Torna a
Varese-laghi
E-mail

 

Ore 12.56.38
Giorno
04/06/07
Svizzera - Verso una nuova frontiera nell’integrazione con l’Unione Europea? ancora incertezza sull’esito del voto
Il 21 maggio i bilaterali alle urne

Circolazione delle persone, trasporto aereo e terrestre, ricerca scientifica e appalti pubblici; ma anche commercio agricolo e certificazioni tecniche. Sono sette i referendum che domenica 21 maggio verranno proposti ai cittadini elvetici sulla delicata questione dei rapporti con l’Unione Europea.

Dopo la vittoria del fronte dei no alle precedenti consultazioni referendarie dell’oramai lontano 1992, la possibilità di un’integrazione della Confederazione Elvetica con l’Europa si ripropone al vaglio degli elettori. Ma i termini degli accordi sono oggi diversi.

Mentre infatti nel ’92 l’intento era quello di prevedere per la Confederazione l’entrata in Europa a tutti gli effetti - con un’integrazione non solo economica, ma anche in ambito legislativo - i quesiti posti all’attenzione dei votanti rappresentano oggi una definizione solo parziale dei rapporti Svizzera-UE, definizione rigorosamente circoscritta nelle materie previste nel testo dei sette referendum.

Secondo un sondaggio condotto dall'istituto di ricerca Gfs e diramato sabato scorso da un notiziario televisivo della Svizzera italiana, il 63% degli intervistati approverebbe gli accordi bilaterali, mentre il 24% li respingerebbe, ampia la fascia degli indecisi che potranno fare la differenza.

I vantaggi della vittoria del fronte dei si - di cui portavoce è stato il Ministro svizzero dell’Economia in un recente intervento alla Camera di Commercio italosvizzera di Milano - non sembrerebbero affatto trascurabili, in special modo per ciò che concerne il referendum sulla libera circolazione delle persone.

Un vantaggio biunivoco: se per i frontalieri italiani questo significherebbe un rapporto di lavoro con la Svizzera meno vessatorio e più trasparente, anche i lavoratori svizzeri vedrebbero grazie all'accordo bilaterale un immediato aumento delle possibilità d’impiego nei Paesi membri.

Andrea Camurani

Torna all'inizio dell'articolo