| "Aridatece
Martina". Un grido tra i tanti, si leva. Samantha de Grenet non ci sta dando le
soddisfazioni che tutti si aspettavano alla presentazione della squadra. E vero che
la Colombari 2 non troppa fortuna aveva portato come madrina, lo scorso anno. Ma la
bellissima di Costacurta è pur sempre colei sotto la cui egida protettiva Varese ha visto
per lultima volta del buon basket, o almeno del basket, sotto le volte del
palaignis. La situazione è questa: prendersela con
il presidente non si può: chi ci può essere in un ipotetico post Bulgheroni? Il buio
oltre la nebbia. Prendersela con lallenatore non si dovrebbe; Danna si malmena e si
mortifica già fin troppo da solo. Si assume tutte le responsabilità e soprattutto non sa
dare ragioni dellennesima debacle; se un allenatore si presenta così in sala
stampa, direbbe Gaber, "ci toglie un po il gusto di essere incazzati
personalmente". Prendersela con i giocatori? Troppo scontato e, visti risultati, non
porta granché. Allora ci deve essere qualcosaltro di insondabile, di misterico, e
di oltraggiosamente al di là delle nostre capacità e facoltà razionali per spiegarsi il
disastro.
Se non è Samantha che porta sfiga, allora si può sapere
cosè? Qualcuno vuole dircelo? Una sorta di nuova sindrome Moratti trasmigrata di
disciplina in disciplina, da una città allaltra? Un boicottaggio? Una manovra da
campagna elettorale? Non si capisce.
Vescovi prova a stillare il succo di unaltra serata
storta e orrida per i tifosi. Sul 45-49, rientrando nel secondo tempo, confida Danna ai
giornalisti, Cecco avrebbe sentenziato: " se giocando così di merda siamo a 4
possiamo farcela". Macchè, caro Cecco: hai troppa autorità e i compagni ti seguono
troppo fedelmente. E si sono messi, vi siete messi, perché anche tu, gloriosa bandiera,
stasera non brillavi, a giocare ancora peggio se è possibile; tirando la corda, sfidando
oltre il dovuto i limiti della buona sorte e di una Verona per nulla trascendentale. Fino
a che il cordino esile non si è rotto e giocando di merda e giocando di merda non vi
siete trovati sotto di venti punti in un ultimo quarto inguardabile.
Danna, da uomo onesto non si tira certo indietro: "non
giochiamo di squadra, non difendiamo, non sappiamo trovare tiri decenti, non abbiamo
mentalità". E dunque? Ci si aspettava francamente la parola dimissioni. Non per
disistima nei confronti del coach. Ma perché il discorso di totale assunzione delle
proprie responsabilità e implicitamente del proprio fallimento, almeno sino a qui,
sembrava condurvici quasi automaticamente. Ma Federico rimane, non è tipo che molla,
neppure quando la contestazione tocca, da stasera, anche lui in prima persona. Brilla,
questo sì, lassenza della società al suo fianco in uno dei più brutti momenti
della sua giovane gestione. Ci si aspettava che il presidente fosse vicino a lui. Invece
niente, da solo a prendersi colpe che saranno anche sue, ma certamente non solo sue. Sarà
un segnale?
Morale: un 90-106 casalingo, è un risultato che ti da
pensare. Non tanto perché è una sconfitta; non tanto perché è casalinga: ma
soprattutto perché è una vergognosa sconfitta da squadra senzanima e senza idee,
che ha solo un Pozzecco da gettare allo sbaraglio e qualcun altro a turno da mettergli a
ruota finché ce la fa. Intorno, il vuoto.
Che la serata non fosse delle migliori lo si è visto
subito. Sembrava veramente di vedere lInter di Parma. Gioco soporifero, ritmi da
piccolo trotto, con Burditt che fa il Recoba della situazione.Varese vive di due sue
fiammate e del buon inserimento di Di Giuliomaria che sigla sui liberi i suoi primi punti
e dando un discreto contributo ai rimbalzi. Il resto è poca cosa, e quel poco è noioso,
specialmente se Pozzecco appare, come appare, assente e svogliato, inguardabile in difesa
e se il resto della squadra non gli è da meno. La tensione palpabile scende dagli spalti
si gioca in un Palignis mezzo vuoto e gelidamente silenzioso e arriva fino a
congelare le mani anche nei tiri più semplici, anche in quanti sono usi alla lotta, vedi
Vescovi. 15-19 alla fine del tempo, solo perché Verona accetta di tenere bassi i ritmi
pagando labulicità di Williams. Il secondo quarto è una replica se possibile
ancora peggiore del primo, ma quanto meno Varese riesce ad approfittare di una Verona
seduta, francamente non si sa bene dove e perché, e passa avanti grazie ad un filotto di
8 punti di Gianmarco, con due bombe di fila. Sarebbe buona cosa, se non fosse che
dallaltra parte, loscuro Sartori venuto dalla panchina, non facesse
esattamente la stessa cosa. Pozzecco, ne mette unaltra, daltra parte è
lunico che riesce a vedere il canestro, ma il basket continua ad essere
unaltra cosa. Specie se poi perde tre palle consecutive, roba che a Danna non pare
vera. Le scene di Pozzecco in panchina, sono davvero fuori luogo. Danna stigmatizzerà il
teatrino di Gianmarco in panchina: "è lultimo dei problemi", e forse ha
ragione. Verona, intanto, ne approfitta e torna a +5. Varese rimane con il solo Burditt a
pungere mentre in difesa troppi duelli si risolvono con i veronesi sempre in vantaggio di
un metro sui difensori. Distacco invariato a metà gara, 45-49.
Pare mettersi bene alla ripresa del gioco. I soliti Burditt
e Pozzecco, sempre quasi solo loro, riportano Varese avanti. Il centrone Maori, cede
centimetri e chili in abbondanza a Camata, ma quanto agilità e scaltrezza non cè
gara. Pozzecco vive la sua trance, sono nove i punti consecutivi per il + 5
fino a
che esagera, al solito con una tentativo da tre da 10 metri, che non tocca ferro. Ma è la
squadra, quantomeno dove le è possibile cioè in difesa, a registrarsi meglio e a farsi
trovare più reattiva. Anche la zona ordinata da Danna, dopo un primo giro a vuoto, sembra
trovare buone misure di sicurezza. Ma, fuori Burditt e con Pozzecco che sente nelle gambe
lacido lattico, Verona torna sotto e rimette il naso avanti, 68-69.
Nel quarto, le magagne già grossine appena appena velate
dal buon funzionamento dellasse play - pivot vengono fuori, quasi con crudeltà.
Pozzecco, stravolto, va avanti come un toro nellarena, all fine 33 punt i per lui.
Jones in pessima giornata e Cazzaniga fuori dal gioco, il Poz letteralmente non si fida di
nessuno. Solo di sé, seppure è chiaro abbia la lingua fuori dalla stanchezza, o al
limite di Burditt, che però non è un cecchino per definizione. Il resto è deserto. La
contestazione contro tutto e tutti, compreso Danna, non supera livelli di guardia solo per
il numero sparuto di ultrà presenti. Ma basta a che la squadra, già a corto di idee,
vada in corto circuito. Verona, in compenso trova le due bombe di un sinora
irriconoscibile Willians e torna a navigare a + 10, arrivando a + 20 nellimpotenza
generale. La piccola navicella di Varese, sin qui in grado di navigare a vista, va
lentamente alla deriva, nellautoisolamento di ciascuno nei confronti degli altri; lo
spettacolo di scollamento, oltreché di friabilità, è scoraggiante, e sotto le volte del
Palaignis, la nebbia e lo sconcerto la fanno da padroni .
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