Varese - Nella
sua relazione Marino Vago promuove Formigoni e boccia il centrosinistra. Guarda più ai
fatti di casa nostra e lascia a metà l'analisi sulla crisi italiana e i rapporti
internazionali
"Dobbiamo
tornare a pensare in grande"
Federalismo e sussidiarietà.
Le due parole d'ordine di Formigoni diventano il leit motiv della prima parte della
relazione del presidente Vago tanto da dover "esser applicati fino al massimo
consentito dalla legislazione vigente".
Poi un'analisi tutta politica con bacchettate a politici e sindacalisti. "In Italia
c'è ancora troppo poco mercato... occorre più coraggio sul fronte della modernizzazione
della società".
Questa prima parte della relazione è la più scontata. Ripercorre la linea tracciata lo
scorso anno dall'allora presidente Lamberti. Una valutazione tutta politica che si sforza
di usare parole dai toni tranquilli, che vorrebbe paventare equidistanza, ma che continua
a battere sui soliti tasti.
Poi, una svolta. Abbandonata l'analisi politica Vago entra nella parte più locale, più
legata alle esigenze e alle proposte del territorio. All'improvviso è come se si
togliesse lacci e lacciuoli che lo tenevano stretto ad una parte.
Cambia anche l'impeto. "Occorre calarsi in una visuale imprenditoriale del
territorio. Occorre avere il coraggio della sperimentazione".
E comincia a parlare dell'esperienza del consorzio per l'energia elettrica e per il gas.
Si avverte subito che questi sono i suoi progetti. I progetti per cui l'Univa si è
battuta e che vorrebbe fossero il battistrada per un nuovo modello di rapporti tra
pubblico e privato. Una strada fatta di sperimentazione, di rapporti giocati al limite
della collettivizzazione. Non più ognuno che guarda per sè, ma un progetto che leghi
tutti i soggetti del territorio. Una sorta di "laboratorio di eccellenza in cui si
tracciano percorsi innovativi".
In chiusura, prima di spiegare i bisogni infrastrutturali che questo territorio ha, il
presidente Vago si è lanciato in un'analisi a dir poco avventata della new economy.
Voleva lasciare poco spazio a questa sezione ma poi non ce la deve proprio aver fatta. Se
ne deve parlare per forza e così all'inizio la si dipinge come "l'ostentazione degli
eccessi e la dimensione dell'illusione" e subito dopo in uno slancio ideologico di
altri tempi la prende a pretesto per mandare definitivamente in soffitta Marx e finalmente
liberare dalla cantina il buon Adam Smith. Veramente un po' poco e soprattutto molto poco
scientifico per chi come Vago dirige una delle province che sembrano all'avanguardia in
questo campo.
Altro tasto negativo è la totale assenza delle questioni internazionali. Cosa che per
altro anche in questo caso ricalca la relazione del 1999. La dimensione di grandezza a cui
si rifà Vago non può permettersi di tener fuori dalla porta gli scenari mondiali e
citare quali "fonti insospettabili il Fondo Monetario o l'Unione Europea" vuol
dire non aver presente per niente cosa è successo a Seattle e a Davos. Peccato. Uno
strabismo che non aiuta a far compiere un vero passo avanti ai soggetti storici del nostro
Paese.