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Ore 12.55.32
Giorno
05/06/07
Il comunicato dei sindacati
 
Monvalle - Assemblee di martedì 28 e presidio giovedì 30: i lavoratori sono preoccupati per i cambiamenti in azienda. 
Usag in ristrutturazione,  lavoratori in agitazione

C’è maretta alla USAG: i lavoratori dell'azienda con centro direzionale a Monvalle e sede produttiva a Gemonio, acquisita nel 1990 dal secondo gruppo mondiale del settore, il gruppo francese FACOM-STRAFOR, sono stati tutto il giorno di oggi 28 novembre 2000 in assemblea generale in entrambe le sedi e prevedono per giovedì 30 novembre uno sciopero di due ore (dalle 9.00 alle 11.00) con presidio davanti alla USAG di Monvalle, con la partecipazione solidale di alcune RSU del territorio.

Causa di tanta agitazione è una profonda ristrutturazione che la società ha annunciato dopo la sua acquisizione agli inizi del 1999 da parte di una finanziaria francese, la FIMALAC, che ha acquisito il 100% del capitale, e che dovrebbe cambiare il volto produttivo della sede italiana di Gemonio specializzandola nei prodotti stampati a caldo per diferenziarlo dai siti produttivi francesi negli ultimi anni hanno fatto ingenti investimenti nello stampaggio a freddo.

Questo significherà diversi orari di lavoro, un diverso modo di produrre, investimenti di tempo e denaro. Insomma, la rivoluzione. Carica, come tutte le rivoluzioni, di possibilità ma anche di incognite. Ed è il timore del domani, che ogni cambiamento porta con sè, il centro di gravità di questo sciopero. 

Anche se poi i parametri di contrattazione sono i soliti: l'azienda chiede flessibilità, i lavoratori rispondono chiedendo più soldi per lavorare in orari non convenzionali come gli straordinari, il sabato e la notte. L'azienda chiede una deroga alla normale percentuale dell'8% di lavoratori precari fino ad arrivare al 38% di lavoratori interinali e a tempo determinato e ai lavoratori promette che molte delle assunzioni temporanee si trasformeranno in assunzioni a tempo indeterminato. I lavoratori chiedono che il premio di produzione sia ritarato sulla nuova situazione, e di assicurare quella parte di lavoro a cottimo che incide sullo stipendio dei lavoratori, mentre l'azienda assicura che questa ristutturazione è già finanziata almeno per un miliardo e che non è quindi una ristrutturazione in vista di difficoltà o tagli.

«La ristrutturazione ha indubbiamente una sua logica» ammette il rappresentante della Fim Giuseppe Marasco «Ma è di  talmente grandi proporzioni e sono invece così labili le rassicurazioni che non si può non nutrire inquietudine. Noi vogliamo crederci, ma poi ci sono vocine che mettono la pulce nell'orecchio e dicono: adesso ristrutturano ma poi fra un anno, con la scusa che la nuova produzione non va bene, magari chiudono tutto»

«Il piano Usag ha delle finalizzazioni precise, è stato presentato apertamente alla società ed è chiaramente fatto per consolidare la nostra posizione di eccellenza nel settore» ha sottolineato invece il direttore del personale dell'Usag «Del nostro comportamento fino a qui, mi sia consentito, ritengo che possiamo andare a testa alta»

Una correttezza da parte della società che i sindacati non negano, almeno fino a poco tempo fa: «E' una società con cui i rapporti sindacali sono sempre stati buoni» ammette infatti il responsabile provinciale della Fiom Oscar Brun «Ma ultimamente rileviamo segnali di una perdita di autonomia del gruppo dirigente, o almeno così interpretiamo noi questa svolta autoritaria nel loro atteggiamento. A cui si è aggiunta anche l'opera della Associazione Industriali di Varese che ha caricato di toni politici la contrattazione, probabilmente in vista di una particolare politica di contrattazione nazionale del settore». 

Stefania Radman

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