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Ore 17.36.47
Giorno
05/06/07
Malpensa - In 2.500 hanno sfilato per chiedere il rispetto delle leggi sulla valutazione ambientale e sul rumore. Corteo ordinato e civile
Protesta pacifica per dire no a Malpensa

Sono le 11.07 quando la banda attacca le note di "Fratelli d’Italia". I carabinieri e la polizia non battono ciglio, ma così schierati in fila davanti alle porte di Malpensa sembra quasi che si debbano tenere per mano, come la nazionale di calcio. E invece nulla. Le 2.500 persone davanti alle partenze del Terminal 1 ascoltano composte, qualcuno canticchia l’inno, i sindaci si sistemano la fascia tricolore. Gonfaloni, cartelli di protesta, striscioni luccicano pacatamente nel lago dei manifestanti, come isolotti a cui oggi non approderà nessuno scalmanato. Qualcuno c’ha provato ad alzare un po’ la voce, ma di telecamere ce n’erano meno del solito, e allora anche i presenzialisti dello "sfondiamo le porte" se ne stanno buoni. Poi i giornalisti pascolano lontano e allora tutti a casa davanti alle fettuccine di questa bella giornata di sole.

La forma. Il folklore locale c’era tutto, come alla sfilata del santo del paese. La banda di Golasecca in testa e l’armamentario solito al seguito. Il corteo degli 87 sindaci Anti-Malpensa è partito intorno alle 10 da Vizzola Ticino ed è arrivato sul ponte dell’aerostazione dopo mezzora. Alle 11 tutti i manifestanti erano sul posto. C’erano le bandiere di tutti i comitati. C’era qualche simbolo irridente, qualche megafono, un po’ di slogan. Ma soprattutto c’era la banda che ha anche intonato la marcia funebre. "Il funerale della legalità" l’hanno ribattezzato i Sindaci. Con quelle donne col velo nero a fare da giaculanti, (sì avete capito bene, avevano proprio il velo del lutto) e poi la bara. Infine l’inno nazionale ad aprire e chiudere gli interventi dei sindaci. Scelto non a caso ("Paghiamo le tasse anche noi, siamo cittadini, siamo italiani").

La sostanza. Hanno riaffermato il diritto a una vita tranquilla e hanno chiesto il rispetto delle leggi ambientali dello Stato. Vogliono un tavolo istituzionale che decida il dà farsi contro una "politica aberrante del fatto compiuto". In una parola, vogliono democrazia. Lombardi e piemontesi per la prima volta insieme dunque. Erano 2.500 secondo la questura. Diciamo la verità. Meno del previsto. Ma con delle richieste abbastanza chiare. Ricordiamole: Stop ai voli notturni, no al progetto Cargo city, volumi di traffico a 12mila passeggeri l’anno, Valutazione di impatto ambientale. Da questo punto di vista tutto è filato liscio. Il fronte dei Sindaci è stato compatto (solo una defezione, si dice, Albizzate). Il corteo è stato civile e pacifico. Sul palco sono saliti tre relatori. Francesco Viale, sindaco di Castelletto Ticino, ha chiesto al Ministro dei trasporti di essere coerente con le leggi dello stato (accenno alla V.i.a.) e ha invocato l’intervento del Ministro dell’ambiente Bordon. Gianluca Giarola, sindaco di Jerago con Orago, non è stato da meno ("qui siamo in un regime – ha detto – e noi siamo venuti a chiedere silenzio e aria pulita"). Ha preso la parola anche il consigliere regionale piemontese Cesare Maurizio Valvo, in rappresentanza del presidente della Regione Enzo Ghigo. Valvo ha letto un ordine del giorno votato martedì in consiglio che boccia il recente studio sul rumore di Malpensa (che enuncerebbe dati meno allarmanti del previsto), ritenuto inattendibile a causa delle imprecisioni nel modulo di valutazione. Un discorso che dà forza alle preoccupazioni dei Sindaci, ma che è stato fischiato da una minoranza di manifestanti. Forse perché pronunciato da un esponente di Alleanza Nazionale.

Roberto Rotondo.

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