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Ore 12.56.53
Giorno
04/06/07
Varese - Brillante presentazione del neo presidente della Confindustria
D'Amato ruba la platea a Vago e al ministro Letta

"Vogliamo un paese normale dove gli imprenditori abbiano il diritto di fare il proprio mestiere". E così, con una frase presa in prestito all'ex presidente del Consiglio, Antonio D'Amato si è presentato alla platea varesina.
Un discorso schietto, a braccio, senza tentennamenti. Un discorso che ha fugato quell'idea di presidente conservatore e legato a vecchi modelli di Confindustria. Certo non è tenero e non manda a dire le cose che pensa. 
Un'immagine migliore per un Sud che cerca una riscossa era difficile trovarla.
D'Amato si è fatto subito accettare dalla platea ricordando come la sua gavetta parta proprio dall'azienda di famiglia presente a Caronno Pertusella. Due anni che gli hanno permesso di fare l'apprendista imprenditore conoscendo il territorio varesino. 
Poi ha ribadito le sue posizioni sui temi ritenuti più caldi.
Si alla scelta europea e all'euro. Si, ma a condizioni che non si lasci a metà il lavoro fatto. "L'Euro è indifeso" perciò occorre fare altri pasi verso un progetto comune. 
D'Amato si definisce liberale e non liberista. E non è poco. Tanto da fargli affermare che lui è per uno stato sociale diverso, meno iniquo dell'attuale che difende solo alcuni settori dei cittadini. "Al Sud gli ospedali non funzionano e occorre una vera lotta all'illegalità".
Ci vuole anche un fisco più equo che permetta di far pagare meno tasse a tutti perché tutti le pagano. 
D'Amato auspica un "nuovo quadro di certezze istituzionali a partire dalla riforma elettorale". Ha difeso la concertazione purché non prevalgano solo rigidità e logiche di parte. "Il paese non può più attendere  le riforme e noi faremo la nostra parte con coraggio. Il governo non deve prendersela se noi vedendo il bicchiere a metà lo consideriamo mezzo vuoto. Noi non possiamo aspettare perché i nostri concorrenti nel frattempo ci distruggono".

Il ministro Letta è stato sintetico e ha portato una posizione che non sembra affatto distante da quella espressa da Confindustria. Ha spiegato cose che tutti conoscono. "Abbiamo fretta e lo sappiamo, ma partivamo molto indietro rispetto  agli altri". Ha difeso la scelta dell'Euro come l'unica mossa per creare le condizioni di stare in un mercato dinamico. Oggi occorre coraggio e il Governo ne ha. Al primo posto c'è un problema di autonomia, e basti guardare quante competenze sono ormai delle Regioni per accorgersene, e poi un bisogno di liberalizzazione che permetta di assumere decisioni a livello locale  e non centrale.

M.G.

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