| E' la domanda di lavoro svizzera sul turismo e la ristorazione quella che sta
riportando in positivo i dati sul frontalierato. I frontalieri del 2000, per la prima
volta dopo dieci anni di nuovo in aumento, stanno cambiando infatti volto e qualifiche:
questo infatti è ciò che è emerso in particolare dal convegno svoltosi a Como, a villa
Olmo, nella mattina del 21 novembre.
«Sta crescendo la richiesta di
lavoro svizzera» spiega Claudio Pozzetti, presidente del consiglio sindacale
interregionale Ticino - Lombardia - Piemonte «E si sta innalzando in particolare la
qualità della forza lavoro. Ma stanno anche cambiando le condizioni del frontaliere, il
cui status stesso sta subendo profonde mutazioni a causa degli accordi bilaterali:
l'aspetto più importante è una circolazione più libera dei lavoratori, che ora sono
limitati da vincoli residenziali, come abitare ad un massimo di venti chilometri dal
confine, ogni sera è necessario il ritorno a casa».
Un dato che se da una parte conforta
dall'altra crea qualche elemento di inquietudine: «Si è parlato della petizione delle
aziende artigiane del luinese che, per quanto discutibile, è una iniziativa che è
sintomo di malessere - ha segnalato Marco Molteni, membro di giunta della Camera di
Commercio e rappresentante dei sindacati italiani - Noi in effetti abbiamo una differenza
salariale che penalizza l'economia. Così capita che si spendano risorse per la formazione
dei lavoratori, e poi i lavoratori scelgano di prendere più soldi all'estero»
Qualche soluzione? una arriva dal
presidente del consiglio sindacale interregionale, che propone «una sorta di
"quadrangolare" tra imprenditori e sindacati sia svizzeri che italiani delle
fasce interessate per studiare delle forme di garanzia reciproca»
Un'altra arriva dalla svizzera, ed è resa pubblica
durante il convegno dal responsabile dell'economia del cantone e delegato per i rapporti
tra la Confederazione e i Cantoni: si tratta della proposta di costituire un osservatorio
del mercato del lavoro transfrontaliero, che possa esplicare anche delle politiche attive
del lavoro. Un progetto di dieci anni fa che viene ora riproposta dalla confederazione,
che potrebbe essere disposta a finanziare la nuova versione del progetto.
Quello svoltosi questa mattina a Como è il
secondo di un ciclo di convegni organizzati nell'ambito del progetto Interreg, che proprio
in questo periodo sta varando la sua terza versione. Il prossimo appuntamento è previsto
per i primi mesi del 2001 a Lugano.
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