| Non é ancora chiusa la vicenda giudiziaria
che ha coinvolto una vigilessa del comune di Gallarate, tirata in ballo per un ammanco di
cassa di 6milioni 700mila lire verificatosi nel 1995. La Giunta ha infatti presentato un
ricorso in Cassazione contro l'assoluzione decretata dalla Corte d'appello di Milano.
L'azione si basa su un presupposto formale: il Comune non poté essere presente in
dibattimento perché non fu notificato al legale l'avviso della seduta. Con una delibera di Giunta del 31 ottobre, l'amministrazione ha quindi deciso
di ricorrere in Cassazione. Il ricorso é stato criticato da Angelo Luini, che ha chiesto
al consiglio comunale di votare una revoca alla delibera di giunta. Luini considera la
nuova azione legale un inutile costo e un'azione punitiva. Il consiglio comunale, riunito
in seduta segreta, ha però respinto la richiesta di Luini.
La vigilessa venne coinvolta perché al momento del furto aveva
l'incarco di gestire l'ufficio cassa del comando dei vigili. La difesa ha sempre sostenuto
che il furto non poteva essere ricondotto a lei, perché la password del sistema
informatico era a conoscenza anche di altri dipendenti. In primo grado venne condannata a
una pena di un anno e quattro mesi di carcere. Lo scorso 5 ottobre la Corte d'appello di
Milano l'ha invece assolta perché il fatto non costituisce reato.
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