Ci sono buone notizie per coloro che hanno una malattia alle coronarie: una
nuova terapia consente di prevenire il reiterarsi delle ostruzioni delle arterie
coronariche per quei pazienti che hanno già subito lintervento di angioplastica, un
intervento che attraverso il cosiddetto "palloncino" allarga dallinterno
le arterie ostruite. "un intervento che spesso ha un ottimo risultato - spiega il
professor Giovanni Binaghi, (Nella Foto) direttore del
dipartimento di Scienze cardiologiche dellospedale di Circolo di Varese presso cui
sono stati effettuati gli interventi - ma che però è adombrato da una percentuale di
ristenosi (si riforma cioè lostruzione) che spesso succede nel giro di soli sei
mesi dallintervento"
A cercare di risolvere questo problema, che avviene nel 20% circa dei casi, arriva una
nuova tecnica di radioterapia (brachiterapia) che promette un significativa riduzione
delle recidive: "Abbiamo usato, per irradiare le zone che tendono ad ostruirsi, i
raggi beta, isotopi radioattivi che colpiscono in un raggio limitatissimo: largo cinque o
sei centimetri e profondo non più di tre o quattro. continua Binaghi - In questo
modo non danneggiamo le zone circostanti, impedendo però, come avviene per la cura dei
tumori con questo strumento, il riformarsi delle cellule che poi ostruiscono le
coronarie"
Una idea rivoluzionaria, nata negli Stati Uniti e ora sviluppata in Italia in due sole
strutture, la clinica Columbus di Milano e lospedale di Circolo di Varese, e che
permette di ridurre quasi della metà il riformarsi di ulteriori ristenosi:
"Lospedale di Circolo è la prima struttura pubblica in Italia in grado di
realizzare degli interventi simili: gli ostacoli superati per arrivare a questo traguardo
sono stati soprattutto di tipo burocratico Ha precisato Binaghi - Per un intervento
di brachiterapia sono necessari infatti un tecnico di fisica sanitaria e un
radioterapista, oltre naturalmente al cardiologo. Tre competenze diverse, provenienti da
tre diversi reparti, per i quali ci vogliono autorizzazioni, permessi e, ovviamente,
disponibilità simultanee".
Lapplicazione della nuova tecnica è recentissima: "I primi due interventi
li abbiamo effettuati settimana scorsa, e i prossimi tre li abbiamo previsti alla fine del
mese di luglio. I pazienti coinvolti sono quelli che hanno già effettuato una
angioplastica, ed è stato loro già inserito uno stent, una protesi cioè che
dovrebbe evitare una nuova ostruzione. Solo di fronte a questo primo fallimento prendiamo
in considerazione, per ora, la radioterapia. Ma col tempo è possibile che questa pratica
si estenda".
Ad effettuare materialmente i primi interventi è stata l'équipe, coordinata dal dottor
Edoardo Verna, del modulo di Emodinamica, la sezione del dipartimento di Scienze
cardiologiche del Circolo che effettua circa 2000 coronarografie e 700-800 angioplastiche
allanno "Considerato che lo stent viene inserito nell85% circa dei
pazienti che subiscono una angioplastica nel nostro caso quindi circa 600 e
che il 20% circa di questi pazienti hanno delle recidive, gli interessati a questo nuovo
tipo di terapia, tra i pazienti dellospedale di circolo, sono circa un centinaio
allanno".
Che ora hanno una possibilità in più per ritornare stabilmente ad una vita normale.