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Ore 12.58.06
Giorno
04/06/07
 
Gallarate - Intervista a Nicoleta Cazacu. Parlerà domani alla manifestazione in ricordo di suo marito: "non voglio che accada ad altri quello che é successo a noi"
Parla la moglie di Ion: "non dimenticatelo"

"Non dimenticate". Sono le ultime parole che Ion Cazacu ha detto a sua moglie Nicoleta nel chiuso di una camera di ospedale a Genova. Ora Nicoleta parla, ricorda quel momento, quello dell'addio, fa un sospiro, per un attimo sembra voglia piangere, sfogarsi. È l''unico istante in cui davvero vorrebbe smettere di raccontare, ma ha fatto una scelta, quella di ritornare a Varese e a Gallarate, l'ha promesso a Ion: "Non voglio che succeda ancora una cosa del genere".
Nicoleta Cazacu ha 38 anni. E' una donna forte ed equilibrata. Vive la sua tragedia con una compostezza che lascia sgomenti. E' stata in Italia solo tre settimane e parla già un po' d'italiano. "Ho preso un libro e ho cercato di imparare". Si fa capire bene. Veste di scuro, un abito blu portato con naturalezza. Ha un'aria dolce e ferma. Di chi non ha intenzione di abbandonarsi al dolore.

Da quanto tempo eravate sposati lei e Ion e che lavoro facevate in Romania?

"Quando ci siamo sposati io avevo 19 anni e lui 22. Vivevamo a Slatina. Lavoravamo entrambi in una fabbrica. Dopo qualche tempo io ebbi dei problemi per una mancanza di calcio nell'organismo a seguito delle sostanza con cui lavoravamo. Ci trasferimmo a Rm Valcea. Una zona turistica, vicino ai monti. Anche lì lavorammo come operai in un'altra fabbrica che venne però smantellata con le privatizzazioni nel 1992. Peccato, perché era una buona fabbrica. Per noi cominciarono i problemi. Io trovai lavoro come sarta in un asilo. Ma i soldi non ci bastavano. Abbiamo due figlie, Florina di 17 e Stefania di 16 anni. Per mandarle a scuola ci volevano più soldi. Ion andò a lavorare per un anno in Israele, nel 1996. Lavorava in un cantiere. Con quei soldi potemmo comprare la casa e una macchina. Poi Ion decise di andare in Italia, nel 1997. Fu una decisione sofferta, perché noi siamo una famiglia molto unita. Io e Ion siamo come degli amici per le nostre figlie".

Cosa le raccontava suo marito del suo lavoro in Italia?

«Telefonava spesso e diceva sempre che andava tutto bene, per non farmi preoccupare, ma lui era fatto così. Era un uomo energico, allegro, con molta voglia di fare. Quando arrivò qui trovò lavoro in tre giorni come piastrellista, nella zona di Milano. Poi si spostò a Gallarate. Voleva stare in Italia due o tre anni, guadagnare un po' di soldi, e poi ritornare in Romania. Era tornato a casa a maggio e a dicembre del 1999. Mi diceva che era tutto a posto, non si lamentava mai».

I colleghi di Ion le hanno raccontato come vivevano? 
«Sì, mi hanno detto che lui era forte e non si lamentava. La paga era scarsa ma lui non era una persona di troppe pretese. Mi hanno anche parlato di quell'uomo, Cosimo Iannace. Mi hanno detto che lui spesso li minacciava e diceva che li avrebbe ammazzati con la pistola. Ma loro non gli credevano».

E Ion le ha parlato di Cosimo? 
«Sì, quando era in ospedale mi ha raccontato di lui. Diceva che Cosimo parlava tanto ma non sembrava il tipo che potesse davvero fare del male. Mio marito e Cosimo lavoravano insieme da molto tempo ed erano quasi diventati amici. Lui parla tanto ma non fa nulla, mi ripeteva»

Lei ha mai visto Cosimo Iannace?
«No, credo che non potrò mai vederlo. Come posso parlare con quest'uomo? Che posso dirgli».

Ion le ha raccontato come é avvenuta l'aggressione?
«Sì, mi ha detto che da qualche tempo Cosimo lo faceva lavorare poco, allora lui aveva detto a Cosimo che se non lo faceva lavorare di più sarebbe andato a fare l'operaio per qualcun altro. Quel giorno, il 14 marzo, Ion era uscito di casa senza il cellulare. Quando é rientrato ha trovato il telefono pieno di chiamate di Cosimo. La sera stessa lui é arrivato e diceva a Ion che lui lo voleva abbandonare, che si era già trovato un altro padrone con cui lavorare, ma non era vero. Mio marito non aveva potuto richiamare perché il telefono era scarico. Cosimo aveva una tanica di benzina con sé. Hanno parlato un po' e poi Ion mi ha detto che lui gli ha versato addosso la benzina. Ion era molto sorpreso. Non pensava che Cosimo potesse arrivare a tanto, perché secondo lui non era cattivo, ma io penso che niente può giustificare quello che ha fatto».

Cosa ha detto alle sue figlie?
«Loro sono distrutte, ma noi adesso non possiamo parlare di questa cosa, non ne abbiamo la forza. Ion era una persona molto generosa ed era un padre affettuoso. Noi siamo stati sposati 19 anni e in tutto questo tempo siamo stati arrabbiati solo due volte. Eravamo molto uniti».

Cosa vede nel suo futuro?
«È troppo presto per dirlo. Sono ancora troppo scossa».

In Romania hanno parlato della vostra vicenda? 
«Sì. ne hanno parlato, ma non troppo. Molta gente ci é stata vicino, ma non c'è stato un grande clamore».

E in Italia ha sentito la solidarietà della gente?
«Sì, qui ho trovato molte persone che mi hanno aiutato e che mi stanno vicino».

Perché ha deciso di tornare?
«Ho accettato l'invito perché non voglio che succeda ad altri quello che é successo a me. Per questo domani parlerò alla manifestazione in ricordo di Ion. Vorrei che tutti capissero che mio marito era una brava persona venuta in Italia per lavorare. Anche Ion prima di morire mi ha detto che bisognava dire qualcosa. Le sue ultime parole sono state: non dimenticate». 

Roberto Rotondo

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