Torna a
Economia
E-mail

 

Ore 12.56.35
Giorno
04/06/07
Gorla Minore - C'è chi muore in Italia e chi viene "adottato" dalla sua fabbrica. Storia di una azienda del varesotto che ha fatto di tutto per avere un operaio rumeno con sè
L'odissea di Ceril 

Varese non solo terra di massacri e storie di razzismo, ma anche terra di accoglienza. In questi giorni le posizioni, non solo politiche, si contrappongono facendo emergere molte storie.
Tra queste quella di Ceril, operaio rumeno accolto davvero come fosse un'adozione dall'imprenditore Gianfranco Landoni e dai suoi collaboratori.
Da anni la piccola azienda era alla ricerca disperata di operai specializzati. "Una piccola impresa, che non ha un gran numero di operai sui quali frazionare tutti i settori della produzione, ha bisogno di un particolare tipo di carpentieri, altamente specializzato, che non solo abbia una formazione superiore, ma che sia anche in grado di comprendere il lavoro e portarlo a termine correttamente. - spiega Landoni, proprietario della C.M. s.r.l., una piccola azienda di Gorla Minore che da 5 è passata a 12 lavoratori, e che comprende nel calcolo della sua forza lavoro anche sè stesso e il figlio - Una formazione del genere ha bisogno minimo minimo di dieci anni: questo significa che dev’essere un operaio di alto livello, magari diplomato o con formazione anche superiore, con una intelligenza viva. Ma chi degli italiani con queste qualità si "rassegna" a fare l’operaio? E quanti hanno potuto sviluppare negli anni scolastici queste capacità? Glielo dico io: nessuno. Io ho cercato dappertutto: ho messo cartelli per strada, davanti alla mia industria ho fatto un vero "accattonaggio di manodopera" alla ricerca, sapevo difficile, di una persona con quelle qualità disposto a lavorare con la qualifica di operaio. Finchè un collega mi racconta di un rumeno che lui ha assunto: acculturato, attento e lavoratore. Parlo con questo ragazzo, che mi propone un amico, il quale si presenta senza sapere niente di italiano. Gli chiedo se è in grado di fare una saldatura, e quando mi dice di sì gli do qualcosa da fare. Quando torno a vedere che ha fatto, scopro che ha finito di saldare e ha fatto anche ciò che aveva capito fosse necessario dopo: aveva perciò compreso l’intero lavoro da svolgere e non solo una funzione, quella che gli avevo assegnato. Era il mio uomo: da allora ho però litigato per un po’ con la burocrazia. Con l’associazione (artigiani, di cui è membro) sono stato il primo a Varese a fare l’iter per "importare" un lavoratore straniero, con grandi complicazioni: innanzitutto perché un lavoratore venga "importato" dall’estero è necessario che non siano reperibili funzioni simili in Italia, poi perché lui era arrivato come turista e abbiamo dovuto rispedirlo in Romania per farlo ritornare con i permessi di lavoro".

Non è stata facile la vita dello straniero a Gorla... "No, ovviamente - continua Landoni - Ceril, questo è il suo nome, era straniero e senza soldi, e all'inizio la sua famiglia era in Romania. Comunque è stato subito "adottato" da tutta l’azienda: gli altri lavoratori si sono dati da fare per fargli avere i vestiti e quando ha avuto problemi per trovare una casa dove dormire, io gli ho dato a disposizione un bungalow che stava in ditta, pur di farlo vivere in un posto più decente di una stazione o di un bosco, come gli era capitato di fare: e alla finr mi sono pure ritrovato con una denuncia dei vigili per costruzione abusiva. Ma come potevo fare? Ho faticato tanto a trovare una persona così, non volevo lasciarmelo scappare. Altre soluzioni è stato impossibile trovarne. Ora ha una casa in affitto, è arrivata anche la moglie, e sta facendo il ricongiungimento famigliare, per portare qui i suoi due figli, uno di tredici anni e uno di dieci. Una fortuna, dopo un calvario durato due anni. Ora è tutto a posto, ed è arrivato in Italia anche il fratello minore. Per lavorare, naturalmente."

Stefania Radman

Torna all'inizio dell'articolo