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05/06/07

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Basket - Anche Verona passa al PalaIgnis (90-106). Contestazioni del pubblico mentre Danna si addossa le responsabilità, ma senza spiegare le ragioni di questa debacle
Roosters sempre più a fondo

"Aridatece Martina". Un grido tra i tanti, si leva. Samantha de Grenet non ci sta dando le soddisfazioni che tutti si aspettavano alla presentazione della squadra. E’ vero che la Colombari 2 non troppa fortuna aveva portato come madrina, lo scorso anno. Ma la bellissima di Costacurta è pur sempre colei sotto la cui egida protettiva Varese ha visto per l’ultima volta del buon basket, o almeno del basket, sotto le volte del palaignis.

La situazione è questa: prendersela con il presidente non si può: chi ci può essere in un ipotetico post Bulgheroni? Il buio oltre la nebbia. Prendersela con l’allenatore non si dovrebbe; Danna si malmena e si mortifica già fin troppo da solo. Si assume tutte le responsabilità e soprattutto non sa dare ragioni dell’ennesima debacle; se un allenatore si presenta così in sala stampa, direbbe Gaber, "ci toglie un po’ il gusto di essere incazzati personalmente". Prendersela con i giocatori? Troppo scontato e, visti risultati, non porta granché. Allora ci deve essere qualcos’altro di insondabile, di misterico, e di oltraggiosamente al di là delle nostre capacità e facoltà razionali per spiegarsi il disastro.

Se non è Samantha che porta sfiga, allora si può sapere cos’è? Qualcuno vuole dircelo? Una sorta di nuova sindrome Moratti trasmigrata di disciplina in disciplina, da una città all’altra? Un boicottaggio? Una manovra da campagna elettorale? Non si capisce.

Vescovi prova a stillare il succo di un’altra serata storta e orrida per i tifosi. Sul 45-49, rientrando nel secondo tempo, confida Danna ai giornalisti, Cecco avrebbe sentenziato: " se giocando così di merda siamo a – 4 possiamo farcela". Macchè, caro Cecco: hai troppa autorità e i compagni ti seguono troppo fedelmente. E si sono messi, vi siete messi, perché anche tu, gloriosa bandiera, stasera non brillavi, a giocare ancora peggio se è possibile; tirando la corda, sfidando oltre il dovuto i limiti della buona sorte e di una Verona per nulla trascendentale. Fino a che il cordino esile non si è rotto e giocando di merda e giocando di merda non vi siete trovati sotto di venti punti in un ultimo quarto inguardabile.

Danna, da uomo onesto non si tira certo indietro: "non giochiamo di squadra, non difendiamo, non sappiamo trovare tiri decenti, non abbiamo mentalità". E dunque? Ci si aspettava francamente la parola dimissioni. Non per disistima nei confronti del coach. Ma perché il discorso di totale assunzione delle proprie responsabilità e implicitamente del proprio fallimento, almeno sino a qui, sembrava condurvici quasi automaticamente. Ma Federico rimane, non è tipo che molla, neppure quando la contestazione tocca, da stasera, anche lui in prima persona. Brilla, questo sì, l’assenza della società al suo fianco in uno dei più brutti momenti della sua giovane gestione. Ci si aspettava che il presidente fosse vicino a lui. Invece niente, da solo a prendersi colpe che saranno anche sue, ma certamente non solo sue. Sarà un segnale?

Morale: un 90-106 casalingo, è un risultato che ti da pensare. Non tanto perché è una sconfitta; non tanto perché è casalinga: ma soprattutto perché è una vergognosa sconfitta da squadra senz’anima e senza idee, che ha solo un Pozzecco da gettare allo sbaraglio e qualcun altro a turno da mettergli a ruota finché ce la fa. Intorno, il vuoto.

