"Vogliamo un paese
normale dove gli imprenditori abbiano il diritto di fare il proprio mestiere". E
così, con una frase presa in prestito all'ex presidente del Consiglio, Antonio D'Amato si
è presentato alla platea varesina.
Un discorso schietto, a braccio, senza tentennamenti. Un discorso che ha fugato quell'idea
di presidente conservatore e legato a vecchi modelli di Confindustria. Certo non è tenero
e non manda a dire le cose che pensa.
Un'immagine migliore per un Sud che cerca una riscossa era difficile trovarla.
D'Amato si è fatto subito accettare dalla platea ricordando come la sua gavetta parta
proprio dall'azienda di famiglia presente a Caronno Pertusella. Due anni che gli hanno
permesso di fare l'apprendista imprenditore conoscendo il territorio varesino.
Poi ha ribadito le sue posizioni sui temi ritenuti più caldi.
Si alla scelta europea e all'euro. Si, ma a condizioni che non si lasci a metà il lavoro
fatto. "L'Euro è indifeso" perciò occorre fare altri pasi verso un progetto
comune.
D'Amato si definisce liberale e non liberista. E non è poco. Tanto da fargli affermare
che lui è per uno stato sociale diverso, meno iniquo dell'attuale che difende solo alcuni
settori dei cittadini. "Al Sud gli ospedali non funzionano e occorre una vera lotta
all'illegalità".
Ci vuole anche un fisco più equo che permetta di far pagare meno tasse a tutti perché
tutti le pagano.
D'Amato auspica un "nuovo quadro di certezze istituzionali a partire dalla riforma
elettorale". Ha difeso la concertazione purché non prevalgano solo rigidità e
logiche di parte. "Il paese non può più attendere le riforme e noi faremo la
nostra parte con coraggio. Il governo non deve prendersela se noi vedendo il bicchiere a
metà lo consideriamo mezzo vuoto. Noi non possiamo aspettare perché i nostri concorrenti
nel frattempo ci distruggono". Il ministro Letta è
stato sintetico e ha portato una posizione che non sembra affatto distante da quella
espressa da Confindustria. Ha spiegato cose che tutti conoscono. "Abbiamo fretta e lo
sappiamo, ma partivamo molto indietro rispetto agli altri". Ha difeso la scelta
dell'Euro come l'unica mossa per creare le condizioni di stare in un mercato dinamico.
Oggi occorre coraggio e il Governo ne ha. Al primo posto c'è un problema di autonomia, e
basti guardare quante competenze sono ormai delle Regioni per accorgersene, e poi un
bisogno di liberalizzazione che permetta di assumere decisioni a livello locale e
non centrale.
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