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Ore 12.47.09
Giorno
05/06/07
 
Venegono Inferiore – Storia della Mirage, una piccola azienda di occhiali che ha sfidato i colossi. E ora produce gli occhiali più trendy del pianeta
Gli occhiali di Vasco? Li hanno inventati a Venegono

Quello che si vede nella zona industriale di Venegono Inferiore è un capannone come gli altri, forse un po’ più allegro degli altri: l’intonaco giallo vivo appena ridipinto contrasta, ma solo un po’, con il grigio tutto uguale che contraddistingue la maggior parte delle aziende del Varesotto. Ma una volta varcata la porta esterna, si comincia davvero ad intuire che qui sta succedendo qualcosa di diverso e di nuovo: in particolare ci pensano l’arredamento avveniristico che punta sui toni dell’alluminio e il volto aperto di un ragazzo vestito in jeans, scarpe sportive high tech e un maglione da terzo millennio.

Il ragazzo che mi viene incontro è Cristiano Milone, responsabile dell’area commerciale e finanziaria della Mirage, una ditta di occhiali nata nel 1986 come evoluzione della ditta artigiana del padre Carmine, che aveva cominciato come artigiano terzista per la Italo Cremona, la più grande industria di oggetti plastici e occhiali della zona. "Verso la fine degli anni settanta però, mio padre aveva realizzato la prima collezione firmata con il suo nome, creata con materiali innovativi come il nylon che rendeva gli occhiali indistruttibili. Noi realizzavamo occhiali iniettati, un tipo di lavorazione che non era preso in seria considerazione nei canali ufficiali come la distribuzione nei negozi di ottica, per intenderci. Ora è diverso, anche gli occhiali in plastica iniettata sono considerati di qualità. E sugli occhiali di plastica iniettata Varese è leader"

Ma non è sempre stato così: il successo anche qualitativo di questo tipo di produzione è storia piuttosto recente.
"Poco dopo l’avvio della Mirage c’è stata la crisi del settore degli occhiali iniettati – continua Cristiano - era il periodo degli occhiali Police, e quello che si portava sul naso poteva essere di qualunque forma ma doveva essere di metallo. E’ stato un colpo, abbiamo dovuto interrogarci su cosa fare per non chiudere, ma alla fine abbiamo deciso di approfittare di quegli anni per dare una ben definita politica aziendale alla nostra neonata società. Innanzitutto, ci siamo organizzati in modo da essere in grado di produrre anche montature in metallo, poi abbiamo incominciato ad investire in qualità, realizzando un prodotto in plastica ma di livello superiore. E, poiché in Italia l’occhiale iniettato era comunque considerato di serie B, abbiamo provato a venderlo all’estero, partecipando a fiere in giro per il mondo: sud America, Stati uniti, Oporto, Dubai, nell’Estremo oriente. Questo sistema ha funzionato: i nostri occhiali avevano un ottimo rapporto qualità prezzo, e così hanno cominciato a comprarli sempre di più. Nel frattempo l’occhiale in iniettato è ritornato di moda, ma soprattutto è stato ammesso dalla "porta principale" del mercato: non era più roba da mercati ma veniva venduto nei negozi di ottica, e i grandi stilisti cominciavano a firmare accessori e occhiali realizzati con materie plastiche. E qui per noi è stato il vero boom: le case di moda più di tendenza hanno cominciato ad affidarsi alla nostra competenza per le loro linee di occhiali, e fare conoscere il nostro lavoro a quel punto è stato uno scherzo" I Milone non vogliono rendere pubblico quali case di moda si affidano alle loro capacità, con un evidente quanto giustificato riserbo: ma la loro lista di clienti comprende la maggior parte delle firme di occhiali da sole che i giovani hanno sul naso o che invidiano ai loro beniamini. Da Vasco Rossi a Madonna, da Lorenzo del Grande Fratello al team di Luna Rossa, tutti quegli sguardi tenebrosi sono riparati da occhiali molto trend made in Venegono Inferiore. "Noi offriamo un prodotto concepito alla Mirage dall’inizio alla fine: anche il design è nostro. Valutato insieme al cliente, ma pensato da noi". La Mirage, partita da un piccolo laboratorio a Venegono inferiore, ha ora due unità produttive, a Venegono e a Schio, e nella sola Venegono ha due capannoni: Dai 22 iniziali ora la società ha più di 100 dipendenti, a cui va aggiunto anche l’indotto delle aziende "terziste" che lavorano per lei e il fatturato, dal 1992, è più che quadruplicato. Un successo straordinario per una azienda famigliare nata poco più di 10 anni fa in un mercato dove esistevano colossi come la Luxottica o anche, a poche centinaia di metri di distanza, la Italocremona. "In questa azienda ci lavora tutta la famiglia – spiega Cristiano –La società è stata costituita inizialmente da mamma e papà e dai due fratelli maggiori solo perché io ero minorenne, ma appena raggiunta la maggiore età sono entrato anch’io tra gli azionisti. La mia sorella maggiore, Monica, si occupa degli acquisti, Matteo invece dell’industrializzazione del prodotto e della progettazione. Io, che sono il terzo, mi occupo della parte commerciale e finanziaria, e la più piccola di noi, Alessia, che studia ancora architettura, ha progettato i nuovi interni degli uffici"

