| Cè maretta alla USAG: i lavoratori dell'azienda con centro
direzionale a Monvalle e sede produttiva a Gemonio, acquisita nel 1990 dal secondo gruppo
mondiale del settore, il gruppo francese FACOM-STRAFOR, sono stati tutto il giorno di oggi
28 novembre 2000 in assemblea generale in entrambe le sedi e prevedono per giovedì 30
novembre uno sciopero di due ore (dalle 9.00 alle 11.00) con presidio davanti alla USAG di
Monvalle, con la partecipazione solidale di alcune RSU del territorio.
Causa di tanta agitazione è una profonda
ristrutturazione che la società ha annunciato dopo la sua acquisizione agli inizi del
1999 da parte di una finanziaria francese, la FIMALAC, che ha acquisito il 100% del
capitale, e che dovrebbe cambiare il volto produttivo della sede italiana di Gemonio
specializzandola nei prodotti stampati a caldo per diferenziarlo dai siti produttivi
francesi negli ultimi anni hanno fatto ingenti investimenti nello stampaggio a freddo.
Questo significherà diversi orari di lavoro, un
diverso modo di produrre, investimenti di tempo e denaro. Insomma, la rivoluzione. Carica,
come tutte le rivoluzioni, di possibilità ma anche di incognite. Ed è il timore del
domani, che ogni cambiamento porta con sè, il centro di gravità di questo
sciopero.
Anche se poi i parametri di contrattazione sono i
soliti: l'azienda chiede flessibilità, i lavoratori rispondono chiedendo più soldi per
lavorare in orari non convenzionali come gli straordinari, il sabato e la notte. L'azienda
chiede una deroga alla normale percentuale dell'8% di lavoratori precari fino ad arrivare
al 38% di lavoratori interinali e a tempo determinato e ai lavoratori promette che molte
delle assunzioni temporanee si trasformeranno in assunzioni a tempo indeterminato. I lavoratori chiedono che il premio di produzione sia ritarato sulla nuova
situazione, e di assicurare quella parte di lavoro a cottimo che incide sullo stipendio
dei lavoratori, mentre l'azienda assicura che questa
ristutturazione è già finanziata almeno per un miliardo e che non è quindi una
ristrutturazione in vista di difficoltà o tagli.
«La ristrutturazione ha indubbiamente una sua logica» ammette il
rappresentante della Fim Giuseppe Marasco «Ma è di talmente grandi proporzioni e
sono invece così labili le rassicurazioni che non si può non nutrire inquietudine. Noi
vogliamo crederci, ma poi ci sono vocine che mettono la pulce nell'orecchio e dicono:
adesso ristrutturano ma poi fra un anno, con la scusa che la nuova produzione non va bene,
magari chiudono tutto»
«Il piano Usag ha delle finalizzazioni precise, è stato presentato apertamente alla
società ed è chiaramente fatto per consolidare la nostra posizione di eccellenza nel
settore» ha sottolineato invece il direttore del personale dell'Usag «Del nostro
comportamento fino a qui, mi sia consentito, ritengo che possiamo andare a testa alta»
Una correttezza da parte della società che i sindacati non negano, almeno fino a poco
tempo fa: «E' una società con cui i rapporti sindacali sono
sempre stati buoni» ammette infatti il responsabile provinciale della Fiom Oscar Brun
«Ma ultimamente rileviamo segnali di una perdita di autonomia del gruppo dirigente, o
almeno così interpretiamo noi questa svolta autoritaria nel loro atteggiamento. A cui si
è aggiunta anche l'opera della Associazione Industriali di Varese che ha caricato di toni
politici la contrattazione, probabilmente in vista di una particolare politica di
contrattazione nazionale del settore».
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