Circolazione delle persone,
trasporto aereo e terrestre, ricerca scientifica e appalti pubblici; ma anche commercio
agricolo e certificazioni tecniche. Sono sette i referendum che domenica 21 maggio
verranno proposti ai cittadini elvetici sulla delicata questione dei rapporti con
lUnione Europea.Dopo la vittoria del fronte dei no alle precedenti consultazioni
referendarie delloramai lontano 1992, la possibilità di unintegrazione della
Confederazione Elvetica con lEuropa si ripropone al vaglio degli elettori. Ma i
termini degli accordi sono oggi diversi.
Mentre infatti nel 92 lintento era quello di prevedere per la
Confederazione lentrata in Europa a tutti gli effetti - con unintegrazione non
solo economica, ma anche in ambito legislativo - i quesiti posti allattenzione dei
votanti rappresentano oggi una definizione solo parziale dei rapporti Svizzera-UE,
definizione rigorosamente circoscritta nelle materie previste nel testo dei sette
referendum.
Secondo un sondaggio condotto dall'istituto di ricerca Gfs e diramato sabato scorso da
un notiziario televisivo della Svizzera italiana, il 63% degli intervistati
approverebbe gli accordi bilaterali, mentre il 24% li respingerebbe, ampia la fascia degli
indecisi che potranno fare la differenza.
I vantaggi della vittoria del fronte dei si - di cui portavoce è stato il Ministro
svizzero dellEconomia in un recente intervento alla Camera di Commercio
italosvizzera di Milano - non sembrerebbero affatto trascurabili, in special modo per ciò
che concerne il referendum sulla libera circolazione delle persone.