Quello che si vede nella zona industriale di Venegono Inferiore è un
capannone come gli altri, forse un po più allegro degli altri: lintonaco
giallo vivo appena ridipinto contrasta, ma solo un po, con il grigio tutto uguale
che contraddistingue la maggior parte delle aziende del Varesotto. Ma una volta varcata la
porta esterna, si comincia davvero ad intuire che qui sta succedendo qualcosa di diverso e
di nuovo: in particolare ci pensano larredamento avveniristico che punta sui toni
dellalluminio e il volto aperto di un ragazzo vestito in jeans, scarpe sportive high
tech e un maglione da terzo millennio.
Il ragazzo che mi viene incontro è Cristiano Milone, responsabile
dellarea commerciale e finanziaria della Mirage, una ditta di occhiali nata nel 1986
come evoluzione della ditta artigiana del padre Carmine, che aveva cominciato come
artigiano terzista per la Italo Cremona, la più grande industria di oggetti plastici e
occhiali della zona. "Verso la fine degli anni settanta però, mio padre aveva
realizzato la prima collezione firmata con il suo nome, creata con materiali innovativi
come il nylon che rendeva gli occhiali indistruttibili. Noi realizzavamo occhiali
iniettati, un tipo di lavorazione che non era preso in seria considerazione nei canali
ufficiali come la distribuzione nei negozi di ottica, per intenderci. Ora è diverso,
anche gli occhiali in plastica iniettata sono considerati di qualità. E sugli occhiali di
plastica iniettata Varese è leader"
Ma non è sempre stato così: il successo anche qualitativo di questo tipo di
produzione è storia piuttosto recente.
"Poco dopo lavvio della Mirage cè stata la crisi del settore degli
occhiali iniettati continua Cristiano - era il periodo degli occhiali Police, e
quello che si portava sul naso poteva essere di qualunque forma ma doveva essere di
metallo. E stato un colpo, abbiamo dovuto interrogarci su cosa fare per non
chiudere, ma alla fine abbiamo deciso di approfittare di quegli anni per dare una ben
definita politica aziendale alla nostra neonata società. Innanzitutto, ci siamo
organizzati in modo da essere in grado di produrre anche montature in metallo, poi abbiamo
incominciato ad investire in qualità, realizzando un prodotto in plastica ma di livello
superiore. E, poiché in Italia locchiale iniettato era comunque considerato di
serie B, abbiamo provato a venderlo allestero, partecipando a fiere in giro per il
mondo: sud America, Stati uniti, Oporto, Dubai, nellEstremo oriente. Questo sistema
ha funzionato: i nostri occhiali avevano un ottimo rapporto qualità prezzo, e così hanno
cominciato a comprarli sempre di più. Nel frattempo locchiale in iniettato è
ritornato di moda, ma soprattutto è stato ammesso dalla "porta principale" del
mercato: non era più roba da mercati ma veniva venduto nei negozi di ottica, e i grandi
stilisti cominciavano a firmare accessori e occhiali realizzati con materie plastiche. E
qui per noi è stato il vero boom: le case di moda più di tendenza hanno cominciato ad
affidarsi alla nostra competenza per le loro linee di occhiali, e fare conoscere il nostro
lavoro a quel punto è stato uno scherzo" I Milone non vogliono rendere pubblico
quali case di moda si affidano alle loro capacità, con un evidente quanto giustificato
riserbo: ma la loro lista di clienti comprende la maggior parte delle firme di occhiali da
sole che i giovani hanno sul naso o che invidiano ai loro beniamini. Da Vasco Rossi a
Madonna, da Lorenzo del Grande Fratello al team di Luna Rossa, tutti quegli sguardi
tenebrosi sono riparati da occhiali molto trend made in Venegono Inferiore. "Noi
offriamo un prodotto concepito alla Mirage dallinizio alla fine: anche il design è
nostro. Valutato insieme al cliente, ma pensato da noi". La Mirage, partita da un
piccolo laboratorio a Venegono inferiore, ha ora due unità produttive, a Venegono e a
Schio, e nella sola Venegono ha due capannoni: Dai 22 iniziali ora la società ha più di
100 dipendenti, a cui va aggiunto anche lindotto delle aziende "terziste"
che lavorano per lei e il fatturato, dal 1992, è più che quadruplicato. Un successo