Che la serata non fosse delle migliori lo si è visto subito. Sembrava veramente di vedere l’Inter di Parma. Gioco soporifero, ritmi da piccolo trotto, con Burditt che fa il Recoba della situazione.Varese vive di due sue fiammate e del buon inserimento di Di Giuliomaria che sigla sui liberi i suoi primi punti e dando un discreto contributo ai rimbalzi. Il resto è poca cosa, e quel poco è noioso, specialmente se Pozzecco appare, come appare, assente e svogliato, inguardabile in difesa e se il resto della squadra non gli è da meno. La tensione palpabile scende dagli spalti – si gioca in un Palignis mezzo vuoto e gelidamente silenzioso – e arriva fino a congelare le mani anche nei tiri più semplici, anche in quanti sono usi alla lotta, vedi Vescovi. 15-19 alla fine del tempo, solo perché Verona accetta di tenere bassi i ritmi pagando l’abulicità di Williams. Il secondo quarto è una replica se possibile ancora peggiore del primo, ma quanto meno Varese riesce ad approfittare di una Verona seduta, francamente non si sa bene dove e perché, e passa avanti grazie ad un filotto di 8 punti di Gianmarco, con due bombe di fila. Sarebbe buona cosa, se non fosse che dall’altra parte, l’oscuro Sartori venuto dalla panchina, non facesse esattamente la stessa cosa. Pozzecco, ne mette un’altra, d’altra parte è l’unico che riesce a vedere il canestro, ma il basket continua ad essere un’altra cosa. Specie se poi perde tre palle consecutive, roba che a Danna non pare vera. Le scene di Pozzecco in panchina, sono davvero fuori luogo. Danna stigmatizzerà il teatrino di Gianmarco in panchina: "è l’ultimo dei problemi", e forse ha ragione. Verona, intanto, ne approfitta e torna a +5. Varese rimane con il solo Burditt a pungere mentre in difesa troppi duelli si risolvono con i veronesi sempre in vantaggio di un metro sui difensori. Distacco invariato a metà gara, 45-49.

Pare mettersi bene alla ripresa del gioco. I soliti Burditt e Pozzecco, sempre quasi solo loro, riportano Varese avanti. Il centrone Maori, cede centimetri e chili in abbondanza a Camata, ma quanto agilità e scaltrezza non c’è gara. Pozzecco vive la sua trance, sono nove i punti consecutivi per il + 5…fino a che esagera, al solito con una tentativo da tre da 10 metri, che non tocca ferro. Ma è la squadra, quantomeno dove le è possibile cioè in difesa, a registrarsi meglio e a farsi trovare più reattiva. Anche la zona ordinata da Danna, dopo un primo giro a vuoto, sembra trovare buone misure di sicurezza. Ma, fuori Burditt e con Pozzecco che sente nelle gambe l’acido lattico, Verona torna sotto e rimette il naso avanti, 68-69.

Nel quarto, le magagne già grossine appena appena velate dal buon funzionamento dell’asse play - pivot vengono fuori, quasi con crudeltà. Pozzecco, stravolto, va avanti come un toro nell’arena, all fine 33 punt i per lui. Jones in pessima giornata e Cazzaniga fuori dal gioco, il Poz letteralmente non si fida di nessuno. Solo di sé, seppure è chiaro abbia la lingua fuori dalla stanchezza, o al limite di Burditt, che però non è un cecchino per definizione. Il resto è deserto. La contestazione contro tutto e tutti, compreso Danna, non supera livelli di guardia solo per il numero sparuto di ultrà presenti. Ma basta a che la squadra, già a corto di idee, vada in corto circuito. Verona, in compenso trova le due bombe di un sinora irriconoscibile Willians e torna a navigare a + 10, arrivando a + 20 nell’impotenza generale. La piccola navicella di Varese, sin qui in grado di navigare a vista, va lentamente alla deriva, nell’autoisolamento di ciascuno nei confronti degli altri; lo spettacolo di scollamento, oltreché di friabilità, è scoraggiante, e sotto le volte del Palaignis, la nebbia e lo sconcerto la fanno da padroni .

                                              Jeva  

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