondo non più di tre o quattro. – continua Binaghi - In questo modo non danneggiamo le zone circostanti, impedendo però, come avviene per la cura dei tumori con questo strumento, il riformarsi delle cellule che poi ostruiscono le coronarie"

Una idea rivoluzionaria, nata negli Stati Uniti e ora sviluppata in Italia in due sole strutture, la clinica Columbus di Milano e l’ospedale di Circolo di Varese, e che permette di ridurre quasi della metà il riformarsi di ulteriori ristenosi: "L’ospedale di Circolo è la prima struttura pubblica in Italia in grado di realizzare degli interventi simili: gli ostacoli superati per arrivare a questo traguardo sono stati soprattutto di tipo burocratico – Ha precisato Binaghi - Per un intervento di brachiterapia sono necessari infatti un tecnico di fisica sanitaria e un radioterapista, oltre naturalmente al cardiologo. Tre competenze diverse, provenienti da tre diversi reparti, per i quali ci vogliono autorizzazioni, permessi e, ovviamente, disponibilità simultanee".

L’applicazione della nuova tecnica è recentissima: "I primi due interventi li abbiamo effettuati settimana scorsa, e i prossimi tre li abbiamo previsti alla fine del mese di luglio. I pazienti coinvolti sono quelli che hanno già effettuato una angioplastica, ed è stato loro già inserito uno ‘stent’, una protesi cioè che dovrebbe evitare una nuova ostruzione. Solo di fronte a questo primo fallimento prendiamo in considerazione, per ora, la radioterapia. Ma col tempo è possibile che questa pratica si estenda".
Ad effettuare materialmente i primi interventi è stata l'équipe, coordinata dal dottor Edoardo Verna, del modulo di Emodinamica, la sezione del dipartimento di Scienze cardiologiche del Circolo che effettua circa 2000 coronarografie e 700-800 angioplastiche all’anno "Considerato che lo stent viene inserito nell’85% circa dei pazienti che subiscono una angioplastica – nel nostro caso quindi circa 600 – e che il 20% circa di questi pazienti hanno delle recidive, gli interessati a questo nuovo tipo di terapia, tra i pazienti dell’ospedale di circolo, sono circa un centinaio all’anno".

Che ora hanno una possibilità in più per ritornare stabilmente ad una vita normale.

 

Stefania Radman

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