straordinario per una azienda famigliare nata poco più di 10 anni fa in un mercato dove
esistevano colossi come la Luxottica o anche, a poche centinaia di metri di distanza, la
Italocremona. "In questa azienda ci lavora tutta la famiglia spiega Cristiano
La società è stata costituita inizialmente da mamma e papà e dai due fratelli
maggiori solo perché io ero minorenne, ma appena raggiunta la maggiore età sono entrato
anchio tra gli azionisti. La mia sorella maggiore, Monica, si occupa degli acquisti,
Matteo invece dellindustrializzazione del prodotto e della progettazione. Io, che
sono il terzo, mi occupo della parte commerciale e finanziaria, e la più piccola di noi,
Alessia, che studia ancora architettura, ha progettato i nuovi interni degli uffici"
Siete dei figli modello, sarete stati sicuramente
lorgoglio di papà
"noi dobbiamo innanzitutto ringraziare i nostri
genitori perché siamo arrivati fino a qui, e perché ci hanno sempre spronato a
intraprendere. Io, ad esempio, ero il più testa matta di tutti, irrequieto e ribelle. Mio
padre per questo ha speso per me ancora più energie: mi ha affiancato fin da subito
persone dellazienda, che per lavoro dovevano farmene conoscere i meccanismi
produttivi ed economici. Mi ha mandato in America ad imparare linglese, cosa che mi
ha divertito molto ma che poi è stata altrettanto utile allazienda. Ho girato tutto
il mondo, coniugando affari e voglia di muovermi: a 20-21 anni ero già in giro per
lInghilterra con la valigia con dentro gli occhiali da mostrare. Poi la mia
dimestichezza con le lingue conosco bene anche lo spagnolo è stata
determinante per il primo successo allestero dellazienda. Ma di tutto questo
investimento, ancora di più umano che economico, il rammarico più grande è che mio
padre è morto prima di vedere il vero boom dellazienda che aveva messo in piedi con
noi. E morto infatti nel 1997, quando la nostra espansione era già segnata ma i
livelli non erano ancora quelli di ora. Adesso non possiamo girarci o guardare la tivù
senza vedere qualcuno con dei nostri occhiali al naso: una bella soddisfazione, ma sarebbe
meglio viverla accanto a nostro padre"
Un padre che, benchè ormai morto da alcuni anni, è presente nei cuori e nelle
immagini dellazienda: tra i muri high tech spicca spesso infatti la foto del
fondatore della ditta. "Con la morte di nostro padre ci siamo ritrovati a decidere da
soli, e non è stato facile. Se prima quando era vivo lui ci faceva da coscienza critica e
ci riportava con i piedi per terra quando facevamo proposte iperboliche, improvvisamente
abbiamo dovuto ritrovarci noi a dover far quadrare il bilancio e scegliere quali erano gli
investimenti migliori per lazienda. Ora comunque è tutto più rodato".
La morte del padre, avvenuta a quattro anni dalla grande crisi dellocchiale in
plastica, non è stata lultima delle sfortune dei Milone: nel 1998 il loro capannone
si è incendiato, distruggendo praticamente tutto "Tranne i libri contabili"
dice Cristiano ridendo, per fugare dubbi sulla possibilità di incendi provocati "Lo
spettacolo dopo lincendio era desolante: era tutto da rifare. E anche in quel caso
abbiamo dovuto guardarci in faccia e dire: e ora cosa si fa? La cosa più bella è stata
la fiducia dei dipendenti e dei fornitori, che ci hanno dato il tempo di rimettere a posto
le cose dando prova di credere a quello che stavamo facendo. Così siamo riusciti a
ripartire a tempo di record: lincendio è avvenuto il 20 agosto 98, per il gennaio
seguente ripartiva la produzione e a marzo erano pronti gli uffici che vede. E nel
frattempo ne abbiamo approfittato per aggiungere un altro capannone alla nostra
produzione"
Ripensando agli avvenimenti negativi che si sono susseguiti dallapertura della
ditta, gli straordinari risultati della Mirage hanno un che di miracoloso "Certo che
sono stati ottenuti malgrado ogni sfortuna, in effetti risponde sereno Cristiano -
ma forse quello che ci ha aiutato è stato lo spirito: ad ogni situazione avversa, abbiamo
risposto con un investimento che ci portava un po più avanti"