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Ore 12.56.19
Giorno
04/06/07
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Per i gay ticinesi prove tecniche di sfilata

Da Varese a Roma con orgoglio (?)

Un linguaggio inclusivo è quello che manca alla chiesa

Il sito ufficiale del World Pride 2000

Coordinamento gruppi
di omosessuali cristiani in Italia

Varese - Intervista a Gianni Geraci sul rapporto fra religione e omosessualità, tema di uno degli incontri che preparano il World Pride di sabato
La  chiesa non sa dialogare con l'omosessualità

Nel fitto programma della settimana che precede la parata di sabato, l'evento più visibile del World Pride 2000, sono tanti gli appuntamenti che preparano l'evento, fra cui la conferenza su "Omosessualità e Religione" organizzata dall'Ilga e dalla International Gay and Lesbian human rights commission di San Francisco. All'incontro sul rapporto tra omosessualità e proprio credo religioso, svoltosi lunedì, hanno partecipato le più importanti associazioni impegnate nella battaglia per i diritti delle persone omosessuali.

Fra i relatori, a rappresentare i credenti omosessuali italiani, il varesino Gianni Geraci, che ritornerà a Roma per la manifestazione conclusiva insieme all'associazione milanese Guado, un'associazione ecumenica che ha come principale interlocutore la chiesa cattolica.

«Saremo a Roma per due motivi  -spiega Geraci- il primo legato alla nostra realtà di confine, come appartenenti a pieno titolo alla comunità omosessuale. La fierezza omosessuale per un credente è un atto di lode che passa attraverso l'autoaccettazione, un requisito fondamentale per tutti i percorsi liberanti; poi -continua- ci saremo come credenti per dimostrare la prossimità con la chiesa».

A fronte di tutte le polemiche Geraci spiega che «i gruppi omosessuali credenti hanno partecipato alla fase organizzativa  con l'obiettivo di non sfidare nessuno.» «Non è il primo Pride a Roma, la polemica trova una motivazione negli interventi di tipo politico che hanno strumentalizzato l'evento - continua poi Geraci- l'idea di dare al pride romano una dimensione universale è legato al giubileo, ma soprattutto ai diritti umani e questo offre alla chiesa l'opportunità di affermare dei diritti e di pronunciarsi come ha già fatto contro la pena di morte ad esempio».

Nonostante il veto del Vaticano a Jacques Gaillot,  vescovo francese di Evreux in Normandia, che ha dedicato la sua vita a categorie  scomode e che avrebbe dovuto partecipare alla conferenza, non ci sono stati in questa toni polemici. «Faccio fatica a cogliere il senso di questo intervento della chiesa a mezza giornata prima della conferenza, ma -racconta Gianni Geraci- non sono poi emersi toni polemici, neppure nel documento finale. Per parte mia ho raccontato il nostro cammino che parte dall'autoaccettazione, passa per l'autostima e arriva alla visibilità per usarla come servizio all'interno della chiesa affinché questa capisca».

A confermare questo spirito proprio l'apertura delle discussioni   con un atto ecumenico, una preghiera che chiede alle chiese di appartenenza la capacità di trovare un linguaggio che riesca a comunicare con l'omosessualità. «La chiesa -sostiene Geraci- deve usare un linguaggio inclusivo». Mentre i lavori al tavolo italiano sono iniziati con una lettera di don Ciotti e sono terminati con la relazione del prete piemontese don Franco Barbero.

«Il problema principale è l'assenza di questo linguaggio inclusivo che è ben rappresentato da monsignor Gaillot, ma -conclude Gianni Geraci- ci sono altri esempi come monsignor Bettazzi o in un certo senso, l'apertura che ha dimostrato il cardinale Tonini».

La conferenza ha approvato un documento contro l'intolleranza, una carta in cui è affermato che "nessuno dovrà più essere escluso da una comunità religiosa" a causa delle sue preferenze in materia di sesso e che i diritti sessuali sono parte integrale dei diritti umani.

Catia Spagnolo

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