| Nel fitto
programma della settimana che precede la parata di sabato, l'evento più visibile del World Pride 2000, sono tanti gli appuntamenti che
preparano l'evento, fra cui la conferenza su "Omosessualità e Religione"
organizzata dall'Ilga e dalla International Gay and
Lesbian human rights commission di San Francisco. All'incontro sul rapporto tra
omosessualità e proprio credo religioso, svoltosi lunedì, hanno partecipato le più
importanti associazioni impegnate nella battaglia per i diritti delle persone omosessuali. Fra i relatori, a rappresentare i credenti
omosessuali italiani, il varesino Gianni Geraci, che ritornerà a Roma per la
manifestazione conclusiva insieme all'associazione milanese Guado,
un'associazione ecumenica che ha come principale interlocutore la chiesa cattolica.
«Saremo a Roma per due motivi -spiega Geraci- il primo legato
alla nostra realtà di confine, come appartenenti a pieno titolo alla comunità
omosessuale. La fierezza omosessuale per un credente è un atto di lode che passa
attraverso l'autoaccettazione, un requisito fondamentale per tutti i percorsi liberanti;
poi -continua- ci saremo come credenti per dimostrare la prossimità con la chiesa».
A fronte di tutte le polemiche Geraci spiega che «i gruppi
omosessuali credenti hanno partecipato alla fase organizzativa con l'obiettivo di
non sfidare nessuno.» «Non è il primo Pride a Roma, la polemica trova una motivazione
negli interventi di tipo politico che hanno strumentalizzato l'evento - continua poi
Geraci- l'idea di dare al pride romano una dimensione universale è legato al giubileo, ma
soprattutto ai diritti umani e questo offre alla chiesa l'opportunità di affermare dei
diritti e di pronunciarsi come ha già fatto contro la pena di morte ad esempio».
Nonostante il veto del Vaticano a Jacques Gaillot, vescovo
francese di Evreux in Normandia, che ha dedicato la sua vita a categorie scomode e
che avrebbe dovuto partecipare alla conferenza, non ci sono stati in questa toni polemici.
«Faccio fatica a cogliere il senso di questo intervento della chiesa a mezza giornata
prima della conferenza, ma -racconta Gianni Geraci- non sono poi emersi toni polemici,
neppure nel documento finale. Per parte mia ho raccontato il nostro cammino che parte
dall'autoaccettazione, passa per l'autostima e arriva alla visibilità per usarla come
servizio all'interno della chiesa affinché questa capisca».
A confermare questo spirito proprio l'apertura delle discussioni
con un atto ecumenico, una preghiera che chiede alle chiese di appartenenza la
capacità di trovare un linguaggio che riesca a comunicare con l'omosessualità. «La
chiesa -sostiene Geraci- deve usare un linguaggio inclusivo». Mentre i lavori al tavolo
italiano sono iniziati con una lettera di don Ciotti e sono terminati con la relazione del
prete piemontese don Franco Barbero.
«Il problema principale è l'assenza di questo linguaggio inclusivo
che è ben rappresentato da monsignor Gaillot, ma -conclude Gianni Geraci- ci sono altri
esempi come monsignor Bettazzi o in un certo senso, l'apertura che ha dimostrato il
cardinale Tonini».
La conferenza ha approvato un documento contro l'intolleranza, una
carta in cui è affermato che "nessuno dovrà più essere escluso da una comunità
religiosa" a causa delle sue preferenze in materia di sesso e che i diritti sessuali
sono parte integrale dei diritti umani.
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