Siete dei figli modello, sarete stati sicuramente l’orgoglio di papà… "noi dobbiamo innanzitutto ringraziare i nostri genitori perché siamo arrivati fino a qui, e perché ci hanno sempre spronato a intraprendere. Io, ad esempio, ero il più testa matta di tutti, irrequieto e ribelle. Mio padre per questo ha speso per me ancora più energie: mi ha affiancato fin da subito persone dell’azienda, che per lavoro dovevano farmene conoscere i meccanismi produttivi ed economici. Mi ha mandato in America ad imparare l’inglese, cosa che mi ha divertito molto ma che poi è stata altrettanto utile all’azienda. Ho girato tutto il mondo, coniugando affari e voglia di muovermi: a 20-21 anni ero già in giro per l’Inghilterra con la valigia con dentro gli occhiali da mostrare. Poi la mia dimestichezza con le lingue – conosco bene anche lo spagnolo – è stata determinante per il primo successo all’estero dell’azienda. Ma di tutto questo investimento, ancora di più umano che economico, il rammarico più grande è che mio padre è morto prima di vedere il vero boom dell’azienda che aveva messo in piedi con noi. E’ morto infatti nel 1997, quando la nostra espansione era già segnata ma i livelli non erano ancora quelli di ora. Adesso non possiamo girarci o guardare la tivù senza vedere qualcuno con dei nostri occhiali al naso: una bella soddisfazione, ma sarebbe meglio viverla accanto a nostro padre"

Un padre che, benchè ormai morto da alcuni anni, è presente nei cuori e nelle immagini dell’azienda: tra i muri high tech spicca spesso infatti la foto del fondatore della ditta. "Con la morte di nostro padre ci siamo ritrovati a decidere da soli, e non è stato facile. Se prima quando era vivo lui ci faceva da coscienza critica e ci riportava con i piedi per terra quando facevamo proposte iperboliche, improvvisamente abbiamo dovuto ritrovarci noi a dover far quadrare il bilancio e scegliere quali erano gli investimenti migliori per l’azienda. Ora comunque è tutto più rodato".

La morte del padre, avvenuta a quattro anni dalla grande crisi dell’occhiale in plastica, non è stata l’ultima delle sfortune dei Milone: nel 1998 il loro capannone si è incendiato, distruggendo praticamente tutto "Tranne i libri contabili" dice Cristiano ridendo, per fugare dubbi sulla possibilità di incendi provocati "Lo spettacolo dopo l’incendio era desolante: era tutto da rifare. E anche in quel caso abbiamo dovuto guardarci in faccia e dire: e ora cosa si fa? La cosa più bella è stata la fiducia dei dipendenti e dei fornitori, che ci hanno dato il tempo di rimettere a posto le cose dando prova di credere a quello che stavamo facendo. Così siamo riusciti a ripartire a tempo di record: l’incendio è avvenuto il 20 agosto 98, per il gennaio seguente ripartiva la produzione e a marzo erano pronti gli uffici che vede. E nel frattempo ne abbiamo approfittato per aggiungere un altro capannone alla nostra produzione"

Ripensando agli avvenimenti negativi che si sono susseguiti dall’apertura della ditta, gli straordinari risultati della Mirage hanno un che di miracoloso "Certo che sono stati ottenuti malgrado ogni sfortuna, in effetti – risponde sereno Cristiano - ma forse quello che ci ha aiutato è stato lo spirito: ad ogni situazione avversa, abbiamo risposto con un investimento che ci portava un po’ più avanti"

Stefania Radman

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