L'hanno chiamata "operazione fiocco", ma in realtà,
quella che i poliziotti del commissariato di Busto Arsizio hanno sbrogliato, era un'
intricata e pericolosa matassa. Dopo quasi due anni di indagini gli agenti di polizia, al
comando del vice questore Luigi Mauriello (nella foto a sinistra)
e coordinati dal sostituto procuratore Roberto Craveia, hanno identificato e
sgominato un'organizzazione criminale collegata alla cosca calabrese dei Farao-Marincola e
in contatto con malavitosi di altre regioni, tra cui Toscana e Sicilia. L'organizzazione
criminale, la cui attività era piuttosto articolata, - si va infatti dallo spaccio di
stupefacenti, alle rapine, dal traffico d'armi, alla ricettazione-, è stata smantellata
grazie alle sofisticate tecniche d'indagine della polizia: intercettazioni ambientali,
videofilmati, appostamenti e pedinamenti. Attività resa ulteriormente difficile dal fatto
che molti degli indagati erano soggetti già condannati grazie ad intercettazioni
telefoniche. Il nucleo centrale dell'organizzazione era
costituito principalmente da siciliani e calabresi, anche se nelle fila dei malavitosi
c'era qualche bustocco. Il sodalizio criminale aveva subito durante gli anni
un'evoluzione, spaccandosi in due diversi tronconi, in conflitto anche tra loro. Uno di
questi faceva capo a Francesco Trifino, mentre l'altro rispondeva agli ordini dei fratelli
Nicastro, e proprio quest'ultimo gruppo era quello che aveva contatti con l'andrangheta
calabrese e che avrebbe tentato di tenere sotto controllo il territorio.
Secondo gli inquirenti l'organizzazione mascherava i proventi
dell'illecito attraverso attività lecite quali discoteche, night club, locali notturni,
tutti luoghi d'incontro che potevano favorire anche lo spaccio delle sostanze
stupefacenti. Una ventina di famiglie circa vivevano esclusivamente dei proventi
illeciti.
Alcuni soggetti arrestati sarebbero particolarmente pericolosi e ad alcuni di loro sarebbe
da attribuire l'agguato avvenuto nel centro di Busto Arsizio tre anni fa, agguato da cui
la vittima predestinata scampo' miracolosamente.
Il bilancio dell'attività investigativa, iniziata a metà del
1997, è dunque di quelli importanti. Nel complesso le persone indagate sono state 129. Le
ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip, presso il Tribunale di Busto Arsizio,
Maria Greca Zoncu, sono state eseguite nei confronti di 19 persone che erano il
libertà, 9 già in carcere, 8 agli arresti domiciliari. A questi se ne deve aggiungere
un'altra, rintracciata durante una delle 86 perquisizioni, tale D'Arino Pasquale,
latitante e sul cui capo pendeva un provvedimento di custodia cautelare, emesso dal
Tribunale di Milano nel gennaio di quest'anno. In tutto i latitanti risultano essere
cinque.
Nelle perquisizioni sono state rinvenute sostanze stupefacenti, denaro
contante, circa 30 milioni, fucili a pompa. L'indagine coinvolgerebbe più province e
regioni. Il sostituto procuratore Roberto Craveia ha provveduto a trasmettere gli atti
alle procure competenti. Gli inquirenti non escludono ulteriori sviluppi.